Il tribunale di Palermo boccia il decreto Renzi sulla indicizzazione delle pensioni perché incostituzionale

Il tribunale di Palermo boccia il decreto Renzi sulla indicizzazione delle pensioni perché incostituzionale

Il decreto con cui il governo ha risposto alle censure mosse dalla Corte Costituzionale in materia di rivalutazione delle pensioni “non tutela il potere d’acquisto dei pensionati”. Poggia su questa motivazione la decisione del tribunale di Palermo, sezione lavoro, di ‘impugnare’ il decreto perché sia sottoposto all’esame dei giudici costituzionali. La mossa riapre il capitolo della indicizzazione degli assegni pensionistici, ossia il meccanismo per adeguarli al costo della vita. Quel meccanismo che fu bloccato per il biennio 2012-2013: a stopparlo, per ragioni di bilancio, fu la cosiddetta norma Fornero del “Salva Italia”. Ma proprio questa disposizione è stata ‘bocciata’ dalla Consulta lo scorso aprile, con una sentenza che ha fatto molto discutere, perché rischiava di produrre un pesante buco nelle casse dello Stato. Per questo il governo è dovuto interventire, per decreto nel maggio scorso, stabilendo le regole per restituire, anche se non in toto, le rivalutazioni, secondo uno schema a scaglioni: si parte dal 100% per le pensioni fino a tre volte il minimo e si arriva a zero per gli assegni sopra le sei volte il minimo, che non vedono alcun adeguamento.

Ora pende il giudizio di costituzionalità anche su quest’ultimo provvedimento. La legge Fornero, infatti, è finita di fronte alla Corte Costituzionale a seguito di un ricorso promosso a Palermo da Giuseppe Cardinale, ex manager della Standa in pensione, difeso dall’avvocato Riccardo Troiano. Una battaglia, la sua, sostenuta anche da Federmanager e Manager Italia. Il Tribunale ha prima sospeso la causa in attesa che la Corte Costituzionale si pronunciasse, poi l’ha riassunta e ora, come si legge nell’ordinanza firmata dal giudice Giuseppe Tango, l’ha nuovamente fermata, rinviando gli atti alla Consulta, ma questa volta per il decreto del governo Renzi. Secondo il giudice, infatti, il provvedimento “suscita perplessità sotto il profilo della sua compatibilità alla Carta Costituzionale” e sembra “non tener conto” della sentenza della Consulta sulla legge Fornero. Ma soprattutto “non appare tutelato l’interesse dei pensionati alla conservazione del potere d’acquisto delle somme percepite”, specie i “trattamenti modesti” che “non presentano margini di resistenza all’erosione determinata da fenomeno inflattivo”. Un esempio? Quello dello stesso signor Cardinale che con circa 2.050 euro lordi di pensione mensile si è visto riconosciuta una rivalutazione del 20%, “di entità talmente modesta da indurre a ritenere che anche la nuova normativa mantenga un contrasto con i principi dettati dalla Costituzione”, afferma l’ordinanza. La materia interessa tanti pensionati. “Dopo l’iniquo blocco, il decreto non ha svolto il suo compito”, dice oggi Mimmo Di Matteo, segretario Fnp Cisl Palermo-Trapani. Ma non sarà facile, questa volta, vincere di fronte alla Corte Costituzionale, che quasi certamente sarà estremamente attenta, nel bilanciamento dei diritti, alle conseguenze della propria decisione sul piano economico e della tenuta dei conti pubblici.

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