Primarie Usa. Clinton vince, di poco, in Nevada tra i democratici. Trump si conferma tra i repubblicani. Bush si ritira

Primarie Usa. Clinton vince, di poco, in Nevada tra i democratici. Trump si conferma tra i repubblicani. Bush si ritira

Potrebbe profilarsi una incredibile battaglia tra Hillary Clinton e Donald Trump alle presidenziali americani di novembre, se i risultati dei Caucus dovessero confermare la tendenza espressa dal Nevada per i democratici e dalla Carolina del sud per i Repubblicani, due stati che si sono rivelati cruciali, anche per via dell’abbandono definitivo dalla corsa presidenziale dell’ultimo rampollo della famiglia Bush. Nella notte di domenica 21 febbraio, i risultati provenienti dai due stati sono molto chiari: Nevada, Caucus democratici, Clinton 52,7% e Sanders 47,2%; Carolina del sud, Caucus repubblicani, Trump 32,5%, Rubio 22,5%, Cruz 22,3%, Bush 7,8%. Tuttavia, se tra i candidati repubblicani la distanza tra Trump e gli altri è in doppia cifra, nel campo democratico la distanza tra Clinton e Sanders è ancora troppo esigua per immaginare una vittoria schiacciante della ex first lady. Tra i democratici, il vantaggio di Clinton è sensibile, ma la gara è ancora tutta aperta, in attesa del supermartedì 1 marzo, quando voteranno alcuni altri stati decisivi. Fa scalpore, sui media americani, la decisione di Jeb Bush, ex governatore della Florida, di abbandonare la competizione con queste parole: “In questa campagna elettorale, ho posizionato la mia parte nel rifiuto di accettare i venti della politica. Perché, nonostante ciò che si è sentito, contano le idee, contano le politiche”.

Nel campo repubblicano, nonostante le accuse di Jeb Bush, gli elettori alle Primarie sono convinti invece che Trump possa essere il candidato vincente. La sua sembra ormai una corsa vincente in tutti gli stati, anche perché né Cruz né Rubio sembrano avere la potenza economica e mediatica del tycoon newyorchese. E comunque, Trump interpreta, in modo populistico e demagogico, la cosiddetta “pancia profonda” della maggioranza bianca americana di destra, che segnala di non sentirsi protetta né da un ex esule cubano, e neppure da un senatore di origini ispaniche. Perfino Jeb Bush è stato punito per aver sposato una donna di origini messicane.

Nel campo democratico, il 47% di Sanders ha nuovamente sorpreso gli americani, che forse si attendevano la vittoria schiacciante della Clinton, che avesse chiuso una volta per tutta la partita. Invece, Clinton ha certo vinto, ma sta imparando a conquistarsi voto per voto, città per città, senza dare nulla per scontato. Dopo il pareggio dell’Iowa e la sconfitta nel New Hampshire, la vittoria, sia pure di misura, nel Nevada ha fatto dire alla Clinton, in modo arrogante: “alcuni possono aver dubitato di noi, ma noi non abbiamo mai avuto dubbi. La battaglia continua – il futuro che vogliamo è alla nostra portata”. Clinton sa che il prossimo appuntamento democratico in Carolina del Sud può vederla vincere con un distacco di almeno 20 punti, secondo i sondaggi. In Carolina, Clinton è sostenuta dagli afroamericani, e dai bianchi ultraquarantenni, ma non dagli ispanici e dalle nuove generazioni, che rappresentano il vero problema della sua campagna elettorale ora, e lo sarà qualora dovesse essere lei la candidata democratica alle presidenziali. Dopo la Carolina del sud, è previsto il voto contemporaneo, martedì 1 marzo, di dodici stati. Sempre secondo i sondaggi, la Clinton sarebbe in vantaggio in dieci di questi ultimi. Tuttavia, Bernie Sanders ha già dimostrato ai democratici e a tutta l’America di poter rappresentare una grande sorpresa. Vedremo.

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