Spagna. Il socialista Lopez presidente della Camera. Il re Felipe VI dà il via a difficili consultazioni

Spagna. Il socialista Lopez presidente della Camera. Il re Felipe VI dà il via a difficili consultazioni

Il socialista Patxi Lopez è stato eletto presidente del Congresso spagnolo, nel primo atto parlamentare della legislatura più incerta nella storia della democrazia iberica. Egli sarà presidente di un Parlamento, uscito dalle elezioni del 20 dicembre, molto frammentato e per la prima volta di un partito con maggioranza assoluta. Il presidente Lopez è stato eletto alla seconda votazione a scrutinio segreto, con 130 voti, dei socialisti e di Ciudadanos, mentre la candidata di Podemos, Carolina Bescansas, presente al suo seggio parlamentare con la figlia neonata, ha ottenuto 71 voti, 2 più dei seggi conquistati dal suo partito. 141 sono stati i voti bianchi, per lo più dei popolari. Nell’accordo che ha portato alla presidenza socialista del Parlamento c’erano anche tre vicepresidenze ai popolari e una vicepresidenza a ciascuna delle altre due formazioni, Podemos e Ciudadanos.

Nei commenti dei leader dopo la votazione del presidente e dei vicepresidente, ognuno vi ha visto quel che riteneva più opportuno date le incertezze attuali della politica spagnola, soprattutto a proposito della formazione del nuovo governo. I colloqui si susseguono di ora in ora e la tessitura è resa complessa da una serie infinita di veti e controveti. Il leader del Partito popolare, Mariano Rajoy, si dice convinto che l’elezione della presidenza della Camera è la prova generale che anticipa addirittura la sua conferma a premier. Albert Rivera, leader di Ciudadanos, l’assume come un ponte tra popolari e socialisti. Pedro Sanchez, segretario generale dei socialisti del Psoe, rivendica invece la caratteristica di mediazione e di negoziazione del suo partito, ma ha escluso che il patto possa estendersi alla coalizione di governo, ed ha biasimato la decisione di Podemos di sottrarsi al patto per le presidenze. Pablo Iglesias, da parte sua, ha confermato la contrarietà all’accordo perché sospetta proprio che esso invece possa portare di nuovo i popolari al vertice della Moncloa, il palazzo dove ha sede la presidenza del Consiglio dei ministri. Il conflitto politico tra socialisti e Podemos era sorto perché Iglesias avrebbe voluto che i socialisti accettassero e ufficializzassero candidati indipendentisti con i quali Podemos si è presentato in Galizia, Valencia e soprattutto Catalogna. Per Iglesias era la condizione indispensabile per unirsi all’accordo, mentre per Sanchez sarebbe stato del tutto impossibile, soprattutto sul piano dei Regolamenti. L’accusa di Podemos contro i socialisti è stata pesantissima: “hanno permesso che la destra confermasse la sua maggioranza alla Camera”. La risposta dei socialisti non si è fatta attendere: “era un accordo logico per rendere coerente le istituzioni con la rigida proporzionalità dell’Emiciclo”.

Nel suo discorso di insediamento alla Camera, il nuovo presidente socialista Lopez ha detto che “il dialogo e l’accordo sono elementi fondamentali della democrazia. Dobbiamo dialogare, dibattere e ritrovare l’intesa come grande valore politico, perché la Spagna è plurale, diversa e soprattutto un progetto comune, non una mappa. Nessun potere può imporsi sui cittadini”.

Da parte sua, il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha invece puntato tutto il suo discorso sulla necessità di modernizzare, cambiare, la Costituzione, soprattutto per introdurvi elementi per un dibattito sulla nuova sovranità federale.

Ora, con l’elezione della presidenza della Camera, e del Senato, si aprono formalmente i giochi per la costituzione della coalizione di governo. Ufficialmente, sarà il re Filippo VI a dare il via alle consultazioni con i partiti politici e i loro leader. Giorni intensi e difficili attendono la Spagna e gli spagnoli, che si sono dichiarati abbastanza delusi e pronosticano al 49% un ravvicinato ritorno alle urne. Un esito che non è ben visto da Filippo VI, né dalla Commissione Europea, che invece cospira per una soluzione transitoria, o “tecnica” all’italiana.

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