Martini (Cgil). Contratto nazionale, partecipazione, regole. Cgil, Cisl, Uil per un nuovo sistema di relazioni industriali

Martini (Cgil). Contratto nazionale, partecipazione, regole. Cgil, Cisl, Uil per un nuovo sistema di relazioni industriali

Ai sindacati appare come una  provocazione che il governo si appresti a varare un disegno di legge, “lavoro agile” si  chiama, che smantella i contratti di lavoro, proprio mentre Cgil, Cisl, Uil stanno mettendo a punto una proposta unitaria su un nuovo sistema di relazioni industriali che ha alla base, dice il segretario confederale della Cgil, Franco Martini, “tre pilastri, contrattazione, partecipazione, regole”. Al ministero del Lavoro stanno lavorando alacremente, Renzi vuole portare al prossimo Consiglio dei ministri, un testo da approvare rapidamente, cui ha lavorato uno dei suoi amici, consigliere giuridico di Palazzo Chigi Maurizio Del Conte, bocconiano, professore di diritto del Lavoro all’ateneo milanese. Poi subito in Commissione e via in Aula. “Lavoro agile” di cui riferiamo in altro articolo elimina la contrattazione. Il datore di lavoro ti assegna un obiettivo da realizzare e al tempo necessario, lavoro di ufficio in particolare, pratiche amministrative, o di piccole e medie imprese che richiedono solo la presenza di un computer.

Il lavoro agile” di  Renzi in continuità con il Jobs act per colpire la contrattazione

Renzi Matteo ha messo tanta fretta perché vuole  arrivare prima dei sindacati, batterli sul tempo, “dare continuità” con il “lavoro agile”, dicono al ministero, al Jobs act. Insomma far trovare Cgil, Cisl, Uil e anche le organizzazioni degli imprenditori di fronte al fatto compiuto. Non è concepibile nello staff renziano la difesa del contratto nazionale. Proprio nella sceneggiata di cui sono stati protagonisti Sergio Marchionne, l’ad di Fca e il presidente del Consiglio che hanno festeggiato insieme  l’ingresso in Borsa della Ferrari si era avvertito, se ce ne fosse stato bisogno, che  fra i complimenti che si sono fatti a vicenda, c’era l’obiettivo di colpire nuovamente i diritti dei lavoratori. Non a caso Martini, in una intervista a QN parla di “paletti ben piantati, nessuno smantellamento del contratto nazionale  e strada sbarrata sull’ipotesi del salario minimo per legge, che finirebbe per abbassare le buste paga di milioni di lavoratori”.   La proposta su cui lavorano le tre Confederazioni  verrà presentata a tutto il mondo delle imprese, a partire da Confindustria, Confcommercio, Confservizi e Alleanza Cooperativa.

“Vogliamo delineare un nuovo sistema di relazioni industriali –  afferma il segretario Cgil – rilanciando il ruolo delle parti sociali che il governo vorrebbe relegare in un angolo, un progetto costruito su tre. pilastri, contrattazione, partecipazione e regole su cui basare quest’ultima”. Affronta poi la questione della produttività, un tema caldo sul quale si sbizzarrisce la fantasia di improvvisati ‘esperti’del  mondo  del lavoro. Proprio il ‘lavoro agile’, ‘smart working’, in  inglese fa più effetto, consentirebbe un aumento notevole della produttività, miracolo che si fa  risalire all’ambiente casalingo, familiare. Sciocchezze che  dovrebbero far arrossire chi le pronuncia richiamando ipotetiche statistiche.

L80% del mondo del lavoro non ha contrattazione aziendale

Di produttività parla Martini “è un problema anche nostro” perché la ripresa si aggancia solo se aumentiamo il valore aggiunto dei beni e dei servizi prodotti. Il sindacato –puntualizza – si occupa da sempre di produttività, è un elemento presente “in tutti gli accordi integrativi”. “Ma chi pensa che la produttività in Italia dipende solo dall’organizzazione del lavoro – sottolinea il sindacalista – dice cose non vere. Siamo in presenza nel nostro paese non solo di una burocrazia elefantiaca e soprattutto della mancanza di investimenti in infrastrutture e in innovazione”. Torniamo al contratto nazionale, uno dei “paletti” di cui parla Martini mentre si fa sempre più forte il tentativo di eliminarlo o, nei casi migliori, di depotenziarlo.  Renzi ha più volte minacciato interventi in questi senso. “La nostra proposta – afferma – vuole proprio impedire il superamento del contratto nazionale visto anche che l’80% del mondo del lavoro non ha contrattazione aziendale.  È inimmaginabile depotenziare la cornice nazionale, perché si rischia di condannare milioni di lavoratori a bassi salari”. Ma perché la contrarietà manifestata dal sindacato  alla introduzione del salario minimo? “Ci sono già i minimi contrattuali – risponde  Martini – basterebbe applicare l’articolo 39  della Costituzione con l’erga omnes. Il rischio altrimenti è di fissare una cifra minima ancora più bassa in un momento in cui bisogna rilanciare i consumi. Sarebbe una contraddizione”.

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