Palestina. Quattro ragazzi uccisi e una donna ferita gravemente dalla polizia israeliana, che difende gli insediamenti

Palestina. Quattro ragazzi uccisi e una donna ferita gravemente dalla polizia israeliana, che difende gli insediamenti

Quattro adolescenti palestinesi sono stati uccisi domenica 14 febbraio nel corso di tre attacchi contro soldati e un poliziotto israeliani nella Cisgiordania occupata. Nel primo attacco, un ragazzo palestinese è stato ucciso per aver minacciato un poliziotto israeliano con un coltello, nei pressi della Tomba dei Patriarchi a Hebron, luogo considerato sacro dall’Ebraismo e dall’Islam. Un secondo ragazzo palestinese, di 17 anni, originario di un villaggio nei pressi di Betlemme in Cisgiordania, è stato invece ucciso tra Gerusalemme e Betlemme, mentre cercava di colpire un poliziotto israeliano con un coltello. Due altri giovani palestinesi di 15 anni, colpevoli di aver lanciato sassi contro alcuni soldati d’Israele, sono stati uccisi a nord della Cisgiordania. I due adolescenti, originari di Araqa, secondo fonti palestinesi, “lanciavano sassi contro i veicoli” che passavano in prossimità del loro villaggio situato a ovest della città di Jenine. Le fonti israeliane sostengono che “quando i soldati sono arrivati sul luogo, uno dei ragazzi ha tirato un sasso verso di loro e i soldati hanno risposto sparando, e uccidendolo”. Il ministro palestinese della Sanità ha identificato i due quindicenni palestinesi come Nihad Waked e Fouad Waked. Provenivano dalla stessa comunità del villaggio di Araqa, nella West Bank, ma non erano parenti. Lo stesso ministero ha identificato anche il diciassettenne ucciso a Betlemme. Si tratta di Naim Safi.

In serata, una donna palestinese è stata gravemente ferita nei pressi di un checkpoint, a sud di Hebron. Secondo la portavoce della polizia israeliana, Luba Samri, la donna avrebbe tentato di accoltellare un poliziotto alla frontiera, che ha reagito sparandole e ferendola in modo grave.

Il bilancio di questo quotidiano stillicidio di morti e feriti, da una parte e dall’altra, è gravissimo. Da ottobre a oggi, sono stati uccisi 161 palestinesi, che secondo le fonti israeliane per la gran parte avrebbero tentato assalti al coltello, finendo col perdere la vita sotto il fuoco israeliano. Da parte loro, sono 27 i cittadini di Israele uccisi dai coltelli palestinesi.

Secondo gli israeliani, l’escalation della violenza è stata sostenuta dalla campagna dei leader palestinesi soprattutto sui social media nella quale si rende merito agli attacchi all’arma bianca. I palestinesi a loro volta stigmatizzano la frustrazione di un cinquantennio di dominio israeliano nei Territori occupati e la fine del sogno della indipendenza palestinese. Nella stessa giornata di domenica, un gruppo per la difesa dei diritti umani ha denunciato la creazione di nuovi 1800 alloggi negli insediamenti israeliani, dal 2015. Peace Now, il gruppo pacifista israeliano che si batte per due popoli e due stati, controlla lo stato degli insediamenti, e comunica che nuove costruzioni stanno nascendo nella West Bank, in attesa di un accordo di pace, che stenta ad essere firmato, almeno fino a quando Netanyahu resterà al potere a Tel Aviv. Israele occupò la West Bank, la Striscia di Gaza e Gerusalemme dopo la Guerra dei sei giorni nel 1967, e cominciò a costruire nuovi insediamenti per cittadini israeliani. Israele si ritirò poi da Gaza solo nel 2005, ma quasi 600.000 cittadini israeliani sono rimasti a Gerusalemme est e nella West Bank. I palestinesi rivendicano i Territori occupati come parte del loro legittimo futuro stato, posizione che più volte ha raccolto il favore mondiale, e l’adesione a decine di Risoluzioni delle Nazioni Unite. Nei fatti, gli insediamenti israeliani sono l’ostacolo maggiore alla soluzione della questione palestinese.

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