Renzi, Franceschini, Gentiloni hanno messo l’Italia in mutande. Rouhani, arrogante, ironizza sulla nostra ospitalità

Renzi, Franceschini, Gentiloni hanno messo l’Italia in mutande. Rouhani, arrogante, ironizza sulla nostra ospitalità

La colpa morì fanciulla. È un vecchio proverbio toscano. Fanciulla si deve intendere vergine perché nessuno la voleva sposare. Ben rispecchia quel “fattaccio” che si chiama nascondere dietro lenzuola bianche le nudità di statue di marmo durante la conferenza stampa del presidente iraniano, Hassan Rouhani e di quello italiano Renzi Matteo. L’un l’altro si scaricano responsabilità, nessuno sarebbe stato al corrente del “fattaccio”. Gli scriba, una volta si chiamavano giornalisti, si esercitano nel loro genere preferito, il retroscena, vanno a caccia, indignati, di chi deciso non solo la copertura delle nudità ma anche lo spostamento del palco perché il despota iraniano non avrebbe gradito parlare nelle vicinanze della statua di Marco Aurelio, la cui nudità al pari di quelle delle femmine gli faceva senso.

Nascondere dietro un lenzuolo la nudità di Venere Esquilina,  Cleopatra, reato di lesa maestà

Gli scriba che non si erano accorti di nulla, i loro direttori che senza l’autorizzazione di Renzi Matteo si erano ben guardati dal sollecitare una cronaca completa dell’incontro fra i due presidenti, ora si lanciano scatenati. Titoloni, grandi foto, addirittura la Venere Esquilina, nuda, libera dalle lenzuola che ne offendevano il bel  corpo. Si riscopre il valore di questa Venere, che non è una delle tante sparse nei musei di tutto il mondo, ma un originale e non copia  di antichi capolavori greci.  Non è una ragazzona idealizzata, ma una piccoletta dalle cosce abbondanti, il sedere sporgente, il busto adolescenziale. Il viso, dicono studiosi, professori di archeologia, è quello di una regina. E richiamano Cleopatra, la sua storia di amore  con Antonio, i tre anni passati a Roma (dal 47 al 44 a.c.), la statua che Cesare le fece innalzare nel tempio ai piedi del Campidoglio, la morte nell’agosto del 30 a.c. E, se così si può dire, un reato, lesa maestà, nascondere dietro un lenzuolo, un tramezzo, questa Venere.

La “disattenzione” dei media italiani ci ha resi ridicoli in tutto il mondo

Reato di cui sono complici i media italiani che hanno ignorato un episodio gravissimo, segno di malcostume politico e giornalistico che ci ha resi ridicoli in tutto il mondo. Salvo casi eccezionali, fra questi ci mettiamo anche noi, piccola cosa a confronto dei  giornaloni, di televisioni, a partire dalla Rai, radio, nessuno si era accorto di quella che anche per uno studente della facoltà di scienza della comunicazione era una notizia. Ora vanno alla ricerca del colpevole. O meglio fanno finta di andare alla ricerca, come una volta facevano i frati poveri,  si trasformano in 007. Si appropriano di notizie che hanno volutamente ignorato, ingannando i lettori, i cittadini, venendo meno a un dovere professionale che si chiama completezza dell’informazione. Si sono mossi quando ormai l’Italia era sputtanata in mezzo mondo e nell’altra metà derisa.

Michele Serra: le statue icone della classicità,  modello di umanesimo, fondamento della nostra cultura

Renzi e Rouhani nei loro interventi si sono richiamati più volte al valore della cultura, fattore di pace insieme allo sviluppo. Ebbene sia l’uno che l’altro hanno arrecato una offesa profonda alla cultura, una ferita lacerante. Scrive Miche Serra, che restituisce dignità giornalistica  a Repubblica, che ne ha bisogno, ammettendo che la “vista di corpi nudi, ancorché di marmo possa offendere un capo musulmano. Il problema è che quelle statue, proprio quelle, icone della classicità e poi modello di umanesimo, sono fondamento della cultura e della civiltà mediterranea e europea”. Prosegue Serra: “Nessuna città come Roma è un habitat altrettanto naturale per quelle fisionomie umane. E dunque occultarle, come è stato fatto ai Musei Capitolini in occasione della visita del presidente Rouhani in Italia equivale ad occultare noi stessi. Valeva la pena, per non offendere il presidente dell’Iran, offendere noi stessi?”. Questo è il problema che chiama in causa Renzi Matteo, il ministro degli Esteri, Gentiloni, quello della Cultura, Franceschini, ovviamente il Cerimoniale. Solo la  scriba di Repubblica può cercare di far credere che sia stato “un blitz condotto dal Cerimoniale di Stato a poche ora dall’evento”.

