Disoccupazione di nuovo in crescita, ma per i renziadi va tutto bene. Sorrentino (Cgil): Jobs act e finanziamenti alle imprese, soldi buttati

Disoccupazione di nuovo in crescita, ma per i renziadi va tutto bene. Sorrentino (Cgil): Jobs act e finanziamenti alle imprese, soldi buttati

Non sappiamo perché il ministro Poletti sia particolarmente felice per i nuovi dati forniti dall’Istat in merito alla occupazione, o meglio alla disoccupazione. È vero che chi si accontenta gode, ma è anche vero che l’impudenza è intollerabile e che il ministro del Lavoro non è il solo a farsi prendere dall’entusiasmo. Segue le orme di Renzi Matteo che  dall’Africa continua a sbraitare  sul fatto che come l’Italia in tema di  riforme e ripresa economica non c’è nessun altro paese. Viene smentito dai fatti, tanto che praticamente Renzi è riuscito ad isolare l’Italia, a farsi ridere dietro per le continue gaffe di cui si rende protagonista. Torniamo all’Istat che per confondere le acque non ha rivali nel panorama italiano, europeo, mondiale. I dati resi noti ci dicono, con grande chiarezza , che la nostra economia non va. Non vale neppure attaccarsi agli specchi richiamando il raffronto fra i dati della disoccupazione nel 2015 rispetto all’anno precedente.  I disoccupati sono diminuiti dello 0,5 %.  Ma rispetto al mese di novembre il tasso di disoccupazione sale di 0,1. Dato che i disoccupati sono circa tre milioni e mezzo, per smaltirli, a parte i naturali decessi, ci vorrebbe una trentina di anni.

Si sgonfia l’ottimismo di Renzi, Poletti e Padoan. La crescita non c’è

Completano il panorama in negativo, nel segno di una situazione fortemente instabile, due dati che non possono non allarmare e che a  livello Ue peseranno molto, sgonfiando l’ottimismo del presidente Renzi dei suoi due ministri,Poletti e Padoan. Ci dice l’Istat che dopo il calo registrato nei mesi precedenti (-1 punto percentuali tra giugno e novembre), il tasso di disoccupazione sale quindi nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali, attestandosi all’11,4%. Il numero dei disoccupati a dicembre aumenta quindi dello 0,6% (+18 mila) e la crescita riguarda gli uomini e le persone tra 25 e 49 anni. Diminuiscono anche gli occupati. Dopo il calo di settembre (-0,2%) e ottobre (-0,2%) e la crescita di novembre (+0,2%), a dicembre 2015 anche la stima degli occupati in calo dello 0,1, pari a -21 mila persone. Nel trimestre sale dello 0,1 il numero dei giovani occupati. Niente, in effetti.

Commenti entusiastici da parte di esponenti del governo e della politica. Una forzatura

“Leggiamo commenti entusiastici da parte di autorevoli esponenti del governo e della politica sui dati diffusi dall’Istat e sugli effetti salvifici del Jobs Act. Non solo non convincono – commenta Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil – ma analizzando i numeri, a ben guardare, c’è di che preoccuparsi. Per quanto riguarda gli occupati, infatti, il saldo positivo del 2015 è esattamente lo stesso di quello del 2014, anno in cui Jobs Act e sgravi non erano in vigore, e gli inattivi continuano a crescere mese dopo mese”. Sorrentino parla di “paradossale coincidenza” e si chiede “se davvero si può parlare di effetto miracoloso del Jobs Act e di riuscita delle politiche di elargizione alle imprese dell’esonero contributivo” visto che la tendenza è uguale all’anno precedente, anno in cui, lo ricordiamo ancora, non c’erano né i vantaggi fiscali né i licenziamenti illegittimi facilitati. La cancellazione dei diritti fatta con il Jobs Act e 3,5 miliardi di euro alle imprese in tre anni attraverso l’esonero contributivo hanno prodotto +48 mila posti di lavoro. “Parlare di successo – ribadisce Sorrentino – appare una forzatura”.

Mercato del lavoro stagnante rispetto  all’Eurozona con il tasso di disoccupazione calato ai minimi

Sono numeri, quelli diffusi dall’Istat, che parlano di un mercato del lavoro stagnante rispetto al resto dell’Europa. Per fare un paragone, la Germania oggi ha limato ancora la sua disoccupazione, con un tasso in calo al 6,2% a gennaio: mai così basso dai tempi della riunificazione. Nell’Eurozona, poi, il tasso è calato ai minimi da quattro anni e mezzo al 10,4%. Ma evidentemente Renzi, Poletti, il ministro Padoan non conoscono questi dati. O meglio fanno finta, ma ogni giorno vengono sbugiardati.

Ancora un elemento molto importante da segnalare in merito alle statistiche che Istat produce a getto continuo, in modo confuso, tale da  creare equivoci utilizzati a piene mani dal governo nella sua “politica di grandi proclami, uso sbagliato delle risorse e scarsi risultati”, dice Sorrentino. Nell’ultimo trimestre si registra, e non è la prima volta, anche la crescita degli inattivi (+ 0,2 pari a + 32 mila) coloro che il lavoro non lo cercano più, scoraggiati  da logoranti ricerche. Vengono fatti scomparire come fantasmi quasi che  non facessero parte della popolazione dei disoccupati. Sono persone in carne e ossa.

Resta sempre più difficile barare. Urgente un investimento serio sulle politiche attive

“In una situazione di questo tipo, drammatica, basta pensare al Mezzogiorno, del tutto ignorato dal governo il minimo che si può chiedere all’esecutivo, alla politica, magari anche al Parlamento sempre più esautorato  è una verifica della efficacia delle iniziative legislative, a partire dal Jobs act. Resta sempre più difficile barare, anche i dati Istat ormai non riescono a nascondere la realtà. Sempre più urgente – afferma Sorrentino –  è un investimento serio sulle politiche attive, cosa che finora non è stata fatta”. Parla della nuova agenzia Anpal, nata senza risorse, senza strumenti, non ancora operativa ma in compenso c’è a presiederla un renziano doc, il bocconiano Mauro Dal Monte, l’estensore del Jobs act, che opera in coppia con un altro renzian-bocconiano, neosegretario alla Presidente del Consiglio, Nannicini.

Il valore della Carta dei diritti universali proposta dalla Cgil

Sorrentino parla poi della vertenza dei lavoratori dei centri per l’impiego, che assume connotati sempre più drammatici e di incertezza. “Siamo  alla solita vecchia politica, grandi proclami, scarsi risultati, e soprattutto un uso sbagliato delle risorse. Di fronte al fallimento delle riforme epocali che hanno snaturato il diritto del lavoro scegliendo di delegare alle imprese la crescita e di svalutare l’occupazione, la Cgil ha presentato la sua proposta di Carta dei diritti universali”. “Ci vuole una svolta radicale – conclude Sorrentino – sia sul fronte degli investimenti che sulla regolazione del mercato del lavoro. Se le risorse date alle imprese dalla legge di stabilità avessero finanziato un serio piano di politiche attive e progetti di inserimento lavorativo, l’occupazione prodotta sarebbe stata più alta e di maggiore qualità”.

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