Spagna. Rajoy invita i socialisti ad un patto per le riforme costituzionali e per il governo. Il Psoe risponde con un no secco, e vede Podemos

Spagna. Rajoy invita i socialisti ad un patto per le riforme costituzionali e per il governo. Il Psoe risponde con un no secco, e vede Podemos

Il presidente incaricato Mariano Rajoy ha ammesso, nel corso di un’intervista televisiva, che non chiude alcuna porta, compresa quella che conduce alla riforma della Costituzione del 1978, pur di pervenire ad un accordo coi socialisti del Psoe, e garantirsi la conferma di capo del nuovo governo di Grande Coalizione. “Con più di 200 deputati”, ha detto Rajoy, “si può pervenire ad una riforma di largo consenso”, ed ha aggiunto che si potrebbe raggiungere una maggioranza di 253 deputati qualora anche Ciudadanos accettasse un patto per le riforme. Rajoy ha sottolineato che si tratta “di una grande opportunità, perché siamo obbligati a negoziare e a cedere”. Ed ha avanzato il percorso della nuova e presunta maggioranza: dopo le riforme costituzionali si darà vita alle riforme istituzionali e a tutte quelle di cui la Spagna ha bisogno. Le riforme terranno in vita “la nuova maggioranza per molti anni”, ha detto Rajoy, “lanceremo un ottimo messaggio di solidità ai mercati, e darà una buona immagine agli investitori”. E infine ha proposto che Psoe e Ciudadanos costruiscano con lui il programma da presentare al Parlamento quando si tratterà di votargli la fiducia. Rajoy ha poi scartato qualunque alternativa espressa dal Ppe alla sua persona come presidente del Consiglio, se fosse necessaria per facilitare il patto di governo. Rajoy ha insistito che solo un governo a tre, con il Psoe e Ciudadanos, sarebbe un governo stabile, ed ha auspicato l’accordo con i socialisti di Pedro Sanchez: “sono più le cose che ci uniscono che le cose che ci dividono”, ha aggiunto Rajoy, “e dobbiamo fare di necessità virtù”. Ha perfino assicurato di non “aver tracciato alcuna linea rossa per il patto”, anzi ha garantito che sulle questioni fondamentali, come l’unità nazionale, la sovranità e l’uguaglianza, praticamente Rajoy e Sanchez la pensano allo stesso modo (dimenticando tuttavia tutto l’odio che i due si sono scagliati addosso durante la campagna elettorale). Per tutto il corso dell’intervista, astutamente, Rajoy ha vestito l’abito buono dell’ottimista sul suo futuro di presidente del Consiglio riconfermato, anzi ha rilanciato: “vedrete che le cose si risolveranno prima di quanto alcuni pensano, ed è una cosa buona”.

“Non è solo un no, è un no definitivo”, ha replicato il Psoe al discorso televisivo di Mariano Rajoy a proposito della possibilità di un accordo di governo con a capo il leader del Ppe. Il portavoce del gruppo parlamentare del Psoe, Antonio Hernando, è stato incaricato di rispondere ufficialmente alle proposte del presidente Rajoy e lo ha fatto in modo deciso e determinato, confermando che il Ppe “deve smettere di parlare di Grande Coalizione, dal momento che porta la responsabilità del malgoverno”. Hernando ha affermato che che i socialisti si sono presentati alle elezioni per propiziare un cambiamento politico, del modo di governare il Paese, e non può, pertanto, offrire alcuna mano tesa al Ppe, responsabile di corruzione e di crisi. Pertanto, il Psoe non faciliterà alcun governo dei popolari, né col voto né con l’astensione, in coerenza con la decisione assunta dal Comitato Federale.

Insomma, i socialisti non accettano alcuna offerta da Mariano Rajoy, soprattutto se questa offerta fosse una sostanziale continuità col suo governo precedente. E a nulla vale l’appello di Rajoy a riformare la Costituzione del 1978. Anzi, i socialisti rilanciano. Il portavoce Hernando ha rivelato di aver avuto una serie di incontri con Podemos per la questione delicatissima della elezione del nuovo presidente della Camera spagnola. I socialisti sostengono che il posto di presidente spetti a oro per una questione di equilibri democratici, essendo il secondo partito di Spagna, proprio contro le aspirazioni dello stesso Rajoy che pure aveva avanzato la candidatura di un suo deputato.

Cosa accadrà nei prossimi giorni? Intanto, dalle posizioni emerse nei due partiti maggiori, sembra proprio che la moral suasion tentata da Felipe VI, il re di Spagna, e dalla Commissione europea, di pervenire ad un governo stabile di grande coalizione, non ha funzionato. Alcuni analisti sostengono che il re potrebbe proporre un governo “tecnico” di transizione democratica e di salute pubblica, sul modello che condusse Napolitano a investire Mario Monti in Italia, e visti i risultati, non ce la sentiamo di consigliarlo agli spagnoli. Tuttavia, è anche evidente che eventuali elezioni legislative anticipate in primavera potrebbero non cambiare lo scenario politico spagnolo, e che tutto resti come oggi. Questo è il timore, non infondato, di una parte dell’opinione pubblica spagnola. Resta il fatto che né Rajoy, né il Ppe intendono rinunciare al governo e al potere.

Share

Leave a Reply