Verdini incassa tre vicepresidenze di Commissione al Senato e cambia la maggioranza di governo. Proteste e polemiche

Verdini incassa tre vicepresidenze di Commissione al Senato e cambia la maggioranza di governo. Proteste e polemiche

Denis Verdini e i suoi sodali mettono a segno un buon raccolto di poltrone all’indomani del sostegno in aula del Senato al ddl Boschi sulle riforme costituzionali. Sono 3 le vicepresidenze assegnate a senatori del gruppo Ala, tutte in posizioni significative, a cui si aggiungono altrettante cariche di segretario di commissione. E soprattutto tutte in quota maggioranza. Negli uffici di presidenza delle commissioni, a parte le presidenze che sono uniche, le altre cariche (vicepresidenze e segretari) sono infatti doppie: una in rappresentanza della maggioranza e l’altra dell’opposizione. Andando a scorrere le cariche ottenute dai verdiniani, queste sono: la vicepresidenza della commissione Bilancio, andata a Giuseppe Compagnone, che sarà affiancato da Vincenzo Santangelo (M5S); la vicepresidenza della commissione Bilancio, assegnata a Pietro Langella, a cui si affianca Andrea Mandelli di Forza Italia; la vicepresidenza della commissione Finanze a Eva Longo, insieme a quella di Franco Carraro di Forza Italia. Ben piazzate anche le seggiole di segretario di commissione: Manuela Repetti, moglie di Sandro Bondi ex poeta fedelissimo di Berlusconi, siede in Affari costituzionali, insieme a Nicola Morra del Movimento 5 Stelle; Francesco Maria Amoruso è in commissione Esteri, a fianco di Antonio Razzi di Forza Italia; il neo acquisto Adele Gambaro, passata ai verdiniani proprio nel giorno del voto delle riforme al Senato, il posto di segretario delle Politiche Ue, insieme ad Emilio Floris di Fi. Tutte le cariche sono, dunque, in quota maggioranza. La lunga trattativa di questa mattina tra il leader di Ala, Denis Verdini, accompagnato dal senatore Lucio Barani, il Pd con Luigi Zanda e il governo, con la ministra Maria Elena Boschi, a Palazzo Madama ha dunque portato frutti. In un primo momento Barani ha commentato le elezioni dei vicepresidenti spiegando ai giornalisti che queste cariche nascevano dal fatto che “con una decisione anti-democratica le opposizioni ci hanno escluso dalle trattative in loro quota e la maggioranza ha sanato tale ingiustizia”. Una motivazione piuttosto ardita. Tanto che successivamente lo stesso Barani aggiustava il tiro asserendo che “è sempre stata prassi parlamentare che le vicepresidenze delle commissioni spettino in misura proporzionale alle opposizioni. Ciò non avviene solo quando alcune di esse fanno asse per escludere ben determinate forze politiche”. Come a dire: non possiamo giocare nel campo delle opposizioni perché queste ci individuano come maggioranza. Per fortuna quest’ultima ci riconosce i nostri diritti. E così è stato. Dunque, si tratta di un vero e proprio cambio di maggioranza, strisciante, subdolo, sotto traccia, ma sempre cambio di maggioranza. A tal punto che uno dei leader di Ala, Vincenzo D’Anna, ha perfino maramaldeggiato sul governo Renzi. Ecco cos’ha dichiarato: “Ieri senza i 18 voti di Ala, il governo si sarebbe fermato, nonostante abbiano votato tre senatori a vita e trasportato al Senato con l’ambulanza il buon Sergio Zavoli. Ieri i numeri hanno messo in luce che la maggioranza al Senato non c’è. È un discorso molto semplice. Solo chi è in malafede può sostenere una falsa polemica contro Renzi per mettergli contro la parte dei postcomunisti del Pd che non si rendono conto di essere stati ineluttabilmente superati dalla storia. Se il PD vuole governare deve procurarsi più di 60 voti in Senato tra parlamentari che non fanno parte del partito. La parte del PD che contesta Renzi per la sua alleanza con Verdini è in malafede”. I leader di Ala, la formazione di Verdini, asseriscono dunque che al Senato vi è una nuova maggioranza, con tanto di pedaggio pagato giovedì con i posti nelle commissioni.

Sul piano delle reazioni politiche, sorprende la sorpresa di Roberto Speranza, ex capogruppo alla Camera del Pd, che come Alice nel Paese delle meraviglie scrive in una nota: “Ieri il voto di Verdini & company al Senato, decisivo ai fini del raggiungimento della maggioranza assoluta. Oggi la elezione di tre vicepresidenti delle commissioni appartenenti al gruppo Ala. Forse è il caso che Renzi ci dica se esiste una nuova maggioranza politica che sostiene il governo con Verdini dentro. Se è così si apra un dibattito pubblico e in Parlamento”. Se Roberto Speranza vive a Roma, frequenta il Parlamento e le Camere, legge talvolta le agenzie di stampa e partecipa al dibattito politico dovrebbe saperlo che la maggioranza è cambiata di segno. Il passaggio non sfugge infatti a Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel, il quale parla esplicitamente di suk: “Come volevasi dimostrare. Ieri i voti di Verdini per stravolgere la Costituzione. Oggi in Senato tre vicepresidenze di commissione al gruppo di Verdini. La democrazia un tanto al chilo. Insomma le istituzioni trattate come un suk”. Da parte sua, Alfredo D’Attorre attacca: “Come previsto, subito dopo il voto favorevole alla riforma costituzionale, il gruppo di Denis Verdini viene ricompensato della sua ‘affiliazione’ al progetto Renzi-Boschi con l’assegnazione di tre poltrone al Senato e l’ingresso ufficiale in maggioranza. Si attende a questo punto la valutazione degli esponenti, appartenenti a tutte le aree del PD, che nelle settimane scorse hanno ripetutamente ribadito l’incompatibilità di Verdini e del suo gruppo, con il progetto del Partito Democratico”, conclude D’Attorre. Infine, il commento ironico di Giuseppe Civati, leader di Possibile: “Ed ecco che Verdini  guadagna tre vicepresidenti di commissione. Il voto favorevole alle riforme paga. Ma loro non sono in maggioranza, no. Sono in minoranza. Così il governo controlla entrambe le cose. Geniale, non trovate? Vicepresidenti immediatamente affiliati”.

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