La sanità lombarda, immenso luogo di caccia per corrotti e corruttori

La sanità lombarda, immenso luogo di caccia per corrotti e corruttori

È bastato un Rixi per far dire a Matteo Salvini che “la magistratura italiana è una schifezza”. Ma c’è voluto subito dopo un Rizzi per far comprendere (a molti, ma non a Salvini, credo) che la schifezza è semmai la Lega. Quella Lega che quando s’impegna non si limita alle gaglioffate, alle mutande verdi di Cota.

Ma se la vicenda ligure di Rixi è da annoverare (sempre che il corso giudiziario lo provi) fra i casi di ordinario malcostume, di peculato di bassa Lega, il caso lombardo di Rizzi è di quelli che deflagrano prepotentemente, tanto che, alla luce di quanto è finora emerso, nessun alto dirigente di via Bellerio ha speso una sola parola in favore del consigliere lombardo incriminato. Neppure Maroni, di cui Rizzi era il principale collaboratore.

Per fortuna ci sono anche eccellenze  grazie al valore degli operatori

La sanità lombarda è ossessivamente indicata da chi la gestisce come il sistema virtuoso, il modello di efficienza, il trionfo delle eccellenze e la garanzia del buongoverno. Tutto ciò è parte integrante del luogo comune propagandistico, ma è innegabile che delle eccellenze esistono veramente, grazie al valore degli operatori sanitari, primari, comprimari e personale paramedico.

Ma proprio per le sue dimensioni la sanità lombarda è un immenso territorio di caccia per corrotti e corruttori. Il preventivo regionale per il 2016 parla chiaro: dei 25,6 miliardi messi a bilancio, ben 18,1 sono assorbiti dal sistema socio-sanitario: il 70 %! Ed è sempre stato così. Questo spiega, purtroppo, perché, quasi senza soluzione di continuità, la sanità lombarda sia stata contrassegnata da scandali e inchieste, processi.

Il consigliere Rizzi, presidente della commissione regionale della Sanità e principale promotore della nuova riforma (o “evoluzione”, come preferiscono chiamarla) del sistema sanitario lombardo, è finito in manette, insieme col suo più stretto collaboratore, Mario Longo, per associazione per delinquere.

Un sistema corruttivo radicato da più anni. Il “caso” dei servizi odontoiatrici

In particolare l’inchiesta avrebbe appurato un sistema corruttivo, radicato da più anni, che consentiva ad una fortunata imprenditrice, Maria Paola Canegrati, di assicurarsi praticamente il monopolio dei servizi odontoiatrici negli ospedali della Regione. Un volume di affari enorme, quando si parla di denti. Forse è il cespite più lucrativo dell’industria sanitaria, come numerose denunce nel passato hanno segnalato: costose dentature ricostruite unicamente a beneficio delle strutture odontoiatriche.

Le responsabilità di Rizzi non si limiterebbero a questo scambio di favori con la Canegrati (di scambio si tratterebbe, perché ovviamente la contropartita delle “dentature” sarebbero cospicui finanziamenti elettorali), ma quello che colpisce, al di là dell’esito della presente inchiesta (pesantissima, ripetiamo, se è vero che questa volta Salvini non se l’è presa con i magistrati) è la sistematicità, la ripetitività di episodi di corruzione. Perché investano soprattutto il territorio della sanità lo si è visto. Il volume di affari giustifica l’accanimento corruttivo.

Nella “virtuosissima” Lombardia il 44% dei costi regionali è assorbito da ospedali privati

Non sarà un caso se nella “virtuosissima” Lombardia, circa il 44% dei costi sanitari regionali è assorbito dagli ospedali privati. È un record, quando si pensi che la media nazionale è di poco superiore a un terzo. Si favorisce la “virtuosa” sanità privata per la sua maggior efficienza o anche per meno confessabili ragioni?

Ormai, quando si parla di sanità lombarda, c’è solo da chiedersi di che entità sarà il prossimo scandalo, quali i settori (odontoiatria, chirurgia plastica, ricettari, prescrizioni..) saranno interessati. Questo c’è da chiedersi, non quali responsabilità politiche ci siano: perché da almeno un ventennio a questa parte la destra non ha mai mollato la presa. Sia sotto il lungo consolato di Formigoni (diciotto anni) sia sotto il suo successore Maroni, ogni volta che – spesso per fortuite circostanze – gli inquirenti hanno scoperchiato una pentola, hanno trovato tangenti, appalti truccati, malaffare.

Un susseguirsi di torbide vicende che coinvolgono la Regione

Da Poggiolini alla clinica Maugeri, da Poggi Longostrevi al San Raffaele, a Daccò e alla sua consorteria con Formigoni (la cui sibaritiche vacanze farebbero sorridere se tutto si limitasse alle piacevolezze in barca e negli alberghi a cinque stelle), è stato un succedersi di torbide vicende, che hanno dimostrato da un lato l’inesistenza o l’inefficienza di ogni sistema di controllo reale (tutte le gare di appalto appaiono formalmente ineccepibili, ma evidentemente forma e sostanza divergono) dall’altro l’inesauribile moltiplicarsi delle modalità di aggiramento delle norme.

Maroni si dice “incazzato”. Spieghi perché e nei confronti di chi

Oggi Maroni si dichiara “incazzato”. Intanto spieghi perché lo è e nei confronti di chi. Nei confronti della magistratura? È meglio che non ci provi. Nei confronti del suo fedelissimo Rizzi? E allora cerchi di spiegare che credibilità ha un presidente regionale che affida il più importante capitolo della sua “governance” a un personaggio come Rizzi senza avvertire alcuno scricchiolìo nell’apparato?

Che poi le sfortunate vicende di Maroni consentano a Salvini di sgretolare una delle ultime ridotte non ancora normalizzate dal nuovo corso leghista, questo è un altro capitolo. Se la vedano loro, tanto si è capito che consistenza abbiano le ventate di moralizzazione.

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