Medio Oriente. Sciiti e sunniti si dichiarano guerra aperta dopo le esecuzioni di Riad. L’Europa desolatamente impotente

Medio Oriente. Sciiti e sunniti si dichiarano guerra aperta dopo le esecuzioni di Riad. L’Europa desolatamente impotente

Dopo l’esecuzione di 47 prigionieri sciiti a Ryad, tra i quali una eminente personalità religiosa come lo sceicco Al-Nimr, noto e amato in tutto il mondo di cultura e religione sciita, la rabbia non accenna a diminuire in diverse aree del Medio oriente. Migliaia di persone hanno manifestato nella capitale iraniana Teheran, domenica 3 gennaio, per protestare contro la sua e la loro morte, barbara e crudele, perché alla decapitazione viene di solito accompagnata la crocefissione. Nel corso della notte tra sabato e domenica, due rappresentanze diplomatiche saudite erano state attaccate a Teheran e nella città di Machhad, dove la popolazione è in maggioranza sciita. I manifestanti hanno sfidato le autorità, che avevano proibito nuove manifestazioni, e le parole dello stesso presidente iraniano Rohani che cercavano di allentare la tensione. Il presidente iraniano Hassan Rohani ha definito l’attacco di ieri all’ambasciata saudita a Teheran “ingiustificabile”. Rohani ha inoltre detto di avere ordinato al ministero dell’Interno di catturare i responsabili dell’attacco e di portarli davanti alla giustizia per “porre fine una volta per tutte questi atti orribili”. Il presidente ha definito gli assalitori “estremisti”.

Khamenei condanna l’esecuzione, ma anche il silenzio degli occidentali

Nonostante ciò, in migliaia si sono raccolti nelle vicinanze dell’Ambasciata dell’Arabia Saudita a Teheran. La folla gridava: “morte ad Al-Saud”, ovvero alla dinastia regnante a Riad, e bandiere statunitensi e israeliane sono state bruciate. Le forze dell’ordine dell’Iran, presenti in centinaia, hanno impedito che la folla si avvicinasse troppo all’edificio dove ha sede l’Ambasciata, mentre il capo della polizia ha chiesto ai manifestanti di sciogliere il raduno. In quel momento, centinaia di persone si sono trasferite a piazza Palestina, luogo simbolo della capitale iraniana, scandendo slogan ostili al regime saudita, agli Usa e a Israele. Altre manifestazioni di sciiti hanno avuto luogo in altre zone di Teheran e in altre città iraniane. La guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei ha dichiarato che i dirigenti sauditi dovranno attendersi “la vendetta divina” dopo l’esecuzione dello sceicco Al-Nimr. Khamenei ha criticato fortemente le nazioni occidentali: “questo religioso oppresso non aveva incoraggiato la gente ad unirsi a movimenti armati, né si era mai impegnato in complotti segreti, aveva solo dato voce alla critica pubblica, basata sul fervore religioso. Il silenzio dei presunti sostenitori della libertà, della democrazia e dei diritti umani è una vergogna”.

La telefonata tra Federica Mogherini e il ministro degli esteri iraniano: la dimostrazione della debolezza europea

La stessa posizione è stata assunta, secondo fonti rivelate dall’agenzia di stampa AP, dal ministro dagli esteri iraniani in una conversazione telefonica con Federica Mogherini, Alto Rappresentante della politica estera UE. Mogherini ha cercato di disinnescare le tensioni dell’Iran contro Riad per proteggere i diplomatici sauditi, ma si è sentita rispondere che Teheran soffre da decenni la decisione dell’Occidente di non porre fine alle sanzioni, nonostante il successo del tavolo negoziale di Vienna. Perché l’Occidente non usa con Riad la stessa moneta, e invece fa affari con la casa saudita, come dimostra proprio la visita di Renzi? Le agenzie internazionali non rivelano, purtroppo, la replica di Federica Mogherini, se vi è stata. “Perché coloro che dicono di sostenere i diritti umani dormono?”, sembra che abbia chiesto il ministro degli esteri. “Perché coloro che sostengono libertà e democrazia, sostengono questo governo di Riad?”, ha concluso.

Altre manifestazioni si sono susseguite per l’intera giornata di domenica in tutto il Medio Oriente. A Beirut, in Libano, a Baghdad, in Iraq, ad Ankara, in Turchia, nel Bahrein, in molte città del Pakistan e a Srinagar, nel Cachemir indiano.

L’esecuzione rientra in uno scenario strategico che coinvolge la regione mediorientale

Il leader Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah ha dichiarato domenica che l’esecuzione di Al-Nimr è un “messaggio di sangue”, e Riad ha cercato di creare una guerra settaria nel mondo. Nasrallah ha usato parole durissime per condannare il regime di Riad: “siamo oggi di fronte ad un evento spaventoso, un evento orribile che Al Saud ha preso con molta leggerezza. Ma questo è un evento che non si può prendere con leggerezza”. Nasrallah parlava dalla tv libanese di proprietà del gruppo sciita di Al Manar. Il leader di Hebzollah ha concluso: “Al Saud vuole la guerra tra sciiti e sunniti. Sono quelli che l’hanno accesa prima, e sono quelli che lo stanno facendo ora in ogni parte del mondo”. È evidente che queste posizioni accenderanno ancora di più il conflitto mediorientale, soprattutto in Siria e in Palestina. In Siria, gli Hezbollah sciiti combattono al fianco del presidente Bashar al-Assad, sostenuto dai russi, ma osteggiato dalla coalizione guidata dagli Usa, mentre i ribelli sono vicini ai sunniti. Può ripetersi in Siria quel che accadde diversi anni fa in Iraq, dopo la caduta di Saddam Hussein. Intervenire nel pieno di una guerra religiosa tra sciiti e sunniti può portare solo alla catastrofe, non alla soluzione del problema. Ora si scopre, ad esempio, che alte personalità iraniane avevano più volte fatto appello alla grazia e alla clemenza del re saudita Salman per salvare la vita di Al-Nimr. Come è evidente, il re non è intervenuto, a testimonianza del fatto che le esecuzioni sono una mossa strategica nello scacchiere mediorientale. Oltre al conflitto interreligioso tra sunniti e sciiti in Siria, infatti, Arabia Saudita e Iran si affrontano anche nello Yemen, dove le truppe saudite combattono contro i ribelli Houthi sostenuti da Teheran, e in Libano e nel Bahrein. Insomma, le esecuzioni di Riad hanno aperto il vaso di Pandora dei conflitti tra sciiti e sunniti in tutto il Medio Oriente, un conflitto tra grandi potenze regionali, che oltre al primato religioso si contendono il potere politico ed economico.

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