Festa grande per le celebrazioni del “duennale” renziano. Il premier si regala uno staff di 20 persone, il suo, vero governo

Festa grande per le celebrazioni del “duennale” renziano. Il premier si regala uno staff di 20 persone, il suo, vero governo

Iniziate le celebrazioni dei due anni di vita del governo di Renzi Matteo. Ancora non è stata istituita la doverosa Festa nazionale. Ma i 20  personaggi che costituiscono il suo staff, guidati da Tommaso Nannicini di recente nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio, aretino, si dice si occuperà anche di Banca Etruria, hanno in mente di proclamare feste nazionali il 15 gennaio, data di nascita del nostro, il 27 agosto data del matrimonio, altrimenti la consorte che si dice un po’ “fumina” si offende, il 21 settembre, San Matteo. E qualche altra data si troverà, per esempio quelle relative al compleanno dei figli.

Le celebrazioni prevedono diverse giornate, quella dei due anni di vita, verrà ricordata con lapidi, scritte indelebili, sui muri di Roma e di Firenze, leggi Rignano. Per diversi giorni  ne parleranno i media. Già il primo giorno è stato un tripudio. Renzi qua, Renzi là, alla stampa estera, poi al Gran  Sasso, poi l’illustrazione del documento inviato alla Commissione Ue. Televisioni, dichiarazioni a go go, una dopo l’altra, a raffica. È  stato spedito a Bruxelles e alle altre capitali dal ministro Pier Carlo Padoan, sempre meno impegnato visto che l’economia la segue lo staff personale degli amici di Renzi. Per i giornalisti è stato facile spiegare il contenuto di questo “position paper” scritto in inglese, nove paginette, di proposte all’acqua di rose. Hanno copiato  un po’ di parole, commentando a prescindere.

Gli elogi sperticati dei media  del documento inviato alla Ue dal governo italiano

Del resto c’era poco da commentare. I problemi veri dell’Europa, neppure accennati. C’è addirittura la signora Lagarde, confermata direttore generale del Fondo monetario internazionale, che teme per il futuro della Ue, pensa che potrebbe deflagrare, disintegrarsi, ma lui il cavaliere senza paura, resta ancora abbarbicato al fatto che aver realizzato le riforme, quelle che gli chiedevano i sostenitori dell’austerità che, ora, dice di voler combattere. Non lo prendono sul serio. I renziadi sparsi nelle redazioni dei giornali che più contano hanno incassato, facendo finta di niente. Niente  festa, niente lancio di Renzi in prima pagina, ma nel commento, il quotidiano diretto ora da Calabresi, giunto dal giornale di Confindustria,  parla di “ricette” del governo,  Renzi che indica la terapia per il malato . Non ha avuto il   coraggio di lanciare Matteo in prima rimedia con dichiarazioni  rilasciate qua e là da personaggi disponibili , “vuole modernizzare”, “è il governo che ha fatto più di tutti”, “ normale, imperfetto ma prova a cambiare”.

Gli elogi di Repubblica, ma dalla Ue  rispondono: parliamo d’altro

Detta la linea del quotidiano di largo Fochetti il nuovo editorialista economico proveniente dal Financial Times, bel quotidiano, dei poteri forti, dei conservatori. Ferdinando Giugliano titola il suo articolo: “Una proposta per l’Europa”. Annuncia che Renzi “propone alternative”, il tono del documento “è costruttivo”, non le grida, i pugni sbattuti sul tavolo, parla di “strada in salita ma vale la pena di tentare”. Fa finta di ignorare che la “Commissione al momento ha accolto la proposta  con un linguaggio standard” è scritto nella cronaca sempre di Repubblica che l’editorialista non ha letto, si fa per dire. “Tutte le idee sono benvenute – ha detto il portavoce, quello che Renzi non sopporta –ma ora sarebbe meglio concentrarsi su quello che c’è già”.

 Ancora Repubblica. Alberto Bisin, l’amerikano: “Bernie Sanders un populista come Trump”

Uno schiaffone ma Repubblica nel giorno della festa di Renzi è capace di tutto pur di farlo contento. Anche di ospitare un editoriale di un altro bocconiano, Alberto Bisin, detto l’amerikano. Titola l’editoriale “Il populismo Usa tra miracoli e paure”. Incuriositi leggiamo, pensiamo si riferisca a Trump. E così è ma, populista lui, populista anche  Bernie Sanders. Populista di destra l’uno, populista di sinistra l’altro. Anzi quello di sinistra lo è un po’ di più. È vero che il nostro premier vede come il fumo negli occhi gli anziani, tutti da rottamare, che sentir parlare di sinistra, come dice Bernie, di socialismo, lo manda in bestia. Ma per accontentare il premier non si possono dire sciocchezze a più non posso. Sapete perché Bernie è un populista? Perché, scrive il nostro senza arrossire, “propone una larga estensione  del sistema di welfare, grandi  interventi di spesa sostanzialmente permanenti su infrastrutture, lavoro (attraverso un notevole aumento del salario minimo), sanità e istruzione che diventerebbero in larga parte pubbliche e gratuite”. Per far questo bisognerebbe “aumentare le tasse alla classe media”, cosa contraria “ad ogni logica di bilancio”. Nessun commento. Solo un suggerimento ai nostri amici di Sinistra italiana i quali, giustamente, lamentano che Repubblica ha ignorato la grande assemblea di Sinistra  Italiana. Leggano Bisin, magari diano anche una occhiata all’editoriale di Giugliano. Capiranno perché  il quotidiano ora diretto da Calabresi ha pensato bene di oscurare, con una operazione censoria, Cosmopolitica.

Camusso: “Quasi nauseante commentare ogni giorno i numeri del premier che non tornano mai”

Naturalmente, visto come vanno le cose, non potevano mancare le cerimonie della Rai per illustrare i due anni di Renzi. Rai, azienda pubblica, che, come Repubblica, ha pressoché ignorato Cosmopolitica ma ha dedicato trasmissioni come al bis renziano. Questa volta però Radio Anch’io ha chiesto un  parere a Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. E lei ha gelato chi la intervistava: “Per me è quasi nauseante – ha affermato la leader Cgil, a proposito dei dati sui posti di lavoro derivati dal Jobs act, evidenziati dal premier Renzi –, commentare ogni giorno numeri che poi non tornano mai sull’ occupazione. Se poi va un po’ meglio, va bene, ma non c’è un vero spirito riformatore. Intanto, bisogna parlare anche dell’esplosione dei voucher e che si è sommersa una parte del lavoro, e della promessa, ‘adesso ci penso io’, usata come una minaccia verso i sindacati”. Ancora: “All’Unione europea, Renzi chiede giustamente di cambiare la politica di austerità, che non permette di crescere, perfetto. Dopodiché, quali investimenti vantiamo in Italia? Il fatto di aver regalato alle imprese la riduzione dei diritti del lavoro, dicendo ‘fate voi e investite’?”. Insomma, ci voleva, ha rovinato la festa dei due anni. Speriamo che Monica Maggioni, la presidente della Rai o l’amministratore delegato, Dall’Orto ci pare si chiami, non se la prendano con chi ha condotto la trasmissione  e ha invitato la Susanna della Cgil. Ne sarebbero capaci? Pensiamo di sì, vista l’aria che tira.

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