Per rilanciare l’Ilva servono investimenti miliardari. Landini (Fiom) chiama in causa il Governo

Per rilanciare l’Ilva servono investimenti miliardari. Landini (Fiom) chiama in causa il Governo
“Per noi contano i progetti e i piani industriali, non i nomi. Ma serve un impegno del pubblico”. Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini ha parlato venerdì davanti ai delegati durante il coordinamento nazionale nella sede Cgil di via San Giovanni d’Acri a Genova.
Il sorriso e la soddisfazione, tradotte nell’abbraccio con il segretario genovese Bruno Manganaro, mescolate alla determinazione di una “lunga battaglia, appena all’inizio” all’indomani della presentazione di 29 manifestazioni di interesse per l’acquisto del colosso siderurgico, che convincono solo in parte la Fiom-Cgil. Per Landini i numeri sono decisamente problematici per chi ha intenzione di impegnarsi anima e corpo per Ilva. Secondo il leader della Fiom, per dare un futuro certo all’Ilva servirebbero investimenti pari a 3, 3.5 miliardi di euro. Intanto dopo i giorni di sciopero, il blocco di Genova e i cortei con i mezzi meccanici dallo stabilimento Ilva di Cornigliano per le strade del ponente, ora è il momento della riflessione per elaborare la strategia e valutare la fase chiave del passaggio di proprietà all’indomani della presentazione delle manifestazioni d’interesse per la cessione, in vendita i affitto, del gruppo Ilva. Un coordinamento nazionale, alla presenza dei delegati Fiom tarantini e del segretario nazionale Rosario Rappa, per allargare il campo dalla conferma dell’Accordo di programma, ottenuta con l’impegno del viceministro allo sviluppo economico Teresa Bellanova lo scorso 4 febbraio.
“Ci sono state molte dichiarazioni di interesse, a conferma che Ilva è una produzione strategica, da salvaguardare nella sua unità”, avverte il segretario generale Fiom Maurizio Landini. Alle sue spalle domina la foto della Lanterna, con la scritta “Una lotta di Genova per difendere l’industria a Genova”,
a fare da sfondo all’imponente manifestazione Fiom del 27 gennaio fino in Prefettura. “Non è importante la provenienza dei gruppi che si sono interessati a Ilva, se italiani o esteri. Siamo convinti che serva comunque un intervento pubblico per avere risanati i bilanci e rilanciare il principale gruppo siderurgico italiano.
È solo l’inizio di un percorso, tutte le decisioni devono essere prese in modo chiaro. Qui a Genova, con le lotte dei giorni scorsi per l’Accordo di programma, si gioca un pezzo decisivo del rilancio del Paese. Con il commissariamento sono stati persi tre anni, ora non c’è più tempo”.
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