Le Borse affondano, Milano -5,63, bruciati 23.4 miliardi, spread a quota 160. Lo spettro di una nuova recessione. E Renzi gigioneggia

Le Borse affondano, Milano -5,63, bruciati 23.4 miliardi, spread a quota 160. Lo spettro di una nuova recessione. E Renzi gigioneggia

Neppure una boccata di ossigeno, una tregua risultata apparente che solo gli sprovveduti  o chi racconta favole poteva considerare il segno di una ripresa degli affari. Non sono passate che poche ore dalla fiammata che aveva acceso speranze, con le Borse che avevano rialzato la testa, dopo cinque giornate infernali, vane ed è arrivato un botto clamoroso. Non è un caso che ancora una volta il prezzo maggiore lo paga il nostro Paese: a Milano il listino chiude a meno 5,63. Londra perde il 2,39, Francoforte il 2,3, Parigi il 4,05.

I mercati scontano un calo della crescita globale

Da Singapore un analista afferma che “I mercati stanno scontando un calo della crescita globale, mentre diminuisce la convinzione che le banche centrali possano fare molto per contrastare questa fase”. In calo anche Wall Street, con il Dow Jones che perde il 2,2%, l’S&P 500 il 2% e il Nasdaq l’1,3%. Lo spread, il nostro tormento, ha preso la rincorsa, fra btp e  bund tedeschi è risalito a quota 160.

La situazione in Europa si va facendo sempre più pesante. Dice il direttore generale del Fondo monetario, Christine Lagarde, ormai quasi certa di un secondo mandato, che “la ripresa europea procede ma è debole e le banche sono centrali per sostenerla”. Il quadro sia per l’Italia che per l’Europa è desolante: Milano brucia oltre 23,4 miliardi. A pesare, in particolare sono le preoccupazioni degli investitori legate alle prospettive di crescita dell’economia mondiale. Il presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, mercoledì ha fatto capire come tali turbolenze possano incidere sull’outlook economico.

Le banche italiane escono da questa giornata con le ossa rotte

Oltre a Ubi e a Mps, ribassi tra il 7 e il 9% per Unicredit, Banco Popolare e Bper. Forti ribassi anche per Mediobanca (-5,26%) che, pure, ha chiuso l’esercizio fiscale 2015/2016 con un utile netto pari a 321,1 milioni di euro, in crescita del 23% rispetto al corrispondente periodo dell’anno prima e oltre le attese degli analisti ferme a 310 milioni.  In rosso anche Poste Italiane (-4,33% a 5,21 euro ). Male la galassia Fiat: Fca chiude a -5,15%, Ferrari a -7,56%.

Le Borse europee hanno mandato in fumo oltre 242 miliardi

Se guardiamo i dati  della “giornata europea” vengono i brividi. Le Borse europee hanno mandato in fumo oltre 242 miliardi di euro in un solo giorno. All’interno dell’Eurozona il Portogallo  è l’emittente di debito più rischioso dopo la Grecia.

È ancora il prezzo del petrolio gettare in terreni negativi i listini. È calato  a 27,05 dollari al barile, dopo aver toccato un minimo di 26,85 dollari. Non è un caso che di nuovo gli investitori puntino tutte le loro carte su beni rifugio, a partire dall’oro  che  sale  a 1.215 dollari l’oncia. Richiamiamo ancora una volta  il numero uno della Federal Reserve, Janet Yellen,. Oggi davanti al Senato Usa non ha nascosto i suoi timori sulla tenuta dell’economia mondiale. Torna, minacciosa, la parola “recessione”. Gli investitori guardano con sempre maggior preoccupazione alla Banca centrale Usa, alla possibilità di un aumento del costo del denaro entro il 2016.

Male anche le piazze asiatiche. Il peggiore inizio d’anno dal 1994

Completiamo il quadro con le piazze asiatiche. Chiuse per festività Tokyo, Shanghai, Shenzhen, va male soprattutto Hong Kong che affonda a -4 per cento. Vendite anche a Seul (-2,93%) mentre tiene Sidney (+0,95%). Per l’Hang Seng è l’inizio d’anno peggiore dal 1994. “Non si può evitare un calo perché ovunque c’è stato. Le stesse preoccupazioni sono ancora lì, ossia il prezzo del petrolio e la recessione globale”, spiega a Bloomberg Steven Leung di UOB Kay Hian. Petrolio e recessione, parole che circolano sempre più spesso in tutto il mondo e che segnano i dati negativi che riguardano sia gli Usa, sia la  Cina, dove la corsa si è fermata, la crescita è rallentata.

La inutile lettera di Renzi a Repubblica, non una proposta, non un’idea

Ripercorrendo questa nuova giornata nera per l’economia dell’Europa, la nostra in primo luogo, con una nuova caduta della produzione industriale, i consumi che non tirano malgrado le invenzioni di sondaggi e statistiche che descrivono gli italiani pieni di fiducia nella crescita, ci imbattiamo nella lunga lettera inviata da Renzi Matteo a Repubblica in risposta a Eugenio Scalfari che con interventi mirati ha posto problemi vitali per l’economia europea ed italiana. Fra questi, la proposta avanzata da banchieri tedeschi e francesi per dotare la Ue di un ministero unico per le finanze. Uno dei problemi  sui quali si discute per salvare l’Europa. Renzi, o chi per lui ha scritto la lettera, afferma che “oggi il problema dell’ economia dell’Unione non è il superministro ma la direzione. Perché questa è la tesi del nostro governo negli ultimi anni: l’Europa ha sbagliato strada”. Il titolo che  il quotidiano ha dato all’articolo, “Renzi: la Ue sbaglia strada, di sola austerity si muore ora vogliamo una svolta”. Finalmente, abbiamo pensato, il nostro premier, senza abbandonare il linguaggio da spaccone, da gigione, ci dirà comunque di quale svolta parla, quale politica mettere in campo, quale progetto per l’Europa. Il tono della lettera è di quelli della serie “ora ve lo faccio vedere io”. Parla di cooperazione internazionale, visione unitaria del sistema finanziario, e poi, ecco, rilancia la sua grande proposta: impostare regole comuni sulla selezione dei candidati alla guida dell’Europa, a cominciare dalle primarie per la presidenza della Commissione. Poi il gran finale. Richiama il viaggio a Ventotene, l’Italia in prima fila: torniamo all’ideale, all’orizzonte, alla visione. Ancora: l’unico modo per far vivere la memoria è tramandarla. “In prima fila,conclude, non per prendere tre voti in più alla elezioni, ma per dare un futuro ai nostri figli. E questo in fine dei conti è ciò che vale davvero”. Applausi dalla claque. Ma l’Europa, quella federata, il sogno degli antifascisti di Ventotene quale progetto, quale politica, quali ideali? Neppure una parola. Che c’entra, sembra dire Renzi, questa è roba da intellettuali chic. Intanto la barca affonda.  Si racconta che il presidente del Consiglio pensi a una bella Leopolda-Europa, quattro salti in famiglia, fra amici.

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