Spagna. I socialisti in confusione politica dicono no a Podemos. Evitano il governo di sinistra facendo appello alle regole democratiche

Spagna. I socialisti in confusione politica dicono no a Podemos. Evitano il governo di sinistra facendo appello alle regole democratiche

La fine del blocco politico in Spagna appare ancora molto lontano. Venerdì 22 gennaio, il leader di Podemos, Pablo Iglesias, approfittando della formale uscita di scena, temporanea, del premier popolare Mariano Rajoy, che ha consegnato al re Felipe VI le sue dimissioni, ha invitato i socialisti di Sanchez e Izquierda Unida a costruire una maggioranza di governo alternativa ai popolari.

Iglesias aveva proposto un programma comune e la condivisione dei posti di maggior peso nel governo, con la vicepresidenza, il ministero degli Esteri, un ministero di nuovo conio per la gestione delle cosiddette multi nazionalità, a cominciare da quella catalana e altri due ministeri. Il 23 gennaio, è giunta la risposta, almeno temporaneamente negativa, dei socialisti. Il segretario socialista Sanchez ha giudicato intempestivo e prematuro il lancio della nuova aggregazione del governo di sinistra. Nella situazione attuale, ha spiegato Sanchez, non si tratta ancora di “intraprendere negoziati con le altre forze politiche per cercare di trovare un’alternativa di governo stabile, e ancor meno quando tali proposte vengono spinte da motivazioni che privilegiano interessi partigiani piuttosto che quelli di tutti i cittadini”.

Sanchez ha aggiunto che per “costruire un nuovo progetto di paese”, occorre prioritariamente intendersi sulle “politiche e sulle idee concrete” e non sulle “tattiche degli interessi partigiani o su decisioni imposte unilateralmente”. Il segretario del Psoe conferma, dunque, l’impressione che analisti e media hanno avuto tra venerdì e sabato, quando si è diffusa la voce che una parte consistente dei potentati del Psoe avrebbero giudicato “insolente e umiliante” la proposta di Iglesias e di Podemos, soprattutto per il modo con cui è stata presentata. Il giudizio che Sanchez ha fornito sabato contraddice in parte, infatti, la sua affermazione di venerdì secondo cui “gli elettori non capirebbero né me né Pablo se non giungessimo ad un accordo”.

Nei solchi tracciati da questa evidente frattura tra i socialisti e Podemos, cerca perciò di infilarsi nuovamente il Partito popolare di Rajoy, che nuovamente ha spinto per la definizione di un accordo di Grosse Koalition con i socialisti e Ciudadanos, lasciando Podemos all’opposizione. Rajoy ha perfino detto che si tratterebbe della coalizione “più ragionevole”. Anche in questo caso, la replica dei socialisti non si è fatta attendere. Hanno chiesto che Rajoy si presenti in Parlamento con una maggioranza, oppure rinunci definitivamente alla sua candidatura a premier.

In un durissimo comunicato, i socialisti accusano apertamente il popolare Rajoy di avere occupato le istituzioni a fini personali, e scrivono: “quel che ha fatto il signor Rajoy pone la Spagna in una inedita utilizzazione partitista delle istituzioni e delle regole democratiche, in un modo che mai la nostra storia democratica ha conosciuto”. In secondo luogo, scrivono i socialisti nel documento: “il Psoe difende la scrupolosa osservanza delle procedure democratiche e pertanto crede che Rajoy abbia l’obbligo di accettare l’incarico e di presentare la sua candidatura a premier oppure di rinunciarvi definitivamente. Mantenerla per ragioni di sopravvivenza politica e personale è una irresponsabilità che poco ha a che fare con gli interessi dei cittadini”. In terzo luogo, prosegue il documento socialisti: “il re ha convocato un nuovo giro di consultazioni per l’incarico a premier di una persona proposta dal partito di maggioranza relativa alla Camera. Pertanto, in attesa di questi sviluppi, il Psoe non darà luogo a negoziati con altre forze politiche per cercare di mettere in piedi un’alleanza alternativa di governo”. E in quarto e ultimo luogo, “il Psoe mantiene e manterrà contatti e dialogo aperto con tutte le forze politiche al fine di valutare la situazione e di aggiornare la sua posizione su come affrontare le gravissime sfide della Spagna”. Insomma, dicono i socialisti, rispettiamo le regole istituzionali, parlamentarizziamo la crisi, escludiamo Rajoy dall’orizzonte di governo, e poi si vedrà.

Cosa si nasconda dietro questa posizione, non è facile da comprendere. Di certo, il comunicato conferma le tensioni e il dibattito in seno ai socialisti spagnoli, divisi tra coloro che vorrebbero sbloccare subito la situazione accettando la proposta di Podemos, e coloro che invece vorrebbero giungere a una soluzione condivisa coi popolari, o attraverso l’appoggio esterno a un governo tecnico (il “suggerimento” della Commissione europea) oppure attraverso la costruzione di una Grosse Koalition sul modello tedesco (pare spinta molto da vicino da ambienti del Partito socialista europeo). Il punto politico sostanziale, è che molti vertici socialisti europei, a Bruxelles, come a Berlino e a Parigi, ma non certo a Londra, vorrebbero evitare una sorta di “modello greco” anche per il governo di Madrid, proprio per la presenza di Podemos. Il grande compromesso europeo tra i socialisti e i campioni del neoliberismo popolare non può essere messo in discussione in un altro paese importante come la Spagna. La sinistra del rinnovamento del welfare e delle politiche keynesiane, incarnata in Spagna da Podemos, come ad Atene da Syriza, spaventa molti ambienti socialisti, ormai subalterni e privi di una elaborazione autonoma sull’uscita dalla crisi.

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