La responsabilità del “fattaccio” scaricata su una Consigliera del Cerimoniale

Riferisce che “al termine di una serie accurata di sopralluoghi la consigliera  Ilva Sapora entra nei Musei capitolini con una mission molto precisa impacchettare le statue più imbarazzanti  (bella questa immagine che fa diventare un’opera d’arte un ‘fatto imbarazzante’, ndr)”. Dopo altri passaggi simili ecco il salva Renzi.  “Un eccesso di zelo – scrive la cronista – che tuttavia non è piaciuto a Palazzo Chigi”. Ancora. La scriba tutta presa dalla difesa di Renzi racconta: “L’entorurage del premier non ha gradito, infastidito dal polverone che si è subito sollevato”. Precisiamo: il cosiddetto “polverone” non  si è levato  subito perché i media italiani hanno messo il silenziatore. Le proteste, non “polverone”, sono arrivate quando giornali e agenzie straniere hanno raccontato ciò che i media italiani ignoravano. Interviene anche il ministro della Cultura, un altro che non sapeva niente. Dice: “Non ero informato, scelta incomprensibile”. “Io penso che ci sarebbero stati facilmente altri modi per non andare contro la sensibilità di un ospite straniero così importante senza questa incomprensibile scelta di coprire le statue”.

Chi ha deciso che il vino non venisse neppure portato in tavola? La colpa sarà del cuoco

 Poi ha subito precisato: “Né il sottoscritto né il presidente del Consiglio erano stati informati di quella scelta”. Incuriositi da quel “non sapevamo” chiediamo chi ha deciso che il vino non si poteva portare in tavola. Forse ancora la consigliera Ilva Sapora, quella che ha impacchettato le donne nude? L’inquilino di Palazzo Chigi è abilitato a bere un bicchiere di Chianti, uva di Rignano? Ha deciso lui che  il vino non doveva comparire neppure sul tavolo sempre per rispetto al presidente dell’Iran? Oppure è intervenuto il cerimoniale?

Fratoianni: “Ospitare Ruhani nella Giornata della memoria un capolavoro del governo”

Sintetizza Nicola Fratoianni, coordinatore di Sel, deputato di Sinistra Italiana: “Allora nell’ordine, il ministro Franceschini neanche lo sapeva e prende le distanze dal pasticciaccio delle statue coperte, la Sovrintendenza del Campidoglio replica a Palazzo Chigi dicendo stizzita che la decisione è stata della presidenza del Consiglio. Il tutto mentre l’Italia ospita il presidente dell’Iran durante la Giornata della Memoria. Insomma  proprio un bel capolavoro del governo Renzi…”. Una mano al premier la dà, guarda caso, il presidente iraniano. Con tono sprezzante dice che la vicenda “è una questione giornalistica”. E lui con i giornalisti non ha proprio un buon rapporto. La libertà dell’informazione e quella dei giornalisti sono cose che non comprende, tanto che li fa mettere in galera. Poi dice che “non ci sono stati contatti a proposito del cerimoniale. “Posso dire solo che gli italiani – con tono fra l’arrogante e il  beffardo – sono molto ospitali, cercano di fare di tutto per mettere a proprio agio gli ospiti, e li ringrazio per questo”. Ora  che succede? Palazzo Chigi apre una indagine interna, lo annuncia il segretario generale dell’accampamento dove il Renzi ha messo le tende. Ma non ce n’è bisogno. Le responsabilità di incontri a livello di rappresentanze di governi e di Stati sono in primo luogo del presidente del Consiglio e dei ministri interessati. Ciò tanto più quando si tratta di incontri difficili, particolari.

La Bild: “Per me una statua nuda è più importante di un affare miliardario”

Ci chiediamo a conclusione: Renzi Matteo ha uno staff da fare invidia, non per la competenza ma per il numero di persone, qualcuno ogni tanto viene innalzato al ruolo di sottosegretario. Se Il premier non è in grado di pensare alla cosa più semplice, invece dei Musei capitolini si poteva scegliere una delle tante sale di Palazzo Chigi, ce ne sono tante, belle, accoglienti. Così hanno fatto Mattarella e Papa Francesco. Lui no, lo spaccone, doveva mettere in mostra i “suoi” gioielli. Neppure uno dello staff era in grado di consigliarlo? Ci viene il sospetto che abbia ragione l’editorialista della Bild il quale scrive: “Quello che voglio dire è: una statua nuda per me è più importante di un affare miliardario”.

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