Cosmopolitica. Martini (Cgil): la distanza tra lavoro e nuovo soggetto della Sinistra si colma andando direttamente sul “campo”

Cosmopolitica. Martini (Cgil): la distanza tra lavoro e nuovo soggetto della Sinistra si colma andando direttamente sul “campo”

In sintesi  l’intervento  tenuto da Franco Martini Segretario confederale della Cgil nel corso di uno dei dibattiti di “Cosmopolitica” l’assemblea di Sinistra Italiana in corso al Palazzo dei  Congressi  dell’Eur a Roma. 

Abbiamo sempre considerato il lavoro, quale rappresentanza sociale e politica, quale risorsa della democrazia e del progresso, il vero midollo della sinistra. Nel momento in cui si apre la prospettiva della costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra, non possiamo non assumere il dato critico di una distanza ancora crescente tra il mondo del lavoro e la politica, soprattutto della sinistra, distanza che si misura nella profonda crisi di sfiducia, disincanto, solitudine. Sarebbe un errore interpretare questa distanza solo come un limite di azione, che indubbiamente vi è stato, nel contrasto agli effetti delle politiche liberiste: il lavoro ridotto a merce, peraltro sempre più deprezzata attraverso le ricette fondate sulla riduzione dei salari. Il lavoro come terreno di allargamento delle disuguaglianze, come quella di genere, con le donne che a parità di mansioni con gli uomini, vedono ridotto il loro salario fino al 30-35% in alcuni settori. Ma il limite maggiore è stato di pensiero, politico e culturale, un clamoroso ritardo nel cogliere i profondi mutamenti del lavoro. Occorrerebbe riflettere di più sui vent’anni di flessibilità, che hanno aperto all’epoca della precarietà, anche selvaggia. Non si è trattato solo della destrutturazione del tradizionale lavoro manifatturiero, ma anche l’espressione di nuove tipologie, nuovi mercati e settori, che mettevano in discussione una visione monoculturale del lavoro. Ma la nostra iniziativa si è forse preoccupata più di opporsi a quanto stavano portando via a chi già aveva e molto meno a chi mai aveva avuto, in termini di diritti e condizioni.

Oggi, rappresentare il lavoro, impone l’affermazione di un progetto nuovo di sviluppo, senza del quale la stessa azione di tutela diventa impossibile. Come può essere difesa e migliorata la condizione delle donne del commercio, senza mettere in campo un nuovo modello di consumo, dal quale derivano i modelli organizzativi, che al. Omento negano le politiche di conciliazione tra vita e lavoro? Come possiamo difendere e rilanciare un settore anti ciclico come l’edilizia, se dal costruire non passiamo al ricostruire, al restaurare, al valorizzare i patrimoni esistenti. Come possiamo tutelare gli operatori della cultura se non affermiamo il primato di questo settore in un Paese come l’Italia, oppure, valorizzare la funzione sociale del lavoro pubblico, come condizione per difendere ed estendere i sistemi universali di tutela sociale. Se vogliamo ridurre la distanza tra lavoro e nuovo soggetto politico della sinistra, sarà necessario che il percorso immaginato incroci la concretezza delle condizioni nel lavoro, andando direttamente “sul campo”.

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