Liguria, inchiesta spese pazze, 23 i rinviati a giudizio, coinvolti Rixi, Bruzzone e Rosso

Liguria, inchiesta spese pazze, 23 i rinviati a giudizio, coinvolti Rixi, Bruzzone e Rosso

Si conclude, con l’udienza preliminare di oggi, la prima fase della lunga inchiesta sulle “spese pazze”, sostenute con i soldi dei gruppi regionali, nel periodo che va dal 2010 fino al 2012, che ha visto rinviare a giudizio, su decisione del giudice Roberta Bossi, 23 consiglieri, ex e attuali, accusati a vario titolo di peculato e falso. Tra gli indagati, vi sono alti funzionari che ricoprono cariche regionali, che, secondo l’accusa, sostenuta dal pm Francesco Pinto, si sarebbero fatti rimborsare con soldi pubblici spese a carattere privato, facendole passare sottobanco come attività di ambito istituzionale. Si sta parlando in particolare di Edoardo Rixi, vice di Matteo Salvini e assessore regionale allo Sviluppo Economico, Francesco Bruzzone, leghista e attuale presidente del Consiglio regionale, e Matteo Rosso, capogruppo di Fratelli d’Italia.

Nel particolare, Rixi è stato accusato dell’appropriazione di denaro pubblico per mezzo di rimborsi a spese effettuate al di fuori dell’attività istituzionale, tutte perfettamente celate a pennello, come viaggi in montagna, una mangiata di ostriche al Cafè de Turin di Nizza e gite fuori porta nei weekend, a Pasqua, il 25 aprile e il Primo Maggio. Nel commentare il proprio rinvio a giudizio afferma: “Lo sapevo da sei mesi, me lo aspettavo, non c’è niente di nuovo. La sorpresa se mai è che ci sia stata qualche assoluzione. Dimettermi? Non voglio abbandonare questa terra, se sarò assolto bene, se no lavorerò qui ma farò un altro mestiere. Rimango interdetto ricordando che, quando non volevo nemmeno candidarmi, mi sono trovato candidato presidente e con un tempismo misterioso, dopo quattro giorni, è partita l’inchiesta. È evidente – prosegue Rixi- che come capogruppo rispondo di tutte le spese del gruppo indipendentemente da chi le ha effettuate. Quello che mi stupisce è rivedere citate tante voci che avevamo già provveduto a rimborsare, per quasi 80mila euro, una volta che ci erano state segnalate dalla commissione rendiconti e anche prima che cominciasse l’inchiesta della magistratura: ad esempio tutto ciò che avveniva fuori regione”. E conclude: “Se ci sono stati errori li abbiamo fatti in buona fede e in un contesto di scarsa chiarezza normativa. Abbiamo spiegato tutto nelle memorie che abbiamo consegnato al pm quando siamo stati interrogati”. Sostiene inoltre che i 600 euro, risultanti nel listino spesa alla voce “armeria”, dei quali ha usufruito il gruppo della Lega, si riferirebbero a “fumogeni comprati per una manifestazione a sostegno dei tassisti”. Le accuse mosse a Bruzzone riguarderebbero invece pernottamenti in località montane, come Courmayeur (Valle D’Aosta) e Limone (Piemonte), un agriturismo per due a Cogne e alberghi in città d’arte, come Venezia e Pisa, spesso effettuati di sabato e domenica, come risulta dagli scontrini fiscali, di cui 84 sono stati emessi da uno stesso ristorante di Savona. E ancora, cene a Mondovì, menù per bambini, pranzi a Ferragosto e una notte passata in un motel di Broni, in Provincia di Pavia. Nella lista delle spese anche i regali di Natale, Spada di Damocle pendente sulla testa di molti altri partiti: agende, libri, grappe e bottiglie di spumante tutte pagate con i soldi dei cittadini, per spese singole che sfiorano anche un tetto massimo di 10mila euro. Matteo Rosso invece, dal canto suo, deve rispondere di vecchie spese effettuate in veste di ex capogruppo di Forza Italia. Così il Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha commentato il rinvio a giudizio dell’assessore Rixi e del Presidente del Consiglio regionale Bruzzone: “Spero che in Liguria nonostante dieci anni di governo di sinistra ci sia ancora lo stato di diritto, tre gradi di giudizio e la presunzione di innocenza. Non penso che sia cambiata la Costituzione. Sono certo che Rixi e Bruzzone dimostreranno di essere estranei ad ogni uso men che proprio di quei soldi. L’utilizzo dei fondi dei gruppi – prosegue Toti- è una storia antica fatta più di vuoti normativi e di interpretazioni lacunose in un clima un po’ giacobino che non di reali truffe ai contribuenti. Oggi la normativa è cambiata e questo è un bene perché non si incorre più in equivoci. Detto questo conosco queste persone: sono serie, non avranno nessuna difficoltà a comprovare la loro buona fede nell’utilizzo di quei denari”. Inoltre aggiunge e conclude: “Devono essere espletati tre gradi di giudizio in Italia, visto anche come sono andati certi processi a senso unico. Sono certo che bisogna aspettare la Cassazione prima di pronunciare qualsiasi parola su una sentenza. Sono convinto che la politica non si debba fare trascinare in questa ondata giustizialista. Sono sereno e auguro a Rixi e a Bruzzone di essere altrettanto sereni”. Toti esclude in ogni caso ripercussioni sulla sua giunta.

È stato invece prosciolto dalle accuse, Mario Amelotti, ex tesoriere del gruppo Pd, poiché è stato dimostrato che il fatto non sussisterebbe, ha patteggiato due anni Maurizio Torterolo della Lega Nord, mentre risultano ridotte le accuse a carico dell’ex capogruppo democratico Nino Miceli, per il quale sono caduti due dei tre capi di imputazione, ne resta solo un terzo per 38mila euro di scontrini da giustificare. Questo il commento dell’attuale capogruppo in Regione Liguria, Raffaella Paita: “Sono soddisfatta degli alleggerimenti delle accuse nei confronti degli esponenti del Partito democratico”. Il processo inizierà il prossimo otto giugno, occasione in cui il banco degli imputati sarà occupato dalla presenza di Rosario Monteleone, allora presidente (Udc), Michele Boffa (Pd), Giacomo Conti (Fds), Massimo Donzella (Udc), ex componenti dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale (2010-2012).

Tuttavia, c’è da dire che quasi tutti i partiti presenti in Consiglio sono finiti nel mirino dell’inchiesta sulle “spese pazze”, facendo emergere evidenti illiceità in ogni dove: alcuni consiglieri del Pdl avrebbero percepito indebitamente oltre 97 mila euro (su uno stanziamento a favore del gruppo di oltre un milione); alcuni del Pd avrebbero percepito 283 mila euro (a fronte di uno stanziamento di un milione e 900 mila euro); Sel (ex Idv) poco più di 27 mila (su quasi 390 mila euro); Lista Biasotti oltre 28 mila euro (su oltre 500 mila); Noi con Burlando 21.500 euro (su oltre 400 mila euro); Misto Liguria Viva oltre 74 mila (su 193 mila euro); Misto Riformisti italiani poco più di 5000 euro (su 60 mila); Diritti e Libertà 650 euro (su 12 mila); Udc oltre 142 mila euro (su quasi 440 mila euro) e Lega Nord quasi 97 mila euro (su oltre 677 mila).

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