Fiaccolata per Giulio Regeni. Il sindaco: “Le lacrime del mondo stanno bagnando questo scorcio del Friuli”. I ministri chiedono ancora la verità. Nessuna novità sulle indagini

Fiaccolata per Giulio Regeni. Il sindaco: “Le lacrime del mondo stanno bagnando questo scorcio del Friuli”. I ministri chiedono ancora la verità. Nessuna novità sulle indagini

A Fiumicello (UD), si è svolta ieri pomeriggio alle ore 18 la fiaccolata in memoria di Giulio Regeni alla quale hanno partecipato circa duemila persone, silenziose e commosse, nel raccoglimento generale. Un corteo lunghissimo si è snodato per le vie della cittadina friulana sotto una intensa pioggia battente. La partenza è avvenuta dal Piazzale dei Tigli, nei pressi del Municipio, per raggiungere poi il vicino centro polifunzionale dove si sono tenuti gli interventi. A parlare a lungo il sindaco, Ennio Scridel: “Non è facile per un sindaco di una comunità piccolissima come quella di Fiumicello di 5.000 abitanti portare e testimoniare l’onore, l’orgoglio, la dignità di un’intera comunità e di una famiglia, in particolare in questo momento che ha attanagliato nel dolore l’intero paese. Mai avremmo pensato di doverci trovare a ricordare un concittadino, così brillante poi, che aveva lasciato questa terra per conquistare il mondo, per approfondire e per ricordare. Di ricordarlo qua, che ci lascia dopo 28 anni, soli 28 anni. Però con coraggio, sono confortato da quel filo invisibile che lega la comunità fiumicellese. Siamo tantissimi qui stasera e quel filo anche se ce ne andiamo per motivi di lavoro, per motivi di famiglia nel momento importante ci ricongiunge e ci porta a ricordare, a esprimere il nostro dolore, la nostra forza, la nostra dignità rispetto a eventi che sono più grandi di noi imprevedibili, impensabili. Le lacrime del mondo stanno bagnando questo scorcio del Friuli, ex austriaco. Questo pezzo del Friuli che è dentro la società mitteleuropea. Giulio Regeni era un cittadino mitteleuropeo, era figlio di quella cultura, aperto e dialogante. Pretendeva e difendeva equità e giustizia.”

Il sindaco inoltre racconta di come Giulio avesse intrapreso lo stesso percorso che un secolo fa, tra il 1911 e il 1912, aveva portato avanti un altro cittadino mitteleuropeo come lui, il poeta austriaco Rainer Rilke, di origine boema, anch’egli recatosi al Cairo. Il poeta, di ritorno dal viaggio, scrisse una poesia che ha quasi il sapore di una profezia in questo contesto. Il sindaco prosegue e la recita ad alta voce: “Ma quando te ne andasti un varco di realtà irruppe per questa scena per quel varco che tu ti apristi. Vero verde il verde, il sole vero sole, vero il bosco, lo recitiamo ancora. Frasi apprese con pena e con paura sillabando e qualche gesto. Nella tua esistenza a noi, a nostro copione sottratta ci assale a volte e su noi scende come un segno certo di quella realtà. Tanto che trascinati recitiamo qualche istante la vita e non desideriamo l’applauso. Ecco, questo è quello che ha fatto Giulio, ha recitato la sua vita non per applausi, ma per portare avanti libertà.” Anche il parroco don Luigi Fontanot è intervenuto parlando alla folla: “Grazie Giulio per questo dono della tua vita e grazie per il gravoso e doveroso impegno che ci lasci, noi cercheremo di assolverlo al meglio, ma sappi che continueremo a chiedere il tuo aiuto. Come uomo di fede, che nei diversi incontri e colloqui che abbiamo avuto so che tu hai condiviso – ha proseguito- devo dire grazie a Dio, Jhavé Padre, Allah o come vogliamo chiamarlo, grazie a Dio per averci dato Giulio”. I funerali del giovane si svolgeranno non nella giornata di martedì, come si era detto, ma in un giorno ancora da definire della prossima settimana, probabilmente a ridosso del week end. La famiglia, infatti, intende dar modo ai diversi amici di Giulio, sparsi nel mondo, di avere un margine di tempo adeguato per organizzare la loro presenza in Friuli per le esequie.

