Renzi e Padoan cinguettano, vedono rosa mentre le Borse affondano come il Titanic. Il premier, uno sfregio alla Ue

Renzi e Padoan cinguettano, vedono rosa mentre le Borse affondano come il Titanic. Il premier, uno sfregio alla Ue

Sono proprio due personaggi in cerca d’autore, Dio li fa e poi li appaia. Non c’è che dire questi detti popolari hanno trovato i due massimi rappresentanti. Renzi Matteo e Padoan Pier Carlo. Il premier cinguetta, inneggia al Jobs act, i posti di lavoro sono aumentati, manda al diavolo i “gufi”. Non solo non è così perché i dati Inps riguardano posizioni lavorative e non posti di lavoro. Al solito, non si dice quanti sono i passaggi da lavori a termine a tutele crescenti. Ma Renzi fa finta di ignorare che i voucher, nuovi lavoro per retribuire le prestazioni saltuarie sono aumentati in un anno del 67,5%, ne sono stati venduti oltre 102 milioni. Il ministro dell’economia addirittura usa un tono trionfante, quello delle grandi giornate. “Oggi si registrano grandi turbolenze che riflettono impulsi a livello internazionale. Malgrado questo – dice – c’è una solidità di fondo del sistema bancario italiano che va avanti e che non a caso viene considerato uno dei più affidabili e attraenti dove investire”.

Affonda l’intero sistema bancario italiano e Piazza affari perde il 4,8%

Davvero coraggiosi i nostri due perché tutto intorno sono macerie: Piazza Affari affonda, affonda l’intero comparto bancario, a fine giornata perde il 4,8% e scendendo sotto quota 18mila punti torna sui minimi dal dicembre 2013, torna a farsi sentire lo spread, le previsioni di crescita a livello mondiale calano di uno 0,2 a causa del crollo continuo del prezzo del petrolio. Non basta ai nostri due eroi. Il premier proprio mentre dall’Europa arrivano segnali di fumo, il calumet della pace, continua a fare lo “strafottente”. Dicono autorevoli personaggi, da Juncker a Pierre Moscovici, commissario Ue agli affari economici, che nessuno ce l’ha con l’Italia. In particolare Moscovici, parlando a margine del Foro di  Davos, afferma che “la Commissione Europea non può essere accusata di agire contro l’Italia, questo è assolutamente sbagliato”.  “Non c’è nessuna guerra” con l’Italia, “ora occorre abbassare la tensione e lavorare insieme con grande oggettività”. Ha definito Renzi un “premier ambizioso”, poi ha cambiato tono: “Quale altro Paese beneficia di tutta la flessibilità prevista dal Patto di stabilità, inclusa la clausola sugli investimenti e quella sulle riforme strutturali?

Moscovici. Non si può  assolutamente dire che  questa Commissione sia ostile all’Italia

Nessuno – ha sottolineato Moscovici – no, non si può assolutamente dire che questa commissione sia ostile all’Italia”. Smorza i toni anche il presidente della Commissione europea. “Non c’è un problema – dice Jean-Claude Juncker – tra il governo Italiano e la commissione europea, c’è un dibattito”. “Ci sono stati scambi di propositi vivaci, è normale in democrazia e non porta a conseguenze”. Da Strasburgo il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz afferma: “Non credo che l’Italia sia un problema, le controversie nella vita politica sono assolutamente normali, e stiamo lavorando per trovare una soluzione”. Schulz ha fatto sapere di essere “in contatti intensi” con Renzi: “Non c’è nessun dubbio che bisogna ascoltare con cura gli uni e gli altri”. Poi la classica sviolinata: “l’Italia è un paese meraviglioso”.

