Luca Coscioni: l’uomo muto e immobile che ci ha dato speranza e nuova forza

Luca Coscioni: l’uomo muto e immobile che ci ha dato speranza e nuova forza

Dieci anni. Sono già trascorsi dieci anni, dalla morte di Luca Coscioni. Il 20 febbraio di dieci anni fa, un Marco Pannella singhiozzante dà la notizia attraverso i microfoni di “Radio Radicale”: “Mezz’ora fa si è spento Luca. Gli è mancata la possibilità di respirare, è accaduto quel che si poteva prevedere”. Una lunga pausa che non finisce mai; e ancora, con la voce rotta dall’emozione: “Luca fu censurato, ci ha lasciato la forza di combattere. Luca era un leader perché era in prima linea. Era in prima linea ed è caduto. Direi che è stato ammazzato anche dalla qualità di questo paese, della sua oligarchia, che lo corrompe e lo distrugge”. Parole dure, durissime, poi rilanciate dalle agenzie e dai telegiornali.
Che cosa ha fatto, e soprattutto: che cosa non ha fatto questo paese per Luca Coscioni?

La domanda l’ho posta anni fa allo stesso Pannella: “Innanzitutto devo dire che è stato molto colpito dall’esclusione dal Comitato nazionale di bioetica voluta dal governo Berlusconi. Non eravamo solo noi a volerlo. Fu escluso nonostante fosse riuscito a muovere e commuovere tante persone: scienziati, ricercatori, professori. Aveva l’appoggio di 100 premi Nobel, c’era un appello firmato da mille tra professori e scienziati, e decine di migliaia di persone lo hanno sostenuto con parole, denaro, opere, idee e speranze. Per lui fu un dolore, perché era convinto di poter dare un contributo importante”.
Ancora dagli appunti di un taccuino ormai ingiallito: in quali altri ambiti non gli fu permesso di dare il suo contributo?
“Fu censurato anche a livello politico. Continuamente censurato. Non gli fu permesso di intervenire nella vita politica italiana. Il centro sinistra, in occasione delle elezioni regionali  rifiutò l’accordo con noi nonostante i DS fecero molto; Vannino Chiti non ci dormiva, per cercare di superare il blocco… Ma Pierluigi Castagnetti e Romano Prodi bloccarono tutto solo perché le liste dei radicali portavano il nome di Luca”.

Questi continui rifiuti, però, sembravano renderlo più forte…

“Cocciuto com’era… Aveva deciso di fare da cavia, a Torino sperimentò l’autotrapianto di cellule staminali. Continuò a mettere tutto se stesso per la lotta di libertà di cura attiva e passiva e per la ricerca scientifica. Si batté per il referendum che doveva abolire la legge 40…”.
E arriva un’altra sconfitta. Come la prese Luca?

“Non si lasciò certo prendere dallo scoramento. Non era il tipo. Ricordo che il sabato successivo al mancato quorum del referendum convocammo tutti e rilanciammo. Decidemmo allora di creare la ‘Rosa
nel pugno’, con la fusione dei Socialisti Democratici Italiani, Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni e la Federazione dei Giovani Socialisti”.

Luca sarebbe dovuto essere il capolista della “Rosa nel pugno”…

“Avevamo deciso così. Lui e altri cittadini malati; e con loro una quarantina di scienziati ci hanno garantito la loro adesione. Noi andiamo avanti perché Luca ci ha lasciato la forza della speranza e
c’è una lotta che ci aspetta”.

Chi scrive è stato testimone di un episodio che “descrive” più di qualunque discorso. È in corso, a Chianciano una delle tante riunioni-fiume dello stato maggiore radicale. Nel salone un grande tavolo a ferro di cavallo. Pannella a un lato di quel tavolo; arriva Luca, seduto e ‘prigioniero’ di una pesantissima poltrona a rotelle.

Pannella vede Luca, spegne immediatamente il sigaro che terrebbe acceso anche di fronte al  padreterno; si alza, percorre tutta la sala, si va ad accoccolare a fianco di Luca; e lui che già non può più esprimersi a parole, e comunica con suoni impercettibili che capisce solo la moglie Antonietta, oppure con l’alfabeto metallico del computer, fa in modo che uno di quei badili che Pannella si trova al posto delle mani finisca tra le sue ginocchia, che poi stringe; è quella stretta, accompagnata allo sguardo, a parlare per lui. Chi scrive si è chiesto quale altro leader poteva starci, lì inginocchiato a fianco di Luca, se non quel signore grande e grosso che per tutta la vita è stato coperto da ogni sorta di ingiuria e ogni tipo di accusa. Gli sono venuti in mente solo dei grandi vecchi che non ci sono più: un Umberto Terracini, per dire; i pur ruvidi Riccardo Lombardi o Ferruccio Parri, un Giuseppe Di Vittorio… quel tipo di persone lì, per capirci. Lo faccia anche il lettore, scelga il politico che più preferisce e cerchi di immaginarlo inginocchiato davanti a un malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica in fase avanzata, prigioniero di un corpo che ormai non riconosce più. Riuscite a immaginarli, o non si deve riconoscere che lì c’era Pannella perché solo Pannella poteva esserci?

Vorrei chiudere questo mio “ricordo”, questa mia testimonianza conle parole di un grande scrittore, il premio Nobel José Saramago: “Forse il sostegno di un semplice scrittore come me stonerà un poco, o anche troppo, nella lista delle personalità scientifiche che, con i loro nomi e il loro prestigio, suggellano le affermazioni rese da Luca Coscioni. In ogni caso, potete disporre del mio nome. Purché la luce della ragione e del rispetto umano possa illuminare i tetri spiriti di coloro che si credono ancora, e per sempre, padroni del nostro destino. Attendevamo da molto tempo che si facesse giorno, eravamo sfiancati dall’attesa, ma ad un tratto il coraggio di un uomo reso muto da una malattia terribile ci ha restituito una nuova forza. Grazie per questo”.

Il 20 febbraio del 2012, coincidenza che, per dirla con Leonardo Sciascia è un’incidenza, a La Jolla in California, muore il premio Nobel Renato Dulbecco. Da una parte un malato che fa della sua malattia uno strumento di iniziativa politica; dall’altra uno dei nostri orgogli “nazionali”, con Rita Levi Montalcini, Mario Capecchi, Carlo Rubbia… che non a caso si affermano e fatto, letteralmente del bene all’intera umanità, fuori dall’Italia, in altri paesi; e ben lo sanno le decine di scienziati e di ricercatori “condannati” a emigrare, perché “stranieri in patria”. Nel 2012 la vedova di Luca Coscioni, Maria Antonietta, che allora sedeva in Parlamento depositò una proposta di legge per l’istituzione della “Giornata nazionale per la libertà di ricerca scientifica”: occasione per lanciare, pensare, riflettere, anche a livello di azione politica la scienza, il suo rapporto con il potere, la libertà di ricerca; e porre queste questioni essenziali (e troppo spesso dimenticate, rimosse, ignorate), al centro di quelle che sono le dinamiche culturali, civili ed economiche della società. È per questo che non se n’è fatto nulla?

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