Grecia. Crisi umanitaria al confine con la Macedonia. Europa sotto accusa per egoismo nazionalista e immobilismo

Grecia. Crisi umanitaria al confine con la Macedonia. Europa sotto accusa per egoismo nazionalista e immobilismo

Sono ormai più di cinquemila i profughi e i rifugiati che si sono ammassati nel campo di Idomeni, alla frontiera tra Grecia e Macedonia, dopo che i paesi balcanici hanno annunciato di voler adottare un sistema di quote giornaliere per l’attraversamento verso l’Europa del nord. La scorsa settimana, il governo della Macedonia aveva rifiutato l’ingresso ai cittadini afghani, e aveva imposto controlli molto rigorosi sui documenti dei profughi siriani e iracheni, rallentando così il passaggio di migranti e rifugiati. La situazione è poi peggiorata dopo che Slovenia e Croazia, entrambi membri della UE, insieme con Serbia e Macedonia, avevano imposto una quota massima di 580 passaggi al giorno.

Nel nord della Grecia, a Idomeni, frontiera macedone, sta scoppiando una nuova crisi umanitaria. Profughi e migranti continuano ad ammassarsi al ritmo di 800 arrivi al giorno. E da giovedì, appena 150 profughi sono riusciti ad attraversare il confine con la Macedonia. Il numero complessivo dei migranti e dei rifugiati ancora ospitati dalla Grecia, sulle isole e sul continente, supera ormai la quota di 25.000. A Idomeni, profughi e migranti vengono accolti in un campo provvisorio,  dove però si sono già scatenate forti tensioni con le autorità di polizia greche e macedoni. I profughi chiedono che venga applicato loro il diritto di passaggio verso la Macedonia e la Serbia, per attraversare l’Austria e raggiungere infine la Germania.

Tuttavia, l’altro imbuto è stato determinato proprio dalla “civile” Austria, che imposto quote incredibilmente basse di passaggio e di accoglienza dei profughi: appena 80 asilanti al giorno e non più di 3000 attraversamenti giornalieri alle frontiere. La mossa austriaca ha ovviamente suscitato l’ira e l’indignazione del governo di Atene, fino al punto da richiamare l’ambasciatore a Vienna, con la minaccia di una rottura delle relazioni diplomatiche. Tsipras teme l’effetto domino nei Balcani, lasciando che in Grecia si raggruppino decine di migliaia di profughi e migranti. A sua volta, Vienna ha accusato Atene di non aver applicato controlli più rigorosi alle sue frontiere consentendo che un numero eccessivamente alto di persone potessero continuare il loro viaggio verso il nord. Ma lo stesso presidente della Repubblica greco, Pavlopoulos, è intervenuto sabato per difendere l’operato del governo di Tsipras, che aveva detto di rifiutare la trasformazione della Grecia nel Libano d’Europa: “l’Europa non può essere indifferente a quei nostri partner che non rispettano i loro doveri”.

Intanto, mentre infuria la polemica politica internazionale, la Grecia non può cessare di accogliere e ospitare i rifugiati, che intanto approdano sulle sue coste, provenienti dalla Turchia, e in fuga dalla guerra civile siriana. Nelle sole prime ore di sabato, sono sbarcati al porto del Pireo almeno 437 rifugiati, ed altre centinaia sono attesi nel week end.

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