Pd irresponsabile: ha rotto il centrosinistra, ora preme su Sel per ricostruirlo. Il valore della sfida di Fassina

Pd irresponsabile: ha rotto il centrosinistra, ora preme su Sel per ricostruirlo. Il valore della  sfida di Fassina

È partita l’offensiva politica del 2016. Orfini ha dato la linea, il Messaggero e la Repubblica (o viceversa?) si sono messi al servizio di una impresa impossibile, quella di ricostruire, ma solo per il potere locale, il vecchio centrosinistra. SEL è sotto un pesante attacco e esposto ad una ingerenza esterna. Tuttavia, chi propone il vecchio centro sinistra non è credibile. Pur di mantenere il potere, i gruppi dirigenti del PD  fanno alleanze, in modo spregiudicato, in tutte le direzioni a prescindere dalla soluzione dei problemi delle città. I fatti accaduti in questi ultimi due anni parlano più delle parole. Il Renzipd ha lavorato, e sta  lavorando, per consolidare il partito pigliatutto, il cosiddetto partito della nazione o neocentrista (chiamatelo come volete). Le ripetute svolte a destra in termini di scelte sociali e democratiche sono i mattoni di questa nuova prospettiva che ha determinato già la divisione delle forze popolari, la lacerazione della Costituzione, la messa all’angolo dei sindacati e delle forze intermedie e il contrasto con movimenti culturali e civili. La ripresa economica, poi, come la crescita occupazionale per giovani e Mezzogiorno, è a cifre assolutamente fallimentari.

Renzi ha cambiato  la collocazione politica e culturale del partito

Renzi ha cambiato la collocazione politica e culturale del PD. Lui irresponsabilmente ha rotto il centro sinistra e ha invertito il processo di aggregazione popolare delle forze riformiste Una delle due anime che hanno dato vita al PD, quella alternativa al liberismo, essendo soffocata, ha iniziato capillarmente a lasciare il partito. Il progetto di formare una grande forza riformista unendo forze popolari di segno progressista e di sinistra è finito: l’imponente astensionismo di sinistra e la rapidità con cui milioni di voti del PD si sono dileguati ne sono la concreta testimonianza.

La nuova collocazione politica dei democratici ha inciso sul sistema politico nel suo complesso ed è la causa prima per cui è cresciuto a dismisura il fenomeno grillino, mentre quello leghista ha ripreso quota a destra. I due vecchi poli, poi, di centro-destra e centro-sinistra si sono scomposti irrimediabilmente. Pensare che si possano recuperare le lacerazioni e la credibilità tra gli elettori democratici e di sinistra attraverso l’appello a stringersi intorno al PD è puro politicismo. Non servirà l’Italicum, anzi, rischia di essere una corda al collo della rappresentanza democratica e della stabilità del sistema politico.

Non ci sono scorciatoie per respingere le forze di destra e dell’avventurismo

Ai tantissimi elettori per bene del PD va suggerito di guardare in faccia la realtà e di agire di conseguenza: se le politiche del PD fanno crescere la protesta grillina e le destre, allora occorre cambiarle; se il Renzipd è una forza di centro, occorre rifare su basi rinnovate la sinistra italiana; se molti elettori di sinistra pensano di non votare o di votare 5stelle, occorre preparare e far votare  liste alternativa. Non ci sono scorciatoie o furbizie politiciste, se si vuole contenere e respingere le forze di destra e dell’avventurismo occorre presentare prima possibile un nuovo soggetto/partito di sinistra, di una sinistra popolare, antiliberista e di governo. E farlo già alle elezioni amministrative, dove è possibile.

  A Roma il Renzipd è stato la causa prima della frana politica, morale, istituzionale della città

Questo vale in modo particolare per Roma dove il PD è stato la causa prima della frana politica, morale e istituzionale della città. Per questo è stato commissariato e dichiarato cattivo, pericoloso e dannoso. Il commissariamento, tuttavia, non ha risposto a tante domande tra cui: chi sono i cattivi nel PD? Chi sono i capi bastone che hanno fatto le tessere false? Chi ha avuto i voti e i finanziamenti da speculatori e criminalità? Chi guida le filiere elettoralistiche?

La crisi del PD di Roma è legata al fatto che da anni esso non ha più una visione moderna della città. Non è stato in grado di analizzare la sua sconfitta con Alemanno e la crisi del cosiddetto modello Roma. Ma soprattutto, non ha colto i cambiamenti di fondo che spingono la città ad un ricambio di classe dirigente che richiedono il superamento definitivo del vecchio blocco sociale legato alla rendita immobiliare, alla spesa pubblica, ai centri commerciali e al modello, in parte privatizzato, delle aziende pubbliche.  A Roma il PD è quello che ha troppi inquisiti tra i suoi eletti in Campidoglio, è quello che ha scelto con le primarie il sindaco e poi lo ha disarcionato, è quello che non comprende che in democrazia è un obbligo far discutere il Consiglio comunale sulla sua stessa sorte.

Capisco Orfini e Zingaretti che debbono fare l’interesse della ditta, ma come possono taluni personaggi chiedere seriamente a Fassina, o ad altri, di candidarsi alle primarie del PD per formare una alleanza per il potere locale? Roma è la capitale d’Italia e richiede una politica seria e consapevole dei limiti.

Recuperare la fiducia delle forze sane e popolari dando risposte serie alle grandi contraddizioni sociali

La politica, quella vera, si deve porre il problema di recuperare la fiducia delle forze sane e popolari della città, (quasi un cittadino su due non vota), e recuperale nella zone periferiche dove non solo è più alta l’astensione ma qui ci sono anche i bacini di consenso alle destre. Il recupero è possibile solo se si danno risposte serie alle grandi e drammatiche contraddizioni sociali: scolarizzazione di massa e forze giovanili inutilizzate; alta capacità lavorativa e disoccupazione; forze imprenditoriali giovani e dinamiche imprigionate dal clientelismo e dall’affarismo; enormi risorse culturali, ambientali e paesaggistiche minacciate dalla privatizzazione, dagli abusi e dall’abbandono; settori economici come il commercio, l’artigianato, la chimica, la ricerca, l’industria spaziale e innovativa, l’edilizia di qualità e il turismo lasciati senza politiche di riferimento e di sostegno; importanti strutture di ricerca imbrigliate da una inadeguata digitalizzazione. Risorse lavorative di alta qualità e onestà presenti nei servizi (AMA, ATAC, ACEA, Amministrazione comunale) sono state contagiate e aggredite dal clientelismo, dalla corruzione e dalla burocratizzazione. Ecco di cosa si deve ragionare per recuperare la fiducia delle forze sociali, intellettuali e del lavoro.

Con Fassina il 17 gennaio in ogni municipio incontri per discutere il programma. Il valore della  partecipazione

Il cambiamento significa portare queste forze alla direzione della città per essere le nuove classi dirigenti della Capitale d’Italia. Non servono le promesse di programmi preconfezionati da mettere poi in un cassetto, ma occasioni di partecipazione reale. La sfida è grande. Chi l’ha accettata è Fassina. Vuole affrontarla con i romani, parlando delle periferie in termini di condizioni sociali e culturali,  piene di  diseguaglianze ma anche di risorse, di giovani e di saperi.

Il 17 gennaio in ogni municipio do Roma si svolgeranno incontri per ascoltare e per avviare un processo partecipativo, per dare ai romani l’occasione di riprendere nelle proprie mani la loro vita a le sorti della Capitale.

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