Olimpiadi. Roma presenta la candidatura. Fra provincialismo e grandeur. I cittadini possono dire la loro? No, secondo Malagò

Olimpiadi. Roma presenta  la candidatura. Fra  provincialismo e  grandeur. I cittadini possono dire la loro? No, secondo Malagò

Nel segno del più gretto provincialismo, “pacchianità”, si potrebbe dire se esistesse questo termine. La cerimonia, sontuosa, è stata una di quelle in cui la Roma bene, dei costruttori in primo luogo, trova sempre un posto di primo piano. Io c’ero, diranno in questi lunghi anni che ci separano dalle Olimpiadi di Roma 2024, ammesso che il Comitato olimpico internazionale il 13 settembre del 2017 scelga la nostra Capitale. Da qui a quella data potrebbero verificarsi eventi, per esempio il referendum, in cui sia consentito ai cittadini romani di esprimersi, visto che i sondaggi esprimono un netto dissenso, un no chiaro a questa impresa. Come sempre al provincialismo, alla “pacchianità”, si accompagna anche uno spirito da “grandeur” che richiama un passato, ma non troppo lungo, di cui ci sono ancora i segni, le scritte di marca fascista. Luca di Montezemolo, che ha illustrato il dossier sulla candidatura si è mosso nel solco tracciato da Renzi Matteo, siamo i più bravi di tutti, ve lo faremo vedere. Dice l’ex presidente della Ferrari: “Sarà la più grande festa di sempre nella storia dello sport”.

 Il presidente Montezemolo esulta: un inno “all’arte italiana della accoglienza”

Il presidente del comitato promotore le spara grosse, una dopo l’altra: “C’è un tema – dice – al centro del progetto: l’arte italiana dell’accoglienza, la capacità nel portare in giro la qualità della vita nel nostro paese”. L’inno “all’arte italiana dell’accoglienza” è una trovata che non ha pari in quanto a spocchia. Non giova al nostro Paese. Così come non giovano le tante parole pronunciate dagli amministratori locali, a partire dal presidente della Regione Lazio, fino ai candidati alle prossime elezioni per il Campidoglio, tutta la “crema” del Pd, i candidati Morassut e Giachetti in prima fila negli elogi più sperticati cui si aggiungono quelli della Cisl romana. Felici e giulive le tante autorità presenti, dal commissario straordinario, Francesco Paolo Tronca, seduto in prima fila insieme al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e al prefetto di Roma, Franco Gabrielli.

Malagò, presidente Coni, l’arroganza al potere. Magi, radicali italiani insiste sul referendum

Un accenno ai cittadini romani, in senso negativo, lo fa il presidente del Coni, Giovanni Malagò il quale non vuole neppur sentir parlare di referendum. “Il referendum? Mi sembra – dice – una polemica politica e strumentale. Se non ci fosse la scadenza elettorale non se ne parlerebbe”. L’arroganza al potere, verrebbe da dire. Non la pensa così Riccardo Magi, segretario dei Radicali italiani, promotori della raccolta di firme per il referendum. “Nel questionario del Cio a cui Coni e Comitato Roma 2024 hanno risposto, c’è una domanda chiara: se ‘c’è una richiesta o l’intenzione di promuovere un referendum nella città o nel paese in relazione alla candidatura ai Giochi’. Non è dato sapere quale è stata la loro risposta, ma in ogni caso questa domanda del questionario ci aiuta a chiarire definitivamente che non è troppo tardi per fare il referendum, come si continua a dire scorrettamente da più parti”.

 Spiace che anche  Mattarella porti il suo contributo al coro “da strapaese”, protagoniste le “autorità”

 Spiace dirlo ma in questo coro da strapaese porta il suo contributo anche il Presidente della Repubblica con una lunga lettera inviata al Comitato promotore. Parla di  “una sfida che sollecita le capacità progettuali del Paese, che ne mette alla prova la visione, qualità e risorse, e per il successo della quale è indispensabile l’unità d’intenti tra istituzioni e cittadini, tra movimento sportivo e forze sociali, tra espressioni della cultura e delle professioni”. Ma allora perché questa “unità di intenti” non passa attraverso il referendum”? Non c’è risposta. E poi, “l’occasione per l’Italia di parlare  al mondo”. Forse sarebbe meglio non attendere il 2024, vista qual è la situazione di questo mondo. Ma sorvoliamo. Dopo l’immancabile elogio dello sport, Mattarella sottolinea “l’opportunità dell’organizzazione olimpica, andrà orientata su un progetto in grado di arricchire Roma, di favorirne sviluppo e modernità lungo linee che vedano protagonista la comunità cittadina. Le Olimpiadi devono poter essere parte del corpo vivo della città, con una crescita delle infrastrutture e dei servizi; un potenziamento della sua vocazione e del suo dialogo con il mondo, un miglioramento della qualità della vita – e della pratica sportiva – per quanti continueranno a vivere a Roma. Il mio incoraggiamento va al comitato promotore per un lavoro difficile ed entusiasmante”. Insomma, le Olimpiadi del 2024 “possano diventare il crocevia di una nuova crescita contrassegnata da qualità e sostenibilità”.

