Papa Francesco incontra Cirillo, capo degli ortodossi russi. Fanno la storia, ma il papa cede sul piano etico

Papa Francesco incontra Cirillo, capo degli ortodossi russi. Fanno la storia, ma il papa cede sul piano etico

Per una volta, l’aggettivo “storico” sembra davvero appropriato: mille anni dopo lo scisma di Costantinopoli del 1054 che ha diviso i cristiani in due Chiese, la cattolica e l’ortodossa, il papa ha incontrato il patriarca russo Cirillo, che guida la Chiesa ortodossa russa, la più importante del mondo. I due si sono incontrati in una sala dell’aeroporto dell’Avana, a Cuba. Il patriarca Cirillo è in visita ufficiale sull’isola caraibica, mentre il papa ha scelto di fare uno scalo nel viaggio che lo condurrà in Messico fino al prossimo 18 febbraio.

“Finalmente ci vediamo”, ha esclamato papa Francesco. Il patriarca ha replicato: “sì, le cose sono molto più facili adesso”. Lo scambio è avvenuto a “favore” di telecamere di tutto il mondo, prima di appartarsi per più di due ore. Al termine dell’incontro, cui ha preso parte anche il presidente cubano Raoul Castro, la cui apertura al mondo è un altro emblematico fatto storico, papa Francesco e Cirillo hanno firmato un documento comune, in realtà già pronto da mesi. La sostanza del documento è la lotta per la difesa dei cristiani d’oriente, la cui sorte è stata uno dei fattori che ha facilitato l’incontro. “Lanciamo un appello alla comunità internazionale”, scrivono Francesco e Cirillo, “ad azioni urgenti per impedire che prosegua il massacro dei cristiani nel Vicino Oriente, e a mettere fine al terrorismo con il contributo di azioni comuni, congiunte e coordinate”.

Il patriarca di Mosca, che ha sostenuto totalmente l’intervento militare russo in Siria, non ha cessato di mettere come priorità “il genocidio dei cristiani in Medio Oriente, in Africa del Nord e centrale” e “in quelle condizioni, tutto il mondo comprende che occorre sostenere gli uni e gli altri”. Da parte sua, Francesco è convinto che riconciliarsi con Mosca è indispensabile per poter pesare sugli eventi in Medio Oriente. “La Russia può fare molto per la pace”, ha detto Francesco, che, lo ricordiamo, ha ricevuto due volte Putin in visita ufficiale, dall’inizio del suo pontificato.

Il patriarca di Mosca, a proposito delle sue relazioni molto strette con Putin, nega ovviamente l’ingerenza politica del presidente russo nella decisione di incontrare il papa: “Nulla a che vedere con la politica. È un segnale chiaro affinché il mondo comprenda che le nostre Chiese hanno un punto di vista comune” sulla sorte dei cristiani. Occorre dunque superare i dissensi del passato. A Roma come a Mosca, questo incontro è visto come “il risultato del lavoro di venti anni”. Il tentativo precedente, nel 1997, di assumere l’iniziativa verso il patriarcato di Mosca, venne effettuato da Giovanni Paolo II. Non andò a buon fine, proprio per la storia “politica” del papa polacco, che negli anni Ottanta aveva contribuito alla caduta dell’Unione Sovietica. La crisi ucraina, poi, era diventata estremamente tesa fin da allora, e Giovanni Paolo II non ebbe modo di contribuire ai rapporti di pace tra le due Chiese.

Nell’ambito del Patriarcato di Mosca – che per un terzo è anche in Ucraina – si considera che, questa volta, “Roma ha fatto passi positivi”. Di fatto, Francesco, fin dall’inizio della crisi ucraina, si è astenuto dal muovere critiche dure a Mosca e di comporre un asse cattolico e ortodosso ucraino contro Mosca. I due capi religiosi hanno affrontato di petto questa questione delicata anche nel documento comune: “ortodossi e greco-cattolici hanno bisogno di riconciliarsi e di trovare le forme reciprocamente accettabili della coesistenza. Facciamo appello alle nostre Chiese in Ucraina affinché lavorino alla concordia sociale, astenendosi dal partecipare al confronto e a non sostenere lo sviluppo di ulteriori conflitti. Noi non siamo concorrenti, ma fratelli”.

Il testo del documento non dimentica, tuttavia, le questioni etiche dell’Europa, al centro delle preoccupazioni del Patriarcato di Mosca. Il Concilio dei vescovi russi ha espresso le sue vedute sull’aborto, “considerato come un grave problema, il più importante in Russia”. E il documento ne riporta gli echi, insieme con la difesa della famiglia e del matrimonio tradizionale, insistendo “sul rispetto del diritto inalienabile alla vita”, negando dunque ogni tipo di aborto, e rifiutando “ogni sviluppo dell’eutanasia”. Insomma, entrambi hanno condiviso le radici cristiane dell’Europa, ma hanno posto paletti etici che contraddicono i numerosi progressi teologici compiuti da papa Francesco, proprio nella giubilare della misericordia. Era il prezzo da pagare per un evento storico?

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