 Lui, Renzi Matteo come ha risposto? Intanto un europarlamentare del Pd, Nicola Danti, ha presentato una interrogazione urgente alla Commissione Ue per chiarire se il tedesco Martin Selmayr, capo di gabinetto del presidente Juncker, abbia “sempre rispettato, nell’ambito delle sue funzioni, il codice interno di buona condotta amministrativa”. E non si venga a dire che l’italico premier non ne sapeva niente. Non solo ha fatto uno sgarbo all’intero corpo diplomatico italiano ed ha creato un problema agli uffici europei dove operano funzionari di alto bordo, diplomatici, provenienti dai vari paesi. Renzi aveva fatto fuori l’ambasciatore italiano presso la Ue, Stefano Sannino, nominato a Bruxelles da Enrico Letta. Per il premier era “troppo morbido”. Aveva ancora un anno di lavoro alla Ue ma il capo del governo impegnato nella “guerriglia” contro Juncker, aveva bisogno di un “duro” e non di uno che teorizzava che “i toni alti non servivano a niente. Anzi”. Ha dato vita ad una doppia operazione. Ha scelto come nuovo rappresentante italiano il vice ministro allo sviluppo economico, Carlo Calenda.

 Per la prima volta un non diplomatico ci rappresenterà alla Ue. Uno sgarbo voluto dal premier

Per la prima volta un non diplomatico ci rappresenterà a Bruxelles, una “garanzia” secondo Renzi impegnato nella guerriglia, un vulnus per il corpo diplomatico italiano e un grande “imbarazzo” dicono negli uffici della Ue. Il viceministro è stato assistente del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, poi direttore dell’Area Strategica Affari Internazionali di viale dell’Astronomia. Si era candidato alle politiche con la lista civica ma non era stato eletto. Viene nominato viceministro e si iscrive al Pd. Anche questo episodio fa parte di una giornata nera che ci fa tornare al 2013 e complica ulteriormente il percorso che porterà alla nascita della bad bank e, ancora più grave, il riconoscimento della flessibilità di bilancio.  Matteo Renzi, cinguettii fasulli a parte, a Palazzo Chigi ha incontrato insieme al ministro Pier Carlo Padoan il governatore di Bankitalia Ignazio Visco e il dg Salvatore Rossi per parlare della situazione del settore bancario che cede il 7%. In particolare Monte dei Paschi a fine giornata cede il 22%. Vendite anche su Intesa Sanpaolo e Unicredit. Torna lo spread e la differenza tra Btp e Bund tedeschi cresce di una ventina di punti nei pressi di quota 115. Rialzo anche per i titoli di Portogallo, Spagna e Grecia. Buttano secchi d’acqua sul fuoco il presidente Consob, “non è in corso un attacco ll’Italia”, Juncker non vede “rischi di una crisi importante”. Di Padoan abbiamo detto all’inizio. Ottimismo forzato per non creare ulteriori allarmi, ma i numeri parlano da sé. Nella notte crolla la Borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei che in chiusura ha ceduto il 3,7% a quota 16.416,19, ai minimi da 15 mesi. Londra perde il 3,6%, Francoforte il 3,2% e Parigi il 4%.  Male anche Wall Street: quando chiudono i mercati del Vecchio continente, il Dow Jones cede il 2,5%, l’S&P 500 il 2,6% e il Nasdaq lascia sul parterre il 2,5%.

Giorno dopo giorno la ripresa si fa più debole, saltano stime e previsioni

Giorno dopo giorno la ripresa si fa più debole, stime e previsioni sballano. Pechino annuncia che per il 2015 la crescita del Pil è salita solo del 6,9%, il dato peggiore da 25 anni. Il Fondo monetario ha tagliato le stime di crescita del mondo a un +3,4% nel 2016, dal +3,6% calcolato lo scorso autunno. Gli economisti di Washington indicano un rallentamento delle economie emergenti e degli Usa, i rischi restano al ribasso anche in Europa come dimostra anche l’atteso calo in Germania dell’indice sulla fiducia. Conclusione: c’è ben poco da cinguettare. Forse sarebbe meglio se Renzi Matteo prendesse in considerazione la nota saggezza dei gufi.

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