Scienza. 5 cose da sapere sulla presunta scoperta del “Pianeta X”, o nono pianeta del Sistema solare

Scienza. 5 cose da sapere sulla presunta scoperta del “Pianeta X”, o nono pianeta del Sistema solare

Ha fatto molto rumore sui media l’annuncio di una “scoperta” relativa ad un nono pianeta del Sistema solare, situato al di là di Plutone, e soprannominato “Pianeta X”. In realtà, come sanno perfino gli studenti del primo anno di Astronomia, la caccia ai pianeti “altri” all’interno del Sistema solare data da molti decenni, ed è stata oggetto di numerosi studi e ricerche più o meno seri. La ricerca presentata dai due ricercatori della prestigiosa Caltech (California Institute of Technology) è semplicemente la più solida degli ultimi anni. Perciò, chiariamo almeno cinque punti su questa vicenda.

  1. Non è ancora una “scoperta” vera e propria. Contrariamente a quanto abbiamo letto in tanti quotidiani, che si sono entusiasmati su questa vicenda, lo studio degli astronomi americani non può dirsi una scoperta vera e propria, perché non è il frutto di una osservazione diretta del nuovo pianeta, né vi sono prove della sua esistenza. Il lavoro di Brown e Batygin giace essenzialmente su una dimostrazione matematica. Dagli anni Novanta in poi, soprattutto con l’avvento dei grandi telescopi, gli astronomi hanno scoperto alcuni piccoli pianeti oltre l’orbita di Plutone, come Sedna o Eris, scoperti nel 2003. La ricerca degli astronomi della Caltech parte proprio dalle turbolenze nelle orbite di questi pianeti piccoli, che implicano probabilmente l’esistenza di un grosso corpo, di massa sufficientemente notevole da avere un’influenza gravitazionale. Per verificarlo, Brown e Batygin hanno calcolato quale dovrebbe essere la massa e quale l’orbita dei pianetini. E si tratta di calcoli affatto inediti, dal momento che permisero di scoprire l’esistenza di Nettuno nel 1846, mediante l’analisi delle anomalie nell’orbita di Urano. Se il nono pianeta esiste davvero, la sua scoperta non sarà semplice, ma lunga. La distanza che lo separa dal sole sarebbe talmente grande (tra i 30 e i 180 miliardi di chilometri, ovvero tra le sei e le 40 volte la distanza che separa Nettuno da Saturno) che esso rifletterebbe scarsamente la luce.
  2. Non è un pianeta roccioso. Il pianeta X è spesso rappresentato e immaginato come un pianeta roccioso, più o meno come la Terra. Tuttavia, se il nono pianeta esistesse, così come descritto da Brown e Batygin, sarebbe del tutto gassoso, Nessuna possibilità di atterravi, insomma. Perché? Perché questo pianeta ha una massa 10 volte più grande di quella della Terra. Dovrebbe avere un diametro da due a quattro volte superiore al nostro pianeta. Con questa taglia, è improbabile che sia roccioso. Molti studi scientifici hanno concluso che la taglia massima di un pianeta roccioso non può eccedere di due volte il diametro della Terra. Per questa ragione, dovrebbe essere un pianeta gassoso, di taglia intermedia tra la Terra e Nettuno.
  3. Ci vorrà del tempo per osservarlo. È possibile che in un futuro prossimo potremmo osservarlo. Con la definitiva entrata in scena del telescopio James-Webb – prevista per il 2018 – sarà forse possibile osservare immagini di un corpo così lontano. Teniamo presente che ci vollero 85 anni dalla sua scoperta, nel 1930, prima di osservare Plutone attraverso le fotografie spedite sulla Terra dalla sonda New Horizon nel 2015.
  4. Non è al limite del Sistema solare. Non si tratta del confine del Sistema della nostra stella. Esso è molto più esteso e vasto di quanto pensiamo. La zona di influenza gravitazionale del Sole si estende a circa un anno luce, ovvero 9.460 miliardi di chilometri. Perciò, se esistesse, il nono pianeta sarebbe ancora molto più vicino al centro del Sistema, che alla sua periferia.
  5. Quando un pianeta può dirsi tale. Nel 2006, l’Unione Astronomica Internazionale definì tre criteri precisi per definire un pianeta: l’orbita attorno al Sole; essere sufficientemente grande da formare una sfera; essere sufficientemente autonomo nel suo viaggio orbitale. Quest’ultimo criterio è valso alla declassificazione di Plutone da pianeta a “pianeta nano”. Questo criterio significa che il corpo celeste deve, a livello gravitazionale, essere dominante e aver eliminato piccoli corpi rocciosi nelle sue vicinanze, allo scopo di distinguere i pianeti nani dagli asteroidi di dimensioni più grandi.
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