Obama e Putin si sono parlati al telefono su Siria e Ucraina. I turchi bombardano le postazioni curde

Obama e Putin si sono parlati al telefono su Siria e Ucraina. I turchi bombardano le postazioni curde

Barack Obama e Vladimir Putin, finalmente, sono riusciti a parlarsi, dopo le strampalate e pericolose polemiche suscitate da alcuni discorsi – e non solo russi –  nell’ambito della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. Lo scambio telefonico è avvenuto sabato 13 febbraio. Una nota della Casa Bianca scrive che la conversazione tra i due presidenti è avvenuta su iniziativa di Obama. Analoga nota ha emesso il Cremlino, che sulla Siria scrive: “entrambe le parti hanno dato una valutazione positiva dei risultati del vertice del Gruppo di sostegno internazionale sulla Siria a Monaco, hanno confermato i principi e le norme della Risoluzione Onu 2254, sia per quanto riguarda gli aspetti umanitari che per quanto concerne lo sviluppo delle modalità per il cessate il fuoco, e per la promozione del lancio di un processo politico autentico”.

Putin ha sottolineato l’importanza della creazione di un “fronte comune contro il terrorismo” e dell’istituzione di relazioni operative tra il Pentagono e il Ministero della Difesa russo. A sua volta la Casa Bianca comunica che Obama “ha accentuato l’importanza del ruolo costruttivo che la Russia gioca adesso con la cessazione della campagna aerea contro le forze moderate di opposizione in Siria”. Da parte sua, tuttavia, la Russia conferma invece che i raid aerei avevano come obiettivi i gruppi estremisti, anche se, per l’Occidente, hanno di fatto colpito le forze ribelli che combattono contro il regime del presidente siriano Assad, alleato da sempre di Mosca. Sull’Ucraina, Obama ha auspicato che i ribelli sostenuti dalla Russia nell’est del Paese rispettino gli impegni sottoscritti con l’accordo di pace di un anno fa, mentre Putin ha fatto richiesta che il governo ucraino rispetti invece da parte sua l’accordo.

Intanto, per la seconda giornata consecutive, l’esercito turco ha bombardato domenica 14 febbraio le postazioni curde in Siria, a una dozzina di chilometri dalla frontiera turca. Le postazioni del Partito curdo dell’Unione democratica (PYD) nei dintorni della città siriana di Azaz, nella provincia di Aleppo, sono state bombardate con colpi di mortaio dall’esercito turco al di qua della frontiera. Le fonti turche parlano di ritorsioni contro altrettanti bombardamenti curdi. Damasco ha condannato le operazioni militar turche e ha chiesto l’intervento dell’Onu.

Sul piano strategico, il punto è che Washington fa molto affidamento sui combattenti curdi siriani nella guerra contro l’Isis, anche se la Turchia considera il PYD come un’organizzazione terroristica, legata al PKK, il Partito curdo dei lavoratori. Il vice primo ministro turco infatti ha affermato che l’avanzata dei ribelli curdi a ovest dell’Eufrate in Siria costituisce “una linea rossa” per Ankara. Secondo l’esponente del governo turco, “si tratta di questioni che toccano la sicurezza nazionale della Turchia. E la Turchia non è uno stato che osserva gli eventi con le braccia conserte”.

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