Quando basta poco per diventare Perfetti Sconosciuti. L’ultimo film di Paolo Genovese sorprende la critica e va in cima al box office

Quando basta poco per diventare Perfetti Sconosciuti. L’ultimo film di Paolo Genovese sorprende la critica e va in cima al box office

Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta. Un tempo quella segreta era ben protetta nell’archivio della nostra memoria, oggi nelle nostre sim. Cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare?

È quello che si chiede Paolo Genovese, che dopo Immaturi e Tutta Colpa di Freud torna in sala con Perfetti Sconosciuti, ponendo a tutti gli spettatori un interrogativo spiazzante. “Ci conosciamo davvero? Nessuno di noi ha segreti?”  e a chiederselo sono gli stessi protagonisti della pellicola, gli amici di una vita riuniti intorno ad un tavolo imbandito. E allora se ci conosciamo davvero e non abbiamo segreti, facciamo un gioco. Mettiamo tutti i nostri cellulari sul tavolo e per la durata della cena i messaggi e le telefonate che arrivano li leggiamo ad alta voce. E vediamo che succede.

Un gioco sottile e pericoloso che porterà per due ore  i protagonisti della storia, interpretati, tra gli altri, da Giuseppe Battiston, Valerio Mastandrea, Alba Rorwacher, sulle montagne russe dei loro sentimenti, fino a mettere in dubbio ogni cosa, a far crollare tutti i muri e a lasciarli inermi di fronte alle tante verità che salteranno fuori dalle “scatole nere” dei loro cellulari fino alla verità più nuda, più terribile: quella che dimostra loro che, in realtà, sono perfetti sconosciuti.

Uscito in sala l’11 febbraio questo film è la sorpresa del box office: nel weekend di San Valentino è stato campione di incassi con oltre 3,2 milioni e nell’ultimo weekend ha battuto inaspettatamente Deadpool e per un soffio si è piazzato al primo posto incassando un milione di euro, salendo a 6,3 milioni complessivi.

Il merito di questo successo è sicuramente nella trama, avvincente e familiare allo spettatore, costruita in un incastro perfetto di scene: uno spettacolo teatrale, quello offerto da un unico palcoscenico, una casa, che scorre liscio, senza sbavature, in una perfetta alternanza tra dramma e commedia che spiazza attori e spettatori. Una storia intima, vicina al comune sentire: ognuno di noi, chi più chi meno, è oggi schiavo della tecnologia e finisce inevitabilmente col riservarvi dentro ogni cosa. I segreti, le paure, i sensi di colpa. Ci rannicchiamo nella sicurezza di quell’oggetto che non può contraddirci, non può dirci che stiamo facendo qualcosa di male, non può tradirci. Piuttosto che affrontare la realtà, aprire gli occhi e magari parlare, dire tutto agli amici, quelli di una vita.

Ancora una volta Genovese fa centro, sorprendendo positivamente la critica e rompendo gli schemi che vedono troppo spesso la commedia italiana relegata agli stereotipi del cinepanettone e che invece, anche questa volta travolge, stravolge e non passa inosservato.

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