Intanto, dai risultati degli esami autoptici non sono emersi rilevanti aggiornamenti. La versione rimane quella già diffusa precedentemente: Giulio sarebbe morto per la rottura di una vertebra cervicale che avrebbe comportato complicazioni anche a livello respiratorio, circa dieci ore prima del ritrovamento, avvenuto lo scorso 3 febbraio. Sul fronte egiziano le squadre investigative continuano a lavorare nella speranza di trovare qualche elemento decisivo che possa comprovare quanto sostenuto dai medici legali di Roma, nei riguardi dei segni di pestaggio. A quanto sembrerebbe però, la procura di Giza, incaricata di condurre le indagini preliminari, non avrebbe ricevuto l’ordine di coordinarsi con il team di inquirenti inviato in Egitto dall’Italia. Lo ha detto ad «Agenzia Nova» il capo cancelliere dell’ufficio, Ahmed Nagy. La squadra di inquirenti italiana, formata da sette uomini di Polizia, Carabinieri e Interpol e arrivata al Cairo il 5 febbraio scorso, si starebbe coordinando solo con l’ufficio della procura generale. Mille interrogativi a cui trovare risposta, tra i quali il perché una delegazione italiana insieme al ministro per lo Sviluppo Economico, Federica Guidi, fosse presente sul territorio al momento della scomparsa del giovane, in data 25 gennaio, e non si fosse mossa in quei giorni per capire cosa stesse succedendo. I ministri invocano ancora la verità. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: “Pur essendo l’Egitto un nostro partner strategico con un ruolo fondamentale per la stabilizzazione della regione, l’Italia ha il dovere di difendere i suoi cittadini. Non ci accontenteremo di verità presunte, come già abbiamo detto in occasione dei due arresti inizialmente collegati alla morte di Giulio Regeni.Vogliamo che si individuino i reali responsabili, e che siano puniti in base alla legge”. Il sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore, dice: “Il governo egiziano deve immediatamente mettersi a disposizione per un’inchiesta congiunta, anche perché il massacro di Giulio Regeni è una macchia molto grave da parte di un regime fondamentalmente autoritario”.

La procura del Cairo sta ascoltando amici e conoscenti di Regeni e sta anche esaminando le ultime telefonate ricevute ed effettuate dal giovane. A sbilanciarsi un po’ di più nelle dichiarazioni è un amico egiziano del giovane, del quale giunge testimonianza, ma di cui non si conosce l’identità: “Giulio era un bravo ragazzo e ho pianto quando ho saputo della sua morte. Mi ha fatto tornare in mente un mio amico che è stato ucciso dalla polizia”. Il ragazzo, 25 anni, aveva conosciuto Giulio via internet qualche mese fa, tramite un amico comune. “Lui mi ha aiutato molto. Mi aveva invitato a casa dei suoi genitori per Natale, anche se lui non c’era. Diceva che loro sarebbero rimasti contenti, ma io non potevo. Non è facile per voi stranieri capire”, afferma. Al momento è in Italia. Ha lasciato il Cairo nel settembre scorso per venire non per paura, sostiene, ma per “respirare la libertà”. Ha deciso di rimanere anonimo nel rispetto della sua famiglia e della comunità della quale anche il ricercatore faceva parte. “Era il Ramadan del 2012, dopo il colpo di stato – racconta-, il mio amico era sul microbus mentre faceva il digiuno. Verso le 16 un poliziotto ha litigato con l’autista e ha sparato due volte verso il microbus che era pieno di gente. Il mio amico ha preso una pallottola in testa. In Egitto stiamo vivendo un incubo. Viviamo nel terrore. In Egitto c’è stato un colpo di stato. Abbiamo vissuto un anno di libertà, poi tutto è finito… soprattutto per noi giovani. Ci fanno pagare ogni giorno per quello che abbiamo fatto contro il vecchio regime. Non si può parlare di politica adesso neanche al bar. Quando ti arrestano non chiamano i tuoi genitori e non ti fanno usare il cellulare finché ci sono le indagini. Tanti giovani egiziani sono spariti. I loro genitori girano a vuoto, chiedono negli ospedali, nelle questure e dopo mesi capiscono che sono stati arrestati”. Poi tornando su Giulio dice: “Parlava l’arabo e forse per questo potrebbe essere stato fermato. Quello che mi ha colpito è che lui è sparito per giorni e poi, dopo quasi una settimana, hanno detto che il suo corpo è stato trovato. I criminali comuni in Egitto hanno timore di avvicinarsi agli stranieri, perché sono terrorizzati dalla polizia. Una volta ero con una ragazza inglese e ci hanno avvicinato dei ragazzi armati di coltelli. Appena ho detto loro che la mia amica era straniera sono scappati. Se la colpa fosse di criminali comuni il governo, stanne certo, li troverebbe subito”. E continua: “Ho sentito dire che secondo alcuni Giulio voleva manifestare per l’anniversario di piazza Tahrir. Non ci credo. Non erano abbastanza forti per fare una cosa del genere. Non è facile manifestare al Cairo adesso, diciamo che è impossibile”. Dalla testimonianza del giovane, molte sembrerebbero essere le cose che non tornano.

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