Bersani bombarda il Pd renziano. Speriamo che le munizioni non siano a salve

Bersani bombarda il Pd renziano. Speriamo che le munizioni non siano a salve

Non c’è dubbio. È la giornata in cui Pierluigi Bersani ha deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di denunciare la deriva neocentrista del Partito democratico di Renzi. Le accuse mosse dall’ex segretario sono state formulate a margine di un importante convegno organizzato dal Nens, di cui è presidente l’ex ministro Vincenzo Visco. Dalle sue parole, sembra che Bersani abbia voluto finalmente aprire il dibattito pubblico attorno a presente e futuro del più grande partito italiano, di governo e membro del Socialismo europeo. Le parole di Bersani sono contenuto in un video diffuso dal quotidiano Repubblica, e ovviamente hanno suscitato reazioni favorevoli, e soprattutto l’ira di molti renziani.

“Sto dando una sveglia” e “ho fiducia che sia ascoltata”, ha detto Pier Luigi Bersani a proposito del caso Cuffaro e delle tessere farlocche o acquistate da ad hoc nel Pd in Sicilia. “Noi, il Pd, – aggiunge l’ex-segretario – non siamo un partito di potere buono per tutti gli usi. Siamo un partito di governo, di centrosinistra, di cambiamento. Con il nostro profilo. Non siamo un porto dove può sbarcare chiunque”. Ma il Pd sta diventando un partito post democristiano? “Se pensassi una cosa del genere… tra l’altro è un po’ un insulto anche alla Dc. Se parliamo di momenti degenerativi della Democrazia Cristiana, che ci sono stati, allora possiamo discuterne ma la Dc ci teneva al suo profilo”. Insomma, sottolinea Bersani, “Sarà difficile portarci dove non vogliamo andare”, a proposito invece del destino della sinistra del Pd, ormai messa alle corde dalle tante riforme renziane, poco o affatto condivise. Lo dice a chi gli chiede se è la minoranza del Pd a non volersi adeguare alla linea del segretario Matteo Renzi o se è il premier che sbaglia direzione. La domanda riguardava sia gli ultimi casi degli apporti dei verdiniani alla maggioranza in parlamento sia alla vicenda delle tessere Pd ai cuffariani in Sicilia.

Bersani poi ha usato parole molto dure quando ha voluto giudicare l’operato del governo. Sulla sanità: “è in corso una strisciante privatizzazione del sistema sanitario, senza che nessuno ne discuta”. È  l’allarme di Bersani. “Sarà ora di dire – sottolinea – che ci si sta portando dove non vogliamo andare: i tagli alla sanità a botte di tre-quattro miliardi e poi vedrete che quando siamo a fine anno alle Regioni il governo darà mezzo miliardo e diranno che è un incremento. E i presidenti delle Regioni non aprono bocca”. Bersani osserva inoltre che ormai “chi ha i soldi e un buon reddito va ormai dal privato, tanto non perde tempo; chi non ha i soldi in tasca tende a non poter accedere alle prestazioni del servizio sanitario” per le carenze provocate dai tagli che creano file di attesa lunghissime. “E attenzione – continua – che si sviluppano meccanismi di natura contrattuale dove sostanzialmente si chiama integrativo quello che via via diventa sostitutivo o che è comunque concorrenziale alle strutture pubbliche che andranno comunque mantenute e quindi noi avremo un incremento nella composizione pubblico-privato e nella spesa sanitaria micidiale”. Bersani conclude: “Occorre tenere presente il problema che prima o poi andrà anche aperto in qualche sede politica, perché è una cosa non da poco”. Infine, Bersani precisa che la legge sulle unioni civili era già nel suo programma elettorale del 2013: “è una delle poche cose che si stanno facendo e che era nel programma del 2013. Ci tengo in modo particolare che vadano in porto e superino anche le difficoltà” e sottolinea di aver proposto in passato “una soluzione alla tedesca”. “Sono state fatte – conclude – tante altre cose che non erano nel  programma del Pd, ma questa era nel programma”.

Sul piano delle reazioni, al netto dei comunicati dei renziani di ferro, della prima, seconda e terza ora, che ovviamente sbeffeggiano Bersani e il suo tentativo di aprire un versante al dibattito politico in seno al Pd, segnaliamo due importanti posizioni: una, quella di Franco Monaco, che prosegue nell’invito alla separazione consensuale, e l’altra del presidente della Giunta regionale dell’Emilia Romagna e capo della Conferenza delle Regioni, ex coordinatore dei bersaniani ed ora passato nel campo renziano. Franco Monaco sostiene che “c’è materia in abbondanza per l’allarme levato da Bersani. Ma si dovrebbe essere conseguenti. Da tempo sostengo che non serve inasprire la polemica interna al PD sul partito della nazione, con un inesorabile corredo trasformistico: si prenda serenamente atto di una differenza identitaria e strategica incomponibile e si proceda senza strepiti a una ‘separazione consensuale’ tra le due anime del Pd. Se ve ne saranno le condizioni, cambiando l’Italicum, si potrà dare vita a un centro-sinistra con il trattino”.

L’affondo sui tagli alla sanità tira in ballo direttamente Stefano Bonaccini, in passato sostenitore di Bersani, oggi renzianissimo e alla guida della conferenza delle Regioni. Infatti Bonaccini risponde: “Quest’anno – fa sapere – il fondo sanitario nazionale cresce di un miliardo e 300 milioni rispetto al 2015. Questo è un dato di fatto, e non mi pare francamente che possa essere considerato un taglio alla sanità, a meno che la matematica non sia diventata una opinione. Così come stiamo già lavorando affinché possa incrementare anche nei prossimi anni”. In realtà le cose non stanno proprio così, Bonaccini trucca le carte. La legge di stabilità, al contrario di quanto chiedevano le Regioni e il loro presidente Chiamparino, ha bloccato l’incremento necessario di 3 miliardi di euro, e stabilizza la cifra sui livelli del 2014, circa 111 miliardi di euro complessivi. Quindi, si tratta di una sottrazione di risorse, cui le Regioni dovranno rispondere ai cittadini e alle prestazioni sanitarie.

Per quanto riguarda poi l’accusa di “strisciante privatizzazione del sistema sanitario”, scrive Bonaccini, la “dimensione del privato in sanità non è cresciuta in questi anni. Il ruolo del pubblico si è potenziato al punto tale da consentire al sistema sanitario di questo paese di essere tra i primi in Europa”. Bonaccini conclude così: “Non mi pare francamente che tutto questo possa configurare una diminuita attenzione nei confronti di quello che rappresenta uno dei valori fondanti di un’intera nazione”. Ancora una volta, ci tocca smentire le parole del presidente Bonaccini. L’allarme sulla progressiva privatizzazione è stata lanciata dai medici, che su questo apriranno la vertenza con uno sciopero. E non solo. Il recente decreto Lorenzin che obbliga centinaia di migliaia di persone a fare a meno di 200 prestazioni una volta considerate gratuite o dal ticket moderato, invita a uscire dal sistema sanitario pubblico. Ma potremmo continuare all’infinito. Ciò che conta è che Bersani abbia finalmente aperto la breccia. Ora, occorre che facciano seguito atti coerenti.

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