I dolori del giovane Renzi. Corte dei Conti: colpiti servizi essenziali. Ocse: Pil al ribasso. Cgil: crescita non c’è più. Scontro con Monti, si grida al complotto

I dolori del giovane Renzi. Corte dei Conti: colpiti servizi essenziali. Ocse: Pil al ribasso. Cgil: crescita  non c’è più. Scontro con Monti, si grida al complotto

I dolori del giovane Renzi, così si potrebbe definire lo stato di salute del premier ricordando un grande romanzo epistolare di Johann Wolfgang Goethe pubblicato nel 1774 in cui un giovane, Werther, racconta ad un amico, Guglielmo, un personaggio inventato, le sue infelicità sentimentali, dovute ad un amore impossibile. Ai nostri tempi le lettere non si usano più, solo e-news, in cui Renzi Matteo è un maestro. E sempre più nervoso, prende ombra come un cavallo imbizzarrito. Mette in giro voci di complotti contro di lui che avrebbero per protagonisti personaggi molto noti in ambito europeo. Proprio dai “burocrati” dell’Unione Europea si metterebbero bastoni fra le ruote stoppando ogni iniziativa del nostro governo. Quando si arriva a parlare di complotti per giustificare le cose che non vanno vuol dire che qualche cosa sta accadendo. Non complotti, ma più semplicemente il fatto che le politiche che metti in campo non danno risultati, tante promesse, pochi fatti.

L’ex premier: “Lei rischia di far fare passi indietro all’Europa”. Risposta “Non accetto lezioni da nessuno

Renzi Matteo non accetta le critiche, l’uomo solo al comando non può sbagliare. È accaduto che Monti in Senato abbia pronunciato un discorso, certo duro, nei suoi confronti affermando: “Presidente Renzi, lei non manca occasione per denigrare le modalità concrete di esistenza della Unione Europea, con la distruzione sistematica a colpi di clava e scalpello di tutto quello che la Ue ha significato finora. Questo sta introducendo negli italiani, soprattutto in quelli che la seguono, una pericolosissima alienazione nei confronti della Ue. Con il rischio di un benaltrismo su scala continentale molto pericoloso. Lei rischia di far fare passi indietro all’Europa e c’è già evidenza dei primi effetti negativi”.

Renzi è sbottato ed ha accusato l’ex premier di ogni nefandezza. Certo errori Monti ne ha commessi, ma questo non giustifica il fatto che, magari se possibile, tu ne commetta più di lui. Ancora: la Stampa rivela un particolare sfuggito agli scriba. Monti e Napolitano ascoltando un suo discorso non lo hanno applaudito. E scatta così la sindrome del complotto. I due sono europeisti convinti, da sempre portano avanti la tesi del dialogo, del compromesso e non della rissa con i nostri partner europei. Ed ecco l’ira di Renzi Matteo che  si agita, telecamere sempre aperte. “Non accetto lezioni da nessuno. Per quanto riguarda le regole le considero un valore. Ora a dettare l’agenda europea siamo noi. I compiti li abbiamo fatti,li facciano loro”. Il riferimento è alla Germania, alla “amica” per un giorno e “nemica” per un altro, Angela Merkel.

Siamo il fanalino di coda dell’Europa. I fatti smentiscono l’inquilino  di Palazzo Chigi

Si badi bene che non stiamo entrando nel merito delle politiche fallimentari della Ue, del disastro che sta vivendo l’Unione, della necessità di un cambiamento, di nuove politiche che abbiano come obiettivi il lavoro, l’uguaglianza, i diritti, il welfare, tutte cose ben lontane dalla politica renziana. Il problema è che tutti i successi vantati da Renzi ai vari tavoli europei, le grandi riforme, la crescita che non avrebbe pari, sono tutte invenzioni, smentite dai fatti. La realtà è che siamo il fanalino di coda della Ue, che le cose non vanno, che la crescita, quel poco racimolato in questi due anni, è già finita. Non lo diciamo noi, noti “gufi” ma persone insospettabili di “gufismo”. Come il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, quelli dell’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo. Per ultime segnaliamo le elaborazioni da parte della Cgil dei dati trimestrali resi noti dalle fonti ufficiali,  pubblicate sul terzo numero dell’Almanacco dell’Economia. “Gufi” ma i numeri sono numeri e solo Istat e Inps ne fanno un frullatore  che muta la realtà della situazione economica del nostro paese. La Corte dei conti bolla la Spending review come  un “insuccesso parziale”. Non è ancora niente. Leggiamo le parole di Squitieri: “Il contributo al contenimento della spesa non è più solo riconducibile a effettivi interventi di razionalizzazione e di efficientamento di strutture e servizi quanto piuttosto a operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività”. “Dai tagli operati – ha sottolineato il presidente – è derivato un progressivo offuscamento delle caratteristiche dei servizi che il cittadino può e deve aspettarsi dall’intervento pubblico cui è chiamato a contribuire”.

