La “Cirinnà” cornice giuridica per il riconoscimento della famiglia in tutte le forme sociali in cui si struttura. Non possono esistere mediazioni al ribasso

La “Cirinnà” cornice giuridica per il riconoscimento della famiglia in tutte le forme sociali in cui si struttura. Non possono esistere mediazioni al ribasso

 

Al Parlamento spetta la responsabilità e la seria consapevolezza di affrontare un atto legislativo, diritti civili che, parla ai valori fondamentali della nostra Costituzione; ne sentiamo parlare molto in questi giorni nella discussione generale in corso al Senato e tantissimi sono stati i riferimenti alla nostra meravigliosa Costituzione. Dato che non mi ci sono ritrovato in quelle citazioni, leggo alcuni passi fondamentali. Articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Articolo 27: «La responsabilità penale è personale» (mi chiederete perché faccio questo riferimento. Più avanti cercherò di spiegarlo). Articolo 29: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare». Articolo 30: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio». Articolo 31: «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose». Aggiungo l’articolo 37: «La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore… ».

Diritti civili e uguaglianza di tutte le persone vanno ben oltre i partiti. La Costituzione parla chiaro

Si tratta, insomma, dei diritti fondamentali e non può esistere alcuna mediazione al ribasso, né sono più tollerabili le ambiguità dovute al termometro delle posizioni ideologiche o peggio opportunistiche dei partiti o dei movimenti, né alle sembianze della stessa maggioranza, che sembra cambiare continuamente la sua pelle. È paradossale discutere di diritti e di doveri in relazione all’orientamento o all’identità sessuale delle persone, entrando e quasi frugando nella loro sfera privata, in un’Assemblea in cui da tempo non sono più chiari identità, orientamenti politici e valori.   I diritti civili e l’uguaglianza di tutte le persone sono questioni che vanno oltre i partiti e devono rientrare a pieno titolo nella sfera dei diritti di cittadinanza, che l’Italia deve garantire universalmente e che in tutta Europa sono riconosciuti. La nostra Costituzione parla chiaro e lo fa con un linguaggio incontrovertibile, nel merito e nella chiarezza assoluta e nella assoluta comprensibilità delle parole: non come le orribili, criptiche modifiche di recente apportate, con un linguaggio oscuro, escludente, che rinvia, afferma e nega, rimanda, auspica ed allude. Ma tant’è: con il referendum i cittadini porranno rimedio a quello scempio.Si tratta di scelte chiare, di campo come abbiamo ribadito nelle piazze, a fianco di migliaia di persone, tra famiglie arcobaleno e associazioni LGBT, che a Roma e in altre 90 città hanno partecipato alla manifestazione intitolata Sveglia Italia, per scuotere il fariseismo nostrano. Per questo, al Senato siamo impegnati per l’approvazione del disegno di legge Cirinnà, pur considerandolo il minimo sindacale, in termini di unioni civili, rispetto alle proposte che noi di Sinistra italiana e SEL avevamo presentato rispetto al riconoscimento pieno, pulito e chiaro del matrimonio, in quanto discriminatorio nei confronti persino delle coppie di fatto eterosessuali.

Sinistra italiana a favore dei matrimoni egualitari, uguali le persone, uguali i diritti

Sinistra italiana è a favore dei matrimoni egualitari, perché difendiamo i diritti, nella loro interezza, per tutte e per tutti. Uguali sono le persone e uguali siano i diritti e i doveri. Uguaglianza tra tutte e tutti, davanti alla legge, con gli stessi doveri e diritti: semplice e chiaro. Il punto è questo e riguarda ciò che si pensa sotto sotto, anche tra chi non usa termini medievali, insulti e provocazioni machiste che – ahimè – hanno trovato accoglienza non solo sui social network, ma anche in questa Assemblea. A volte, per riparare ad affermazioni di enorme gravità e ad insulti squallidi, si tenta di mettere pezze che sono peggiori dello sgarro. In questo senso il senatore Formigoni si è prodotto, in questi giorni, in tale attività: peccato che tutti sentano con fastidio il rumore stridulo, che si produce scivolando lungo uno specchio. Egli sostiene infatti che si riferiva a persone specifiche, a lui note. Gli suggerisco un rimedio, credo l’unico possibile: dica a chi si riferiva, con nome e cognome, altrimenti c’è solo tanta pena nei confronti di chi, nella compulsione di twittare, perde ogni ragionevolezza e comportamenti civili. Si parte infatti dal presupposto che non si sta parlando di cittadini uguali, di donne e uomini con uguali diritti e doveri; il ragionamento è: concediamo il minimo indispensabile per fermare l’indignazione di un popolo che è molto più avanti (forse perché conosce la vita e le persone tutti i giorni, nei luoghi di lavoro e di studio, nelle famiglie: madri, figli, padri, fratelli e sorelle in carne ed ossa, con i loro sogni, le loro speranze e le loro quotidiane mortificazioni).

Rimane un retropensiero: che l’omosessualità sia un reato e quindi, in quanto tale, riduciamo il danno. Altrimenti non si capisce perché si evochino reati che vedono come protagonisti assoluti gli etero, e in particolare gli uomini etero. Forse sarà per la legge dei grandi numeri ma non credo, credo purtroppo che sia per una questione di responsabilità soggettive indotte da una cultura di sopraffazione: sono infatti gli uomini etero quelli che commettono i reati più turpi, spesso proprio contro i minori e le donne, e che si rendono responsabili dentro il nucleo familiare di azioni e comportamenti gravissimi, reati orribili.

