Ancora troppi misteri e silenzi sulla morte di Giulio Regeni in Egitto. Verità e giustizia, chiedono autorità di governo e SEL

Ancora troppi misteri e silenzi sulla morte di Giulio Regeni in Egitto. Verità e giustizia, chiedono autorità di governo e SEL

E’ stato ritrovato al Cairo il cadavere del giovane ricercatore italiano, Giulio Regeni, in loco per scrivere una tesi sull’economia egiziana presso l’American University, del quale si erano perse le tracce da almeno undici giorni (dal 25 gennaio scorso). Noura Wahby, la sua migliore amica, era stata la prima a lanciare l’allarme per la scomparsa. Il luogo preciso del ritrovamento è alquanto improbabile. Si tratta infatti di una strada tra Il Cairo ed Alessandria, di collegamento tra le due città e molto lontana dalla residenza del giovane, posizionata in un quartiere centrale di Giza (el Dokki), o dal luogo dell’appuntamento con un amico (5 km in linea d’aria più a ovest, sulla sponda opposta del fiume Nilo) che avrebbe dovuto incontrare proprio il 25 gennaio, il giorno in cui è scomparso.

Il mistero del ritrovamento e le tante verità sulla morte del giovane

E’ stato trovato ai bordi della strada, spogliato della dignità e dei vestiti, dai fianchi fino ai piedi. Sulla base di quanto riferito dal procuratore di Giza, Hosam Nassar, il quale ha dato precise istruzioni nel condurre le indagini sul caso, sarebbero emersi diversi elementi sui quali soffermarsi. Dopo il ritrovamento, ha disposto un’autopsia immediata sul corpo straziato. Evidenti coltellate alle spalle, un orecchio mozzato, tagli sul naso, ustioni di sigarette sulle braccia, ecchimosi da pugno in faccia ed altri segni di percosse lo ricoprono dalla testa ai piedi. “E’ stata una morte lenta”, asserisce con certezza il procuratore, ma ancora non risultano chiari il motivo e le dinamiche dei fatti. Anzi, i dati non tornano e le versioni date dalle autorità del luogo risultano tra loro diverse e contrastanti. Tant’è che una successiva smentita nei confronti di tali dichiarazioni della Procura è stata divulgata da parte di Ashraf al Anany, direttore dell’ufficio stampa del ministero dell’Interno egiziano, che afferma: “La questione è delicata e nessuno dovrebbe fare simili osservazioni. Non c’è stata alcuna tortura e l’assenza di segni è stata confermata dai funzionari dell’obitorio di Zeinhom, dove si trova il corpo del ragazzo”.

Due piste investigative egiziane: omicidio e incidente stradale

Il caso si fa ancora più intricato e la matassa difficile da sbrogliare. Emergono di ora in ora nuovi particolari riguardo la permanenza del giovane in Egitto. Oltre a dedicarsi allo studio, Regeni stava seguendo da vicino delle questioni spinose, che lo hanno visto coinvolto anche in arresti, a causa delle sue intromissioni nei fatti del Paese, captando indiscrezioni sui movimenti operai egiziani, soprattutto. L’obiettivo era quello di arrivare ad intervistare, tramite contatti, attivisti per i diritti dei lavoratori, così da completare il suo progetto d’inchiesta, come si viene a sapere dal quotidiano filogovernativo “Al-Ahram”. Avrebbe poi trasmesso le notizie apprese, in procinto di essere divulgate, a “Il Manifesto”, con il quale da tempo aveva avviato un’attività di scambio.

Le testimonianze ‘anonime’ dall’Egitto e i riscontri nella redazione del Manifesto

Tutto ciò è stato anche rivelato da testimonianze di persone del luogo, che hanno preferito restare anonime, e da un membro della redazione, Giuseppe Acconcia, che ha confermato la collaborazione del giovane con la testata, per la quale scriveva sotto falso nome, temendo che le sue dichiarazioni mettessero in pericolo la sua incolumità. Si sentiva minacciato. Tale versione dei fatti è stata confermata anche dal collega di Acconcia, Simone Pieranni. E la pista dell’omicidio criminale si intensifica. “Il Manifesto” ha preso la decisione di rendere noto il lavoro di Regeni, pubblicando quell’ultimo articolo inviato in redazione dal giovane qualche giorno prima della sua sparizione. La famiglia non è d’accordo e si oppone strenuamente, inviando tramite avvocato una diffida al giornale, che prosegue comunque per la propria strada, confermando che non tornerà sui propri passi: “L’inchiesta ci sarà!”. Al momento dunque le due piste ipotizzate riguarderebbe l’ipotesi di un omicidio, da un lato, e di un possibile incidente stradale avvenuto, dall’altro. Sulla seconda possibilità sembra concentrarsi particolarmente il Direttore del Dipartimento investigativo di Giza, Khaled Shalabi, che, d’accordo con quanto sostenuto da Ashraf al Ananys, nega la presenza di coltellate e dichiara: “Il movente criminale è da escludere, le prime indagini evidenziano che è stato vittima di un incidente d’auto”. Intanto la Procura, voce fuori dal coro, continua per la sua strada, interrogando gli amici e tutte le persone vicine al ragazzo in Egitto. L’annuncio del ritrovamento in Italia è stato dato presso l’ambasciata italiana.

