Caso Regeni. Sabato la salma in Italia. Procura apre inchiesta per omicidio. Sco, Ros e Interpol pronti a collaborare

Caso Regeni. Sabato la salma in Italia. Procura apre inchiesta per omicidio. Sco, Ros e Interpol pronti a collaborare

È previsto per sabato, attorno alle ore 13, presso l’Aeroporto di Fiumicino il rientro in patria della salma del giovane ricercatore, Giulio Regeni, trovato morto al Cairo. Il pm Sergio Colaiocco, che ha avviato il procedimento per omicidio, ha fatto richiesta per un’immediata autopsia, che sarà effettuata presso l’Istituto di medicina legale La Sapienza di Roma. Sulla morte del giovane molte congetture e poche risposte ancora ottenute. Sarebbero perfino apparse su alcuni organi di stampa delle notizie che farebbero riferimento a collegamenti tra il giovane e l’intelligence italiana, ma le smentite da parte di quest’ultima non hanno tardato ad arrivare, gridando alla strumentalizzazione della vicenda. In Italia vige lo sdegno e lo sconforto. Al Senato, il Presidente Pietro Grasso rinnova “solidarietà alla famiglia” e la richiesta di giustizia e verità al governo egiziano, così come il Presidente della Commissione Affari esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini afferma: “Non possiamo accettare la manipolazione della verità e la manipolazione c’è già stata perché nel giro di una giornata fonti egiziane, attribuibili ad autorità diverse, hanno dato versioni diametralmente opposte. E proprio alcune di queste spiegazioni, altamente fuorvianti, inducono l’Italia ad essere inflessibile. Il presidente Mattarella e Renzi sono stati espliciti. Sconti non ne possiamo fare”.

Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri, confida nell’impegno preso dal Presidente Al Sisi e dal ministro degli Esteri egiziano riguardo la collaborazione promessa.

L’Italia ci vuol vedere chiaro ed è per questo che il magistrato Colaiocco ha avviato la procedura di rogatoria internazionale, per permettere lo scambio di dati e di atti tra il nostro Paese e la magistratura egiziana, sotto forma di “cortesia”, che potrebbe esserci concessa in questa data situazione.

Inoltre un primo contatto tra la squadra investigativa italiana (che arriverà questo pomeriggio al Cairo) e i diplomatici italiani, presenti sul posto, è già avvenuto, grazie al quale i Nostri hanno potuto constatare a che stato delle cose si trovino le indagini al momento e in che modo stiano procedendo e intendano procedere in futuro i nuclei operativi egiziani in azione da giorni, in modo tale che, al proprio arrivo, saranno stati già informati e pronti per passare alla pratica. Il team italiano è composto da elementi provenienti dallo Sco della Polizia, dai Ros dei Carabinieri e dall’Interpol. Compieranno di persona approfondimenti sui risultati della prima autopsia, richiesta dalla Procura del Cairo, e cercheranno di ricostruire sul posto gli spostamenti del giovane da dodici giorni a questa parte.

Tra il Governo, i ministri italiani continuano a fare promesse e ad esporre il proprio punto di vista nei riguardi della tragica vicenda, come il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che nella puntata di “Agorà” su Raitre, nella quale è stato ospite ieri sera, ha dichiarato:“La rabbia per quello che è successo a Giulio non può limitarsi ad essere tale, deve tradursi nello sforzo della verità, nell’ottenere la verità”. Nei confronti di un’eventuale richiesta di estradizione, aggiunge che “tutte le procedure dovrebbero essere attivate affinché la giustizia sia severa e senza indulgenza nei confronti di chi ha realizzato tutto questo”. Riguardo i trattati bilaterali, conclude che è necessario verificare che cosa ci sia scritto in quello stipulato tra l’Italia e l’Egitto, facendo valere in primo piano l’interesse della giustizia italiana, convinto inoltre che i buoni rapporti tra i due Paesi siano a favore della verità, che, prima o poi, verrà a galla.

Inutili le opposizioni della famiglia alla volontà de “Il manifesto” di mandare in stampa l’inchiesta di Regeni, l’ultimo articolo che il giovane aveva inviato al giornale prima della sua scomparsa. “Racconta con un’efficacia unica quel poco che è rimasto del sindacalismo indipendente in Egitto”, spiega Giuseppe Acconcia, collaboratore della testata. Giulio Regeni infatti aveva collaborato con il giornale nascondendo al pubblico la sua vera identità, dietro falso nominativo, forse per paura di ripercussioni. Ora, l’articolo è stato pubblicato e in fondo è stato firmato, per la prima volta, con il vero nome dell’autore. “Il Manifesto” ci tiene a ribadire, in un articolo di oggi, che il giovane è scomparso non in un giorno qualunque. Il 25 gennaio è una data importante per l’Egitto: quel preciso giorno cadeva il “quinto anniversario della rivolta contro Mubarak di piazza Tahrir 2011, in un intenso clima di mobilitazione giovanile, sociale e politico non solo di memoria, ma inevitabilmente contro l’attuale regime militare del golpista Al Sisi; mobilitazione contro la quale si è scatenata, come negli anni precedenti, la repressione e le retate della polizia, stavolta con centinaia di arresti preventivi”, scrive “Il Manifesto”. E continua: “Giulio Regeni non era né un violento né un nemico dell’Egitto, al contrario amava quel Paese ed era esperto di lotte sociali, in particolare del sindacato egiziano e, dottorando a Cambridge, di crisi dei modelli economici del Medio Oriente.”

Sorpresa e gioia nel comune di Fiumicello (UD), paese di Regeni, dove è giunta la notizia del rimpatrio della salma. Nessuno, sindaco compreso, si aspettava una così tanta celerità, considerando i tempi lunghi della burocrazia. È stata indetta dall’amministrazione comunale per domenica 7 febbraio una fiaccolata in memoria di Giulio.

Intanto sui social si riversano ancora interminabili fiumi di parole e pensieri rivolti a Giulio e alla famiglia, ai genitori Claudio e Paola, che ringraziano sentitamente per il calore della vicinanza che tutta Italia gli sta dimostrando. Si espone soprattutto la mamma di Giulio, Paola Deffendi, che risponde ai messaggi degli amici del figlio, ringraziandoli, ma “con il cuore spezzato”. E’ stato creato un profilo Facebook in queste ore, dal nome “RIP Giulio”, sul quale ci si è dati un appuntamento reale davanti all’ambasciata italiana per la giornata di sabato 6 febbraio. Alle ore 16, tutti lì davanti, perché un fatto come questo non può essere ignorato, “Giulio Regeni è uno di noi. È morto come uno di noi”.

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