Caso Regeni, i risultati dell’autopsia: causa della morte è la frattura di una vertebra cervicale. Martedì i funerali a Fiumicello

Caso Regeni, i risultati dell’autopsia: causa della morte è la frattura di una vertebra cervicale. Martedì i funerali a Fiumicello

Al Cairo nei pressi dell’ambasciata italiana l’atmosfera è solenne. Di ora in ora appaiono nuovi cartelli, aumentano i fiori e le candele, depositati simbolicamente sul luogo (dove ieri si è tenuto un sit-in) in memoria di Giulio Regeni, ricercatore italiano ritrovato morto nella giornata del 3 febbraio. Centinaia ancora le persone provate dalla tragedia che, in segno di rispetto e vicinanza alla famiglia, vogliono recare omaggio al giovane. A rincarare la dose di dolore e di sconforto ci pensa la notizia giunta questa mattina da Roma, sulla triste verità sulla morte del giovane.

Dall’esame autoptico, richiesto dal pm Sergio Colaiocco ed eseguito dall’equipe medica dell’Istituto di medicina legale La Sapienza di Roma, sulla salma è emerso nei risultati che la causa che avrebbe portato al decesso sarebbe da far risalire alla frattura di una vertebra cervicale del collo, con conseguente rottura del midollo e crisi respiratoria, fino all’irreparabile. L’equipe di medici legali, coordinata dal dottor Vittorio Fineschi, ha elaborato due ipotesi possibili sulla dinamica: un violento colpo inferto al giovane all’altezza del collo o, forse, una rotazione innaturale alla testa del giovane su un lato oltre il punto di resistenza, indotta da una persona di fronte a lui. Per vederci chiaro bisognerà aspettare che siano fatte altre verifiche. L’autopsia è ancora in corso, la salma fino ad ora è stata sottoposta ad una Tac, un esame tossicologico e radiografie, ma si procederà con ulteriori esami, poiché i segni di percosse, abrasioni e fratture evidenti lasciano spazio ad altre ipotesi possibili che potranno essere confermate o meno soltanto in un secondo momento. Inoltre, nel corso dell’autopsia sono stati raccolti numerosi reperti che sono stati sottoposti ad analisi specifiche di laboratorio, portando ad escludere che vi siano stati abusi. Solo ad esami conclusi si potrà però arrivare ad un verdetto sicuro e  dire con maggiore precisione come si sia svolta la tragica vicenda.

Il pm Sergio Colaiocco ha firmato stamani il nullaosta per la restituzione ai familiari della salma, che lascerà domani l’Istituto per fare ritorno a casa, nell’amato paesino friulano di Fiumicello, dove martedì si svolgeranno i funerali. Questa mattina, alle 10.30, durante la messa della domenica, il parroco, Luigi Fontanot, parlando ai parrocchiani ha evitato di spendere parole superflue sulla vicenda di Giulio. Ha preferito recitare in suo ricordo la parabola sul martire e sulla sofferenza. Si è poi fermato a parlare con i giornalisti, dicendo: “Giulio è stato ucciso per quello in cui credeva”. Ha spiegato così la scelta della parabola per l’omelia: “Di solito quando pensiamo al martire pensiamo ad una figura da supereroe, invece si tratta di persone normalissime”, facendo un chiarissimo riferimento a Giulio Regeni. Al termine della celebrazione ha ribadito a tutta la comunità l’appuntamento delle ore 18 per la fiaccolata, presso il Piazzale dei Tigli.

Appresa la notizia dei risultati dell’autopsia, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano ha commentato: “È stato un pugno allo stomaco, e il respiro non è ancora pienamente tornato. Abbiamo potuto vedere gli esiti dell’autopsia, è qualcosa di inumano, una violenza animalesca. È interesse pieno del presidente Al Sisi collaborare. Abbiamo mandato i nostri in Egitto, lavorano in una squadra mista con l’Egitto, spero che ci sia la massima collaborazione. Riportare a galla la verità vuol dire anche evitare che altre vite siano spezzate in questo modo. Quella morte fa onore all’intera Italia, è il sacrificio di un ragazzo che cercava la verità. Io lo prenderei con il massimo della serietà un funerale di stato, poi non compete a me, deciderà il presidente del Consiglio”.

Le indagini intanto proseguono al Cairo, dove è impegnata la nostra squadra investigativa coadiuvata da quella egiziana. Trapelano nuovi particolari e aggiornamenti sulla vicenda dai più autorevoli organi d’informazione del Paese, come il quotidiano filo-governativo egiziano “Al Ahram”. Rifacendosi ai risultati divulgati dagli inquirenti, sia sulla versione cartacea del giornale che su quella online, si legge la notizia: “La squadra di inquirenti esamina tutte le relazioni della vittima, sia con egiziani che con stranieri residenti al Cairo, e i luoghi che frequentava. Le indagini hanno analizzato in particolare gli ultimi momenti prima della scomparsa della vittima e si è constatato che egli il 25 gennaio era ad una festa in compagnia di un certo numero di suoi amici e dopo è scomparso”. In realtà, non è ancora chiaro se il giovane sia riuscito o meno ad arrivare alla festa e se sia stato quindi rapito durante il tragitto, presumibilmente attorno alle ore 20. Inoltre è riportato dal giornale che il capo del Dipartimento di Sicurezza generale, Garir Mostafa, sostiene che si tratti di un atto criminale e non terroristico, ma tali dichiarazioni e ipotesi non sono in accordo con il parere degli inquirenti italiani. Proseguono gli interrogatori. Il quotidiano rivela in particolare che il generale Alaa Azmy, assistente del direttore del Dipartimento generale delle indagini di Giza, ha diretto investigazioni approfondite per esaminare gli appartamenti abitati della “Città del 6 ottobre” (il quartiere all’estrema periferia ovest del Cairo dove è stato rinvenuto il corpo di Regeni), ponendo sotto esame coloro che vi abitano e arrivando a saperne di più su coloro che frequentano la zona.

Sotto una pioggia battente circa duemila persone hanno partecipato stasera alla fiaccolata in memoria di Giulio Regeni. Il lungo corteo è partito dal Municipio per raggiungere il vicino centro polifunzionale dove si sono tenuti brevi interventi, primo tra questi quello del sindaco Ennio Scridel. Ha chiesto al termine che “sia fatta piena luce sulla morte del giovane cittadino”. “Penso – ha aggiunto – che la famiglia abbia il diritto di sapere quanto è successo, così come questa comunità del Friuli” ma soprattutto quello che vogliamo davvero è che “il pensiero di Giulio venga portato avanti, che venga portata avanti quella difficile battaglia per i diritti dei lavoratori. Non è una battaglia facile da affrontare nel secondo millennio e in alcune realtà. Secondo me – ha aggiunto Scridel – l’Italia e l’Europa è una battaglia che possono compiere”. Quindi si sono avuti altri due interventi, uno di giovani appartenenti alla sede giovanile e infine quello del parroco, don Luigi Fontanot, che ha letto un messaggio inviato dall’arcivescovo Carlo Roberto Maria Redaelli. Alla fiaccolata hanno partecipato anche alcuni appartenenti alla comunità musulmana.

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