Myanmar. Si riunisce il nuovo Parlamento dopo la vittoria schiacciante di San Suu Kyi. Inizia il cammino verso la democrazia

Myanmar. Si riunisce il nuovo Parlamento dopo la vittoria schiacciante di San Suu Kyi. Inizia il cammino verso la democrazia

Lunedì 1 febbraio si è aperta la sessione della nuova Camera bassa birmana, dopo le elezioni stravinte dalla formazione politica capeggiata dal premio Nobel Aung San Suu Kyi, la Lega nazionale per la Democrazia (LND). “Come entrare all’università. Sono eccitato di poter mettere in pratica ciò che ho imparato”, ha dichiarato all’Irrawaddy Htoot May, uno dei tanti nuovi parlamentari. Dal canto suo, Aung San Suu Kyi ha evitato i flash dei fotografi ed è entrata nell’Aula della Camera bassa da un ingresso secondario. Col 77% dei suffragi, la LND ha riportato una vittoria schiacciante alle elezioni dell’8 novembre 2015. Tuttavia, la Costituzione birmana, ritagliata su misura dalla Giunta militare nel 2008, garantisce che un quarto dei seggi siano attribuiti a militari. Nell’emiciclo, dunque, si potevano chiaramente identificare questi ultimi con le camicie verdi.

Nonostante i 255 seggi su 440, la LND dovrà prepararsi a questa strana coabitazione, a questo mix di parlamentari che incarnano l’autoritarismo del passato e i volti nuovi legati alla leadership del premio Nobel per la pace Suu Kyi. Prima di fare il loro ingresso in Parlamento, gli eletti di LND hanno dovuto formarsi all’esercizio del potere. Il partito ha organizzato seminari mirati al funzionamento delle istituzioni. Suu Kyi aveva suggerito questa mossa pedagogica a Myo Yan Naung, uno degli eroi nazionali della lotta per la democrazia, incarcerato due volte nel 1988. “Volevano sapere come funziona la Costituzione”, ha detto Naung alle agenzie internazionali di stampa, “le procedure, quali sono le cose giuste da fare e i problemi che si possono risolvere”. Un tema ha dominato i seminari, naturalmente, “sapere come dirigere il potere”, con accanto i militari. Infatti, il dibattito pubblico in Myanmar si concentra da due mesi, ormai, sullo spazio che la dittatura militare concederà ai suoi ex oppositori, soprattutto dopo la presidenza del riformatore Thein Sein.

Si tratta di trovare un equilibrio tra le grandi attese che ha suscitato il plebiscito vero e proprio per la LND e la realtà della coesistenza con un esercito che tende a proteggere i suoi privilegi. Il giornalista Myo Thein scrive: “i nuovi eletti dispongono della legittimazione popolare e vogliono rispondere alle richieste degli elettori, ma non hanno altra scelta che quella di cedere a un compromesso, per garantire una transizione pacifica”. Il primo compromesso, lunedì, è stato quello di eleggere il nuovo presidente della Camera bassa, nei ranghi di LND, l’avvocato Win Myint, assegnando invece la vicepresidenza a Ti Khun Myat, membro del Partito dell’unione della solidarietà e lo sviluppo, formazione che fa capo agli ex dittatori.

Tuttavia, restano in sospeso altre questioni fondamentali: intanto, vi è da eleggere il nuovo presidente della Repubblica birmana. Il mandato di Thein Sein scade a marzo. La LND vorrebbe ovviamente candidare San Suu Kyi, ma un articolo della Costituzione vieta esplicitamente la funzione presidenziale a cittadini coniugati con stranieri. Lei si è sposata nel 1972 con un cittadino britannico, Michael Aris, morto nel 1999. Salvo concessioni dell’ultimo istante da parte dei militari, la LND dovrà dunque scegliere un’altra figura per quella funzione. Circolano già alcuni nomi, tra i quali quello del fondatore di LND, Tin Oo, come quello del medico della “signora di Rangun”, Tin Myo Win, che ha partecipato ai negoziati con l’esercito. La stessa Aung San Suu Kyi smorza le polemiche e punta l’accento sulle funzioni del capo dello Stato, che saranno solo simboliche. Ciò che conta è la libertà di manovra del nuovo governo.

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