Il re è nudo: Renzi versus Deutsche Bank

Il re è nudo: Renzi versus Deutsche Bank
Come il bambino innocente che non seppe trattenersi di fronte al Re, ingannato da due astuti sarti, dal gridare che era nudo, così ieri Matteo Renzi, nell’aula austera del Senato della Repubblica, ha gridato che Deutsche Bank e altre banche globali europee, segnatamente tedesche, francesi e britanniche, hanno in pancia, ha detto letteralmente così, una montagna di derivati e titoli tossici e che, di fronte a questa situazione che mette a rischio l’intero sistema finanziario europeo, area euro e non solo, l’Italia avrebbe posto il veto alla proposta di mettere un tetto del 25 per cento del patrimonio al possesso di una banca di titoli pubblici del paese di appartenenza.
Quasi non volevo credere ai miei occhi e alle mie orecchie sentendo pronunciare dal presidente del consiglio di uno dei paesi più importanti dell’Unione europea argomentazioni proprie di noi blogger finanziari impegnati in un’opera spesso ingrata di controinformazione su banche globali che, come Deutsche o Bnp Paribas, dispongono di un attivo tradizionale pari a circa la metà del prodotto interno lordo dei paesi in cui hanno sede, ma che posseggono per di più una montagna di prodotti derivati che, sommandole, è pari a decine di volte il prodotto interno lordo dell’Unione europea.
In questi anni ho scritto diverse volte del caso Deutsche Bank, incluse le due puntate del diario della crisi finanziaria (diariodellacrisi.blogspot.com) pubblicate in questi giorni e devo dire che non è problema di qualità dei Chief Executive Officer di turno, dei quali l’attuale CEO di Deutsche è forse il più bravo, ma dell’impossibilità per gli stessi di porre rimedio alle diavolerie inventate dagli apprendisti stregoni delle fabbriche prodotto delle investment bank delle banche più o meno globali e che richiedono degli specialisti pagati a peso d’oro per spacchettare questi prodotti che spesso non erano chiari neanche ai loro inventori.
Ma questi ragazzi più o meno ingegnosi sono dei veri e propri apprendisti di quelli impegnati nella potente ma ancor più preveggente Goldman Sachs, anche perché l’entità cui loro prestano la loro ben remunerata opera è usa a determinare i trend su cui scommette sui mercati delle materie prime energetiche, i metalli preziosi, i cambi e i mercati azionari e obbligazionari, sentenze dei tribunali avverse permettendo, e il valore nozionale di queste attività di Goldman rappresentano un multiplo del prodotto lordo dell’intero orbe terraqueo.
Negli Stati Uniti, la questione si è non risolta ma almeno fortemente ridimensionata grazie al riacquisto da parte della Federal Reserve di parte della montagna di titoli più o meno tossici, cosa che la BCE si rifiuta di fare, accettandoli al più come collaterali!
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