Dopo due giorni di tensioni e discussioni, il Consiglio europeo accetta quasi integralmente il piano Cameron

Dopo due giorni di tensioni e discussioni, il Consiglio europeo accetta quasi integralmente il piano Cameron

Poco dopo le ore 22 di venerdì 19 febbraio, al termine di due giorni di estenuanti trattative a Bruxelles, al vertice di capi di stato e di governo del Consiglio europeo, il premier britannico David Cameron ha confermato che i leader della UE avevano raggiunto l’accordo per la rinegoziazione dei termini per la permanenza della Gran Bretagna. A questo punto, ha aggiunto Cameron, è possibile procedere con il referendum di giugno, che egli affronterà con “all my heart and soul”, con tutta l’anima.

Cosa si sa dell’accordo con la Gran Bretagna

Il primo ministro Cameron, durante la conferenza stampa, ha manifestato toni da vittoria quando ha parlato del confronto con le istituzioni europee: la Commissione, il Parlamento e il Consiglio. Sembra, secondo il premier britannico, che il cedimento dell’Europa alle sue richieste sia stato totale. Infatti, i leader dei 27 paesi europei membri hanno concordato su:

  • Un termine di sette anni per il cosiddetto “freno di emergenza” che pone limiti drastici a tutti i migranti della UE sul suolo britannico, soprattutto sul piano dell’occupazione:
  • Il sostegno finanziario ai minori misurato in base al costo della vita per l’infanzia nei paesi di provenienza per tutti i nuovi arrivati nel Regno Unito, e l’estensione del provvedimento è prevista anche per tutti i lavoratori a partire dal 1 gennaio 2020;
  • Ogni singolo Paese che è fuori dall’eurozona può aprire un dibattito tra i leader della UE sul tema delle regole della stessa eurozona – sebbene senza diritto di veto;
  • La rinuncia inequivocabile all’affermazione, storica, sulla quale si è fondata fino ad oggi l’Europa unita, per cui la cosiddetta “ever-closer union”, l’unione sempre più stretta, si applica anche al Regno Unito.

Intanto, rientrato a Londra, Cameron ha riunito sabato mattina il suo governo, diviso al suo interno tra favorevoli alla Brexit, come il ministro Gove, e coloro che invece, come lo stesso premier, faranno campagna per il cosiddetto “in”, per la permanenza, come la ministra dell’Interno, Theresa May, proprio per fare il punto sull’accordo e definire la data del referendum, probabilmente il prossimo 23 giugno. Da quando è terminata la guerra delle Falklands, mai un governo si era più riunito di sabato mattina.

La reazione di alcuni media britannici

Il Guardian commenta così l’accordo: “Cameron non aveva alcun bisogno di prendere la strada che ha preso sull’Europa. L’intera fase di rinegoziazione è stata un vero e proprio gioco d’azzardo sul ruolo della Gran Bretagna in Europa. Tuttavia, dal momento che vi si è imbarcato, è riuscito a portare a casa un pacchetto di riforme sul quale nessuno, pochi minuti prima dell’accordo, avrebbe mai scommesso”.

A sua volta, il Times sottolinea che “Cameron vorrebbe un’Europa del tipo ‘vivi e lascia vivere’. Cosa che cattura la sostanza di un’Europa in cui la Gran Bretagna potrebbe socialmente rasserenata e una macchina della prosperità senza sottostare a linee rosse o a regole non democratiche. L’Europa del ‘vivi e lascia vivere’ è quell ache Cameron ha promesso insieme col referendum.

Molto duro contro la UE il Telegraph: “è arcana e sclerotica – e gli eventi dei giorni scorsi l’hanno dimostrato. Non sa adattarsi per rispondere a circostanze mutevole o per soddisfare le richieste delle crisi politiche. Ora, gli elettori britannici hanno la loro occasione per pronunciare il loro verdetto, non solo su questo accordo ma sull’intero progetto europeo. La Gran Bretagna ha finalmente l’opportunità di riprendere il destino nelle sue mani. Qualunque cosa il popolo penserà della forza o della debolezza di questo accordo, Cameron ha già meritato un enorme credito di stima”.

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