Palazzo Chigi, porto delle nebbie, storie di Veneri rivestite, di inchieste fasulle, con colpevole già decisa, di sottosegretari e consiglieri vari

Palazzo Chigi, porto delle nebbie, storie di Veneri rivestite, di inchieste fasulle, con colpevole già decisa, di sottosegretari e consiglieri vari

Palazzo Chigi, nuovo porto delle nebbie. Ogni tanto si scoprono “consiglieri” del  premier di cui nessuno aveva notizia. Neppure i ministri, forse, ne erano a conoscenza. Prendiamo il caso di  Maurizio Del Conte, nominato qualche mese fa presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal), su proposta del  ministro Poletti. Per un puro caso si scopre che costui aveva collocazione in qualche stanza di Palazzo Chigi con l’incarico di scrivere il testo della legge denominata Jobs act. Dell’esistenza del bocconiano Del Conte, approdato nel porto delle nebbie, si apprende quando un altro bocconiano, Nannicini, viene nominato dal premier sottosegretario alla presidenza del Consiglio con il compito di sovrintendere  alle politiche economiche, una specie di commissario per conto di Renzi , tutore di Padoan e Poletti, la ministra Guidi non ne ha bisogno essendo una specie di fantasma. Alla coppia Nannicini-Del Conte viene affidata la stesura di una legge che dovrebbe tutelare il lavoro autonomo, partite Iva, e il  “lavoro agile”, brutta copia di leggi esistenti in altri paesi con un mercato del lavoro del tutto diverso dal nostro. Comunque sia, queste nomine ci fanno scoprire il vero Palazzo Chigi, chi viene, chi va, chi è promosso, chi degradato. Si dirà, ma il capo del governo ha pieno diritto a giovarsi della collaborazione di persone di sua fiducia. Ci mancherebbe. Il problema è l’uso che ne viene fatto, con il rischio, del tutto evidente, che si formino strutture parallele, non trasparenti.

Il “Palazzo”, un luogo impermeabile. Filtra solo quello che l’uomo solo al comando vuole

Il Palazzo non è solo questo. È anche un luogo impermeabile entro il quale Renzi Matteo deve essere tutelato dalle male lingue. Può filtrare solo quello che lui, l’uomo solo al comando, ritiene sia utile a rafforzare la sua immagine. Si badi bene, immagine non i contenuti delle scelte politiche, perché davvero non sono facilmente rintracciabili. Forse neppure gli interessa. Fra le notizie immediatamente filtrate, una è molto importante. Ricordate, qualche giorno fa quando i media di tutto il mondo risero di noi, il bel paese dell’arte, della cultura, che nasconde i suoi gioielli, ricopre Veneri nude, perché turbano il presidente dell’Iran, nasconde il Marco Aurelio, posiziona Renzi e Rouhani in modo tale che il capo dell’Iran sfugga alla vista della celebra statua. Si sentirebbe intimidito, scrutato, lui che non si intimidisce di fronte a più di duemila impiccagioni, a frustate, lapidazioni. Bene, anzi male, subito dopo la scandalosa genuflessione ai voleri del massimo rappresentante di un regime violento, che non tollera le liberà individuali e collettive che caratterizzano le società democratiche, da Palazzo Chigi si lascia filtrare il fatto che nessuno, in quel porto, era a conoscenza di un simile misfatto. Neppure con il pensiero, Matteo mai e poi mai avrebbe osato  tanto. Si prende il compito di difensore d’ufficio il ministro Franceschini, quello della cultura, parla di “errore tragico” e afferma che lui non ha mai avuto notizia di quanto stava avvenendo e che “neppure il presidente del Consiglio sapeva qualcosa”.

Il capo del cerimoniale, la signora Sapora, non ha accompagnato il premier a Berlino

Passa qualche minuto da questa dichiarazione e “radio Chigi” fa circolare un nome, come possibile autore e regista dell’operazione, quello del capo del cerimoniale di Palazzo Chigi, una distinta signora,  65 anni  o giù di  lì,  Ilva Sapora, già pupilla di Gianni Letta che la introdusse a Palazzo, poi vi rimase con Letta nipote, e con Renzi, ottimi rapporti fra i due. Lei, come è d’obbligo, lo segue in ogni suo impegno che richiede un “accompagno” in grande spolvero.

Bene, anzi sempre male. Non era trascorsa neppure un’ora dal fattaccio, le nudità coperte, aggiungiamo  la decisione di non mettere in tavola vino, subito da Chigi, il sottosegretario De Vincenti fa sapere che in poche ore con una inchiesta interna tutto sarà chiarito. I giorni sono passati ma niente è stato chiarito. Forse no. Perché ancora Renzi non era sbarcato a Berlino che le agenzie di stampa facevano notare, come prima notizia, che la signora Sapora per la prima volta non aveva accompagnato il premier. Se due più due fa quattro, ed è così, l’assenza della signora viene immediatamente tradotta nel fatto che lei, solo lei, è la colpevole del “tragico” errore. Si licenzia con ignominia. No, c’è il rischio che la signora parli. Dice il sottosegretario De Vincenti che fra pochi giorni il caso sarà archiviato.

Arriva Calenda, “più rissoso di me” dice il premier e lo presenta alla Merkel

La signora Sapora andrà in pensione e tutto andrà a posto. Intanto Renzi ha portato con sé a Berlino, Carlo Calenda, viceministro per lo sviluppo economico, che sarà il nostro rappresentante nell’Unione  europea. Di lui, nominatolo, aveva detto: “Gli ambasciatori sono bravissimi, per carità. Ma quando i burocrati hanno fatto un po’ di battutine sull’Italia a Bruxelles pensando di impaurirmi, ho risposto: se volete uno più rissoso di me e bravissimo, vi mando Calenda che ha gestito benissimo tanti dossier”. E lo ha presentato ad Angela Merkel che, si racconta, ha sorriso. Per lei, Matteo è come uno scolaro un po’ discolo.

Finisce così lo scandalo della Venere vestita? Può darsi, visto quali sono gli inquilini dei “palazzi” non solo Chigi. Ma le “voci” che arrivano da quelle stanze raccontano che da molti giorni tutti sapevano quale sarebbe stato il nuovo arredamento dei Musei capitolini. Tutti, fuorché  Renzi Matteo, che in confidenza lo avevano comunicato anche al ministro Franceschini. Fosse vero, sarebbe ancora più grave. Non è pensabile che il capo del governo si disinteressi dell’ambiente che farà trovare al suo ospite, visto fra l’altro di chi si tratta.  Andrebbe preso a calci. Per non dire di più.

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