Musei capitolini. Statue oscurate, mezza verità. Lo volle la delegazione iraniana. Palazzo Chigi tace, ma non poteva ignorare

Musei capitolini. Statue oscurate, mezza verità. Lo volle la delegazione iraniana. Palazzo Chigi  tace, ma non poteva ignorare

Viene a galla solamente ora la verità su cosa sia successo durante la visita a gennaio del presidente iraniano Hassan Rouhani a Roma. In quell’occasione, tutte le statue di nudo esposte ai Musei Capitolini erano state oscurate in vista dell’incontro tra Rouhani e il premier Renzi che avrebbe avuto luogo in una di quelle stanzone. Al di là di supposizioni, i veri responsabili di tale gesto erano rimasti fino ad ora ignoti, costruendoci attorno un insormontabile segreto di Stato. Qualcosa è cambiato. Tutto è spiegato in una relazione riservata che il sovrintendente romano ai Beni Culturali, Claudio Parisi Presicce, (per replicare all’accusa di non averlo informato) ha inviato al commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca, nella quale è dichiarato che le statue furono oscurate per preciso ordine della delegazione iraniana che non le gradiva. Si tratta di una mezza verità. Perché Palazzo Chigi e Ministero dei beni culturali continuano a tacere e non potevano non sconoscere la richiesta avanzata dagli iraniani.

Cade il segreto racchiuso attorno a questa gaffe che ci ha resi ridicoli in tutto il mondo

Noi ne veniamo a conoscenza solamente ora, dopo che agli occhi di tutto il mondo siamo passati come “quelli di poco polso”, che acconsentono ad accantonare ciò in cui credono per chissà quale motivazione, fino ad ora non svelata. Cade così il segreto racchiuso attorno a questa gaffe mondiale, ma non l’imbarazzo per lo scandalo generato. Palazzo Chigi, dal canto suo, non sposa questa tesi, tant’è che infatti non ha voluto ancora fornire una versione ufficiale. Due diverse indagini sono state avviate dalla Presidenza del Consiglio e dal Campidoglio, ma gli esiti rimangono riservati agli addetti ai lavori, contornati da una barriera di discrezione.

Rivelazioni di Repubblica sui  protagonisti di  ben quattro sopraluoghi 

Repubblica svela in esclusiva particolari della relazione, riportata in parte qui di seguito: “Scorrendo la relazione Presicce, la catena di comando è ben ricostruita. A cominciare dai 4 sopralluoghi condotti in gran segreto nelle settimane precedenti al 25 gennaio (data della conferenza stampa congiunta nella Sala dell’Esedra) da altrettanti protagonisti: il capo del Cerimoniale italiano, Ilva Sapora; il capo della delegazione iraniana; il capo del cerimoniale comunale Francesco Piazza e il sovrintendente capitolino”. Ebbene: è durante quei sopralluoghi che matura la ‘scelta incomprensibile’, per dirla col ministro Franceschini. Dopo aver scartato un paio di percorsi, ritenuti inadeguati dai servizi di sicurezza, un solo itinerario viene approvato dagli uomini del dittatore iraniano: Rouhani, con corposo seguito, accederà ai Musei dall’ingresso su piazza del Campidoglio, salirà la rampa dello scalone monumentale, passerà per la galleria dei Fasti Moderni, attraverso il portico del Vignola entrerà nella Sala degli Horti Lamiani per approdare proprio sotto la statua equestre del Marco Aurelio. Il problema, però, è che l’intero tragitto è disseminato di statue, subito giudicate imbarazzanti dagli “ambasciatori” persiani.

Richiesta perentoria degli iraniani: rimediare, oscurare, coprire

“La richiesta ai colleghi italiani è perentoria: rimediare, oscurare, coprire. La Sapora avvia una mini- istruttoria e infine dice ok, si può fare. Il padrone di casa, il sovrintendente Presicce, abbozza. Mettendo nero su bianco che in sostanza ha solo assistito a decisioni prese da altri. Tra l’altro sempre insieme al capo del cerimoniale capitolino, quel Francesco Piazza riassunto dal commissario Tronca nel suo staff, dopo la caduta del sindaco Marino. Il dado è tratto. Le statue verranno circondate da pannelli bianchi, che per tutto il weekend riposano nei magazzini. (…) Sin qui la ricostruzione ufficiale. Che però non deve aver convinto Tronca. Il quale decide di avocare a sé la delega alla Cultura. Mettendo, nei fatti, sotto tutela il suo sovrintendente”.

Da quanto si evince, nella relazione dunque Presicce parlerebbe di sopralluoghi effettuati nelle giornate precedenti all’incontro, operati da personalità note che erano al corrente di quanto stava accadendo. Ma non avendo opposto resistenza alle decisioni della controparte, hanno di fatto assecondato la decisione dell’oscuramento e la scelta del percorso più fattibile da far attraversare al presidente Rouhani. Già da quella “prova generale” la delegazione aveva dimostrato il proprio dissenso alla vista delle statue e Presicce, nella relazione, si mette nella posizione di “secondino”, come pure Piazza, affermando di essersi trovato impotente di fronte al potere decisionali di altri. È stato tutto  preparato in sordina. Ma  tutti sapevano, nessuno  lo ha impedito.

Guerre di potere fra cerimoniali. Il consigliere diplomatico di Renzi sapeva. Il premier no?

Una versione diversa su come si sia svolta la storia la fornisce Il Fattoquotidiano che riporta alcune indiscrezioni sull’indagine condotta dal segretario generale della presidenza del Consiglio Paolo Aquilanti. “Secondo il report Aquilanti – scrive il Fatto – le radici della figuraccia affondano in realtà in un misto di guerre di potere e segnali di mitomania. Le prime sono quelle, ormai decennali, tra il cerimoniale di Stato (che dipende da Palazzo Chigi) e quello che fa capo alla Farnesina (il Cerimoniale diplomatico). Sono i funzionari degli Esteri che, nelle visite di capi di Stato stranieri, si occupano di definire i dettagli degli incontri. Nel caso Rouhani, per dire, sono stati loro a ricevere – con una decina di giorni d’anticipo – le indicazioni sull’imbarazzo del presidente nei confronti dei nudi di marmo. Li guidava il trentenne Fabrizio Attolico. Un nome che, si intuisce, nel report Aquilanti ci sarà”.

Secondo tale ricostruzione, il consigliere diplomatico del premier Matteo Renzi, Fabio Sokolowicz, avrebbe annunciato un cambio di programma, a sole 72 ore dal vertice, sul luogo dell’incontro con il presidente iraniano. E non si sarebbe più tenuto a Palazzo Chigi, come nel piano originale, ma al Campidoglio. Ancora la domanda: possibile che Renzi non abbia saputo? È solo a questo punto che il cerimoniale, guidato dalla Sapora, avrebbe appreso la notizia che le opere andavano “velate”. Decisamente troppo tardi per poter ragionarci con cognizione di causa e poter inventarsi un piano di riserva. Ma se la verità sta nel mezzo, tra il dire e il fare c’è un abisso, dunque, nonostante le rivelazioni, è ancora da accertare se le cose siano andate realmente come descritte. Un altro mistero che va ad aggiungersi alla lunga lista.

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