Squitieri. Il quadro economico mantiene un alto grado di incertezza

Parole ascoltate dal Presidente della Repubblica, dai ministri Pier Carlo Padoan, Stefania Giannini e Graziano Delrio, dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini e dal capo della Polizia Alessandro Pansa. Ancora l’accusa di una “non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di taglio”. Insomma, non ha detto ai governanti siete asini ma poco ci manca.

A Renzi, che ha fatto della flessibilità il centro della battaglia contro i “burocrati” della Ue, Squitieri fa sapere che per ciò che riguarda i conti pubblici “i margini di flessibilità acquisiti in Europa sono interamente utilizzati nella manovra di finanza pubblica per il 2016”. Nei prossimi anni i margini di risparmio dal lato delle spese potrebbero rivelarsi limitati. Così si mantiene il profilo discendente del deficit dei conti pubblici, che tuttavia assume una cadenza più rallentata, restando comunque al di sotto della soglia del 3%”. Squitieri ammette che risanare i conti resti un’impresa: “Per i prossimi anni il profilo programmatico di riequilibrio della finanza pubblica resta impegnativo”. E indica la strada possibile che si chiama investimenti pubblici per la crescita, guarda caso, come chiedono  i “gufi”. Afferma: “Recuperare adeguati livelli di intervento pubblico nel campo delle opere  non rappresenta solo una condizione chiave per il rispetto della clausola europea sugli investimenti richiesta dal governo, ma costituisce anche, e soprattutto, la condizione per ottenere adeguati livelli di crescita, riassorbendo un ritardo nelle dotazioni infrastrutturali che rischia di incidere sul potenziale competitivo del Paese”.   Poi parla di una economia italiana “ormai uscita dalla recessione connessa alla crisi del debito sovrano, ma le vicende più recenti confermano il permanere di un quadro ad alto contenuto di incertezza, soprattutto avendo riguardo allo scenario internazionale. In una fase così delicata per il nostro Paese è fondamentale fornire impulso alla crescita economica e all’occupazione, pur nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”. Ancora:  “La “bassa crescita del Pil e inflazione ai minimi storici rappresenterebbero una combinazione sfavorevole soprattutto per i paesi come il nostro, impegnati in un difficile percorso di convergenza verso il riequilibrio dei conti e di riduzione del debito pubblico”.

L’Ocse assesta un colpo da Ko alle politiche economiche del governo

Passiamo all’Ocse. Il colpo assestato alle politiche renziane è duro, quasi da Ko. Meglio non dirlo altrimenti ti accusano di “complottismo”. La previsione sull’economia mondiale  nel 2016 è stata tagliata di 0,3 punti, a +3%; per il 2017 il taglio è stato anche in questo caso di 0,3 punti, a +3,3%. Tagliate anche le previsioni del Pil dell’Eurozona, di -0,4 punti a +1,4%, mentre le stime sul Pil italiano sono state ridotte a +1%, meno 0,4 punti rispetto alle previsioni di novembre. La Commissione europea a inizio mese aveva assicurato una crescita dell’1,4% nel 2016 e dell’1,3% l’anno prossimo. Il governo, nella nota di aggiornamento del Def rilasciata lo scorso autunno, aveva rialzato la stima 2016 all’1,6%. Si parla di una manovra bis ma per il ministro Padoan va tutto bene.

Almanacco dell’economia: peggiorano i dati di mercato del lavoro, produzione e fatturato industria

Veniamo all’Almanacco e allo studio della Cgil che afferma: “Si può dire che la ripresa appena cominciata è già finita”. Aveva suscitato polemiche questa presa di posizione. I numeri confermano che la previsione era corretta. Dall’elaborazione dei dati macroeconomici sui conti trimestrali dell’Istat, si sottolinea la forbice fra la crescita effettiva del Pil nel 2015 (0,6%) e quella prevista dal Mef (0,9%). Un errore che preoccupa il sindacato di corso d’Italia, poiché preannuncia la possibilità di una manovra correttiva già in primavera: “Le previsioni del governo, su cui sono state fondate le ultime due leggi di stabilità, contenevano dati di crescita superiori dello 0,3%. Decimali – tiene a sottolineare la Cgil – assolutamente non trascurabili”. Peggiorano anche i dati sul mercato del lavoro. La produzione industriale registra una flessione mensile pari a meno 0,7%; il fatturato dei prodotti industriali a meno 1,1%. Nel 2015 le forze di lavoro contano un saldo dei nuovi lavoratori a tempo indeterminato di appena 80mila persone, in media annua, a fronte di 7,5 miliardi di risorse disponibili (tra decontribuzione per nuove assunzioni e riduzione Irap sul costo del lavoro). Il tasso di disoccupazione giovanile resta a  18 punti sopra il livello pre-crisi. Conclusione: la crisi di nervi, i dolori del giovane Renzi hanno una sola causa: il fallimento di una politica fatta di promesse non mantenute. Altro che complotti.

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