Eni, in migliaia a Roma contro la svendita del ramo chimico. Governo contestato da Cgil, Cisl e Uil

Eni, in migliaia a Roma contro la svendita del ramo chimico. Governo contestato da Cgil, Cisl e Uil

“La chimica dell’ Eni rimanga in Italia”. Lo hanno chiesto con forza gli oltre 3mila lavoratori che hanno manifestato a Roma, e che hanno scioperato in tutti gli stabilimenti del cane a sei zampe d’Italia. Si tratta dell’ennesimo atto di una protesta che va ormai avanti da mesi, in particolare contro l’annunciata cessione del 70% di Versalis (il braccio chimico dell’Eni) al fondo americano Sk Capital, ma anche contro la dismissione della chimica e del sito di Gela, la riduzione della capacità di raffinazione e la cessione sia di Saipem che di Gas & Power.

La cessione di Versalis è l’addio dell’Italia alla grande chimica guidata da Eni

Secondo i sindacati, infatti, questo piano comporterebbe la chiusura definitiva dell’industria chimica nel nostro paese. Il settore, invece, avrebbe bisogno di ulteriori  investimenti per completare la trasformazione dei suoi  stabilimenti in bioraffinerie ‘green’. Sul palco di Piazza Ss Apostoli di Roma, si sono susseguiti gli interventi dei delegati degli stabilimenti del gruppo, dei segretari generali delle federazioni dei chimici di Cgil, Cisl e Uil, Emilio Miceli, Angelo Colombini e Paolo Pirani, oltre a quelli di Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo.

Camusso: “Quale è la politica del Governo che svende i gioielli industriali al primo che passa”

Il segretario generale della Cgil ha chiesto provocatoriamente al governo quale sia la sua politica industriale, “visto che si svendono al primo che passa i nostri gioielli industriali”. Affermando poi che di fronte “all’ennesima divisione che si impone al mondo del lavoro il sindacato non starà certo a guardare”.     Per Carmelo Barbagallo, invece, “Mattei si sta rivoltando nella tomba”, ma i sindacati, “che devono rimanere uniti nella lotta”, non saranno “indotti in rassegnazione” di fronte a una svendita “che rischia di cancellare la chimica dal nostro paese”. Il fondo americano Sk Capital, ha infatti avvertito nell’intervento conclusivo Emilio Miceli, segretario generale Filctem Cgil, “non ha le  caratteristiche per gestire la chimica italiana: ha la sede alle Cayman e non può fare i giusti investimenti di cui avrebbe bisogno il settore. Inoltre vorremmo capire i criteri di questa operazione, non vorremmo un altro caso-Telecom”. “La chimica italiana non è solo l’impresa chiamata Versalis – ha concluso- ma una delle spine dorsali del Paese al pari della siderurgia”.

Coinvolti nello sciopero decine di stabilimenti che impiegano 40mila lavoratori

Lo sciopero ha visto coinvolti tutti i siti e gli stabilimenti italiani del gruppo Eni (oltre 40 mila i lavoratori interessati). Sulla vertenza da registrare anche gli interventi dei segretari di categoria: “Lo abbiamo detto più volte, spesso inascoltati: l’Italia rischia di perdere una importante filiera industriale e l’Eni la sua caratteristica di azienda di ‘sistema’ a garanzia dell’insieme del ciclo produttivo, dall’estrazione al consumo” spiegano i segretari generali delle tre categorie, Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani. “La chimica dell’Eni – vera e propria dorsale del sistema industriale italiano – non può essere venduta a chicchessia: rimanga italiana, per il bene del paese” continuano gli esponenti sindacali: “La nostra contrarietà alle trattative in corso con il fondo  americano SK Capital per la cessione del 70 per cento delle azioni di Versalis (il braccio chimico di Eni) sono unicamente dettate dalla sua assoluta inconsistenza sia finanziaria sia industriale.

Chiesto l’intervento del Fondo strategico di Cassa Depositi e Prestiti, ma non convince la strategia del cane a sei zampe

Intervenga il Fondo strategico della Cassa Depositi e Prestiti, prima che sia troppo tardi”. Una presa di posizione che ha visto convinti diversi presidenti di Regione, sindaci dei Comuni interessati, numerosi parlamentari della Camera, che hanno depositato un atto di indirizzo presso la Commissione Attività produttive, che impegna il governo a un intervento sulla chimica, mentre in Senato la Commissione Industria ha avviato una indagine conoscitiva su Versalis. Ma è l’intera strategia del “cane a sei zampe” a non convincere affatto i sindacati. “Il disegno del gruppo – polemizzano i leader sindacali – resta sostanzialmente quello prospettato nel 2015: consolidare ed estendere le proprie attività di core business fuori dall’Italia, ridimensionando il perimetro delle attività domestiche, a partire dalla dismissione della chimica e di Gela, dalla progressiva riduzione della capacità di raffinazione, alla cessione di Saipem e Gas&Power, veri e propri gioielli dell’industria italiana. In questo modo, Eni presenta interamente il conto della caduta del prezzo del greggio solo al proprio paese”.

Lettera al Presidente della Repubblica e richiesta urgente di incontro al ministro Guidi

“Avvertiamo – insistono i sindacati di categoria – una sottovalutazione politica, quando non addirittura una superficialità, dell’impatto delle decisioni Eni sul paese: per questo abbiamo chiesto un urgente incontro al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi, per poter esprimere fino in fondo le nostre ragioni e preoccupazioni sull’occupazione, l’innovazione, la ricerca, nei siti e nei territori in cui oggi esiste una presenza industriale consolidata di Eni in Italia, a cominciare proprio da quel ruolo fondamentale che nel prossimo futuro avrà la transizione verso la chimica verde“. Nei giorni scorsi, i sindacati dell’energia hanno anche scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinchè faccia sentire la sua voce sulla delicata vicenda, al fine di salvare la chimica italiana.

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