Le Autorità italiane: “Vogliamo la verità”

La Procura di Roma intanto, con a capo il procuratore Giuseppe Pignatone, ha aperto un fascicolo dove si procede contro ignoti per il reato di omicidio, affidando l’indagine al pm Sergio Colaiocco, con l’appoggio della polizia giudiziaria. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, auspica che sia fatta chiarezza sulla vicenda e se vi sono dei responsabili che siano consegnati alla giustizia. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha parlato con l’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi, rappresentandogli l’esigenza che la salma sia presto restituita alla famiglia. Il Ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, ha dichiarato: “Chiediamo che la verità emerga fino in fondo. Lo dobbiamo in particolare alla famiglia colpita in modo irreparabile ma che almeno pretende di conoscere la verità”. Ha poi dato indicazione al Segretario Generale della Farnesina, Michele Valensise, di convocare l’ambasciatore egiziano, Amr Mostafa Kamal Helmy, in rappresentanza del Governo italiano, al fine di manifestare lo sconcerto per la tragica morte del giovane. Ci si aspetta d’ora in poi “la massima collaborazione da parte delle autorità egiziane a tutti i livelli, alla luce della eccezionale gravità di quanto accaduto al nostro connazionale e dei tradizionali rapporti di amicizia e vicinanza tra i due Paesi”, e, nella speranza che “sia fatta piena chiarezza sul caso”, si rinnova la richiesta alle autorità egiziane di avviare immediatamente un’indagine congiunta con la partecipazione di esperti italiani, chiedendo che il corpo del giovane Regeni sia al più presto rimpatriato in Italia. Helmy dal canto suo si è mostrato estremamente provato, esprimendo a nome del suo Paese profondo cordoglio per l’accaduto. Ha inoltre assicurato che l’Egitto fornirà la massima collaborazione per individuare, qualora fosse confermata la versione dell’omicidio, i responsabili di questo atto. L’Italia si sta dunque muovendo per far luce sul caso. Una squadra italiana di sette uomini, tra Carabinieri, Polizia e Interpol, è stata affiancata alle autorità egiziane, per un maggiore supporto investigativo nelle indagini in modo da contribuire al disvelamento della verità.

In stretto contatto il nostro Ambasciatore e il miniestro degli Esteri egiziano

 Il Ministero degli Esteri egiziano, per poter avere aggiornamenti sulle indagini e seguirne gli sviluppi, ha in contemporanea convocato l’ambasciatore italiano Massimo Massari, con il quale intende tenersi in contatto anche nei prossimi giorni. La notizia ha fatto il giro del mondo e si è naturalmente diffusa anche sui socialnetwork. Ma, a differenza di qualche giorno fa quando ancora regnava sovrana la speranza di poterlo ritrovare vivo, da ieri sembra calato un velo di dolore e di sconforto per la morte del ragazzo. Il tono dei messaggi e dei commenti è cambiato. L’hashtag: #whereisgiulio ormai è da ritenersi inutile. Giulio è stato ritrovato, ma il lieto fine in cui tutti speravano non si è verificato. “Com’è potuto accadere?”, è la frase più scritta dagli utenti Twitter. Sì, perché è lo sconcerto il sentimento che fa da padrone in questo frangente, nel tentativo di trovare una spiegazione a qualcosa di inspiegabile, che rende impotenti. I genitori del giovane, al momento in Egitto, accompagnati dall’ambasciatore italiano, Massimo Massari, hanno riconosciuto il corpo del proprio figlio all’obitorio di Zeinhome. Il premier Renzi li ha raggiunti al telefono, ma, chiusi nel loro dolore, preferiscono non rispondere alle telefonate, evitando interviste e giornalisti.

Lutto cittadino a Fiumicello, Paese del giovane ricercatore

E ancora sui social, vengono pubblicate frasi dagli amici di Giulio rivolte ai familiari e colpisce, lì tra tutti, il pensiero del sindaco di Fiumicello (UD), Paolo Dean, molto legato al giovane: “Una notizia che non avrei mai voluto apprendere.. Ancora adesso spero non sia vera.. Ciao Giulio..”. E’ lutto cittadino nel paesino di Fiumicello, sconvolto dalla notizia, dove le bandiere di tutti gli edifici pubblici sono state listate a lutto. Annullata è anche la festa del patrono, San Valentino, del 14 febbraio. Su decisione della giunta, a Giulio Regeni sarà intitolato il Centro di aggregazione giovanile di Fiumicello. “A Fiumicello siamo unitissimi, è come se fosse venuto a mancare un figlio nostro. Il clima è pesantissimo ed è piombato un silenzio che esprime più del dolore”, sono state le parole del sindaco.

La presa di posizione del Coordinatore nazionale di Sel, Nicola Fratoianni

Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel, afferma in un comunicato: “Il governo italiano esiga fino in fondo la verità sulla barbara esecuzione di Giulio Regeni al Cairo. Il balletto di ricostruzioni più o meno verosimili avanzate dalle varie autorità egiziane nel corso della giornata di oggi non ci convince affatto. C’è bisogno di fare luce in questa vicenda, verità e giustizia. Lo dobbiamo soprattutto ai familiari del giovane studioso, a cui esprimiamo tutto il nostro cordoglio e vicinanza, lo dobbiamo agli italiani”.

Share

Leave a Reply