Un compromesso necessario ma non sufficiente in direzione della giustizia sociale e civile

Per questo consideriamo il disegno di legge un compromesso necessario ma non sufficiente a porre l’Italia in una condizione di maturazione in direzione della giustizia sociale e civile. Resta però ideologico e contraddittorio, perché ha di fatto ridotto il rinvio diretto ad articoli del codice civile che riguardano il matrimonio e la scelta è caduta proprio su quelli che contengono il riferimento alla famiglia, procedendo nell’operazione, anche lessicale, di ostacolare la possibilità che le coppie formate da persone dello stesso sesso siano trattate come famiglie. Quelle omosessuali sono «formazioni sociali specifiche» non meglio definite. Ed è paradossale che questa distinzione provenga proprio dal PD, che ha sempre insistito nel dichiararsi ispirato al modello tedesco: forse non si ricorda che le unioni civili tedesche sono inserite nel codice civile e utilizzano proprio lo strumento del richiamo agli articoli relativi al matrimonio.Rileviamo quindi, nell’impianto del disegno di legge Cirinnà, una violazione del principio di uguaglianza formale, evidente anche rispetto alle tutele previste per le coppie omosessuali che restano di fatto inferiori a quelle prestabilite dall’istituto del matrimonio. Troviamo poi discriminatorie alcune parti specifiche, come la necessità di un nuovo matrimonio in caso di rettificazione anagrafica del sesso di uno dei due partner, o anche la mancanza di considerazione per le persone omosessuali che provengano da Paesi insensibili alla loro tutela.

Il dibattito sulla stepchild adoption distoglie l’attenzione sulla legge nel suo complesso

Eppure la discussione viene sviata dalle questioni di merito e spostata su temi che scaldano l’opinione pubblica, producendo l’effetto di una plateale distrazione di massa. Il dibattito sulla stepchild adoption, ad esempio, sta distogliendo l’attenzione dal disegno di legge nel suo complesso. Certamente noi siamo favorevoli all’istituto dell’adozione e per questo abbiamo presentato alcuni emendamenti al testo unificato proposto dalla Commissione giustizia del Senato, che ricalcano due nostri disegni di legge già depositati, sul riconoscimento delle unioni civili per tutte le coppie maggiorenni, eterosessuali ed omosessuali, sul matrimonio e sull’adozione per le coppie omosessuali, che abbiamo depositato ex novo. Ma il disegno di legge Cirinnà presenta molte contraddizioni, come l’essere avulso per alcuni aspetti rispetto alle leggi già esistenti. Proprio la parte che prevede l’adozione è in conflitto con una legge che vieta la maternità surrogata. Vero è anche, però, che è il prodotto di una mediazione molto complessa, dopo due anni di dibattito e costituisce pur sempre una base, assolutamente perfettibile, per una piattaforma di diritti che metta al centro del dibattito politico i temi dell’affettività. Né il legislatore può più esimersi dal predisporre il quadro normativo necessario a rispondere alle nuove esigenze che una società in continua evoluzione pone allo Stato.

Una realtà e una società civile ormai mature per il cambiamento

Sono squadernate una realtà e una società civile ormai mature per il cambiamento. La piena uguaglianza i tutti cittadini è tema sollecitato ormai da tante realtà territoriali, attraverso l’istituzione del registro delle unioni civili in moltissime città d’Italia – oltre 150 – Roma compresa, che ha ottenuto questo risultato anche grazie all’apporto e all’impegno di Sinistra Italiana -SEL in Consiglio comunale e nella città.Era il 1993 quando il sindaco di Empoli, per primo, riuscì ad istituire il registro delle unioni civili. In mezzo ci sono state Milano, Firenze, Napoli e tantissime realtà piccole e grandi, che hanno dato il proprio contributo a questa rivoluzione. Ma da tutti i territori è stata chiesta – una unanimità diffusa a macchia di leopardo – una legge nazionale sulle unioni civili e sui matrimoni.

Né è più possibile lasciare alla giurisprudenza la responsabilità dell’evoluzione del diritto. In tantissimi casi le sentenze dei tribunali hanno fatto discutere, rimandando alla legislazione nazionale. È il caso, tanto per fare un esempio recente, della prima sentenza che in Italia ha riconosciuto l’adozione di una bimba da parte della compagna e convivente della madre, confermata il 23 dicembre 2015 dalla Corte d’appello di Roma. Era il 29 agosto 2014, quando dal Tribunale dei minori uscì una sentenza definita storica, la prima italiana, ovvero il riconoscimento del progetto di maternità di due donne che convivevano stabilmente da dieci anni. Le due compagne si erano sposate in Spagna ed iscritte nel registro delle unioni civili di Roma; nel 2009 una di loro aveva avuto una figlia con la procreazione assistita all’estero.

Le unioni civili non sono in contrapposizione alla famiglia. Questa legge è la cornice giuridica per il riconoscimento della famiglia in tutte le forme sociali in cui si struttura. Il nostro obiettivo è quello di dare al Paese una legge che garantisca effettivamente, e non solo sulla carta, piena uguaglianza e inclusione contro ogni forma di discriminazione. Muovere un primo e importante passo nella direzione di una assoluta uguaglianza di tutte le donne e gli uomini del nostro Paese. È questo il nostro compito.

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