 Il rapporto costi ricavi. Magia, già oggi si prevede che il Pil aumenterà dello 0.4

Forse sarebbe meglio che la “nuova crescita” trovasse un crocevia immediato e non nel 2024 tanti sono i problemi della Capitale. E qui si passa ai numeri , al  rapporto costi-ricavi del percorso olimpico. L’ottimismo regna sovrano anche  se le esperienze degli altri paesi che le hanno organizzate sono state devastanti. I dati illustrati da Montezemolo sono così riassumibili: il costo per gli impianti permanenti, che resteranno alla città, è di 2,1 miliardi di euro a cui vanno aggiunti i 3,2 miliardi necessari per gli impianti temporanei e i costi di gestione e organizzazione. Gli interventi riguarderanno il Villaggio Olimpico, il centro stampa, “la Cycling Arena, il recupero dello Stadio Flaminio, ed il completamento delle  Vele di Calatrava, per cui saranno necessari, stando all’attuale progetto, circa 400 milioni. Le Olimpiadi faranno salire il nostro Pil dello 0,4 e daranno vita a 177 mila posti di lavoro, non uno di più non uno di meno”. Ci domandiamo: visto che, per quanto riguarda il Pil, è difficilmente prevedere cosa accadrà nell’arco di un  anno, anzi di tre mesi, quali misteriosi calcoli hanno fatto uscire dal cilindro del prestigiatore il Pil del 2024.

Fassina: le priorità dei romani sono altre. Risorse da investire nei beni comuni  non nelle Olimpiadi

Stefano Fassina, Sinistra italiana, candidato a sindaco di Roma, presente alla cerimonia inaugurale rompe la litania del quanto siamo bravi, Olimpiade è bello. “Noi riteniamo che oggi le priorità dei romani siano la Roma-lido, il completamento della metro C, gli autobus nelle periferie, l’emergenza casa e stiamo raccogliendo le firme per un referendum cittadino che consenta ai romani di poter scegliere tra i giochi olimpici e gli investimenti delle stesse risorse nei beni comuni decisivi per l’ordinaria amministrazione e per la vita di tutti i giorni dei romani, oggi assolutamente insostenibile”. Il segretario dei Radicali italiani, Riccardo Magi, che aveva richiamato la raccolta di firme per il referendum, interviene nel merito del progetto presentato da Montezemolo, esprime  forti critiche  e parla di “stupefacente superficialità con cui il Coni e il Comitato promotore stanno preparando la candidatura ed è altrettanto stupefacente che Tronca e Zingaretti non abbiamo sollevato alcuna obiezione”.

 M5S: il solito schema della macchina della propaganda, promesse per il futuro

Intervengono anche i deputati romani del M5S: ”Al già lungo elenco di manifesti delle promesse e di nuovi miracoli italiani – scrivono – adesso si aggiunge anche quello delle Olimpiadi a Roma. Il lancio di numeri su costi, posti di lavoro e crescita, rispondono al solito schema della macchina della propaganda che fa promesse per il futuro e distoglie l’attenzione dal presente”. “Per Roma la priorità è quella di riconquistare una civile normalità quotidiana, non il grande evento che porta grossi vantaggi soltanto ai soliti noti che gravitano intorno alle stanze del potere politico-economico”. La crescita, quella vera – affermano in polemica con Mattarella – “si consegue con politiche che davvero rilancino l’economia e la giustizia sociale attraverso una visione nuova del Paese. Una visione che Renzi e il suo sistema di   potere non possono e non intendono considerare.”

La raccomandazione? Renzi ha già incontrato due volte il presidente del Cio, “amico” dell’Italia

Finita la cronaca? Ci mancherebbe. Intanto da notare l’assenza di Renzi Matteo. C’era in spirito perché l’aereo che doveva riportarlo dall’Argentina era in ritardo. Ma assicurano gli “organizzatori” che non solo ha sempre garantito il suo appoggio, ma fanno sapere che ha già  incontrato già due volte Thomas Bach, il n.1 del Cio, ex schermitore, si sottolinea “amico” dell’Italia. Vecchio vizio italico, la raccomandazione va sempre di moda. Sarà lui a decidere il 13 settembre 2017 a Lima. Saranno necessari 44 voti. Gli avversari di peso sono Parigi e Los Angeles, Budapest ha scarse possibilità, il Muro di Orban non è proprio in linea con lo spirito olimpico. Infine, la classica ciliegina, l’annuncio che la colonna sonora sarà scritta da Ennio Morricone.  Accompagnerà le iniziative a sostegno della candidatura della Capitale. Non si poteva dire di no. Altra segnalazione nel nome della “pacchianeria”.  Al Cio, la cui sede si trova a Losanna, è stata consegnata una pennetta Usb che contiene  le carte di Roma olimpica. Ne saranno consegnate altre due a completamento della documentazione. Pensate quanto siamo, sono, bravi. Conosciamo perfino le pennette Usb. Come i ragazzini.

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