Francia. La ministra delle Giustizia Taubira cacciata perché troppo a sinistra. Hollande sceglie al suo posto l’uomo di fiducia di Valls

Francia. La ministra delle Giustizia Taubira cacciata perché troppo a sinistra. Hollande sceglie al suo posto l’uomo di fiducia di Valls

Finale di partita per Christiane Taubira, la ministra della Giustizia francese, di idee decisamente radicali e di sinistra, e per questo non molto ben vista, né dall’Eliseo né da Palazzo Matignon, ovvero dal premier Manuel Valls. Nello scarno comunicato ufficiale del presidente Hollande si comunica semplicemente che lui e la Taubira “hanno convenuto sulla necessità di porre fine alle funzioni della ministra nel momento in cui si apre all’Assemblea nazionale e in Commissione Giustizia il dibattito sulla revisione costituzionale”. La revisione costituzionale di cui parla il comunicato dell’Eliseo è relativa alle nuove norme che costituiscono il pacchetto sicurezza francese dopo gli eventi drammatici del 7 gennaio e del 13 novembre del 2015. In particolare, i punti controversi riguardano l’estensione temporale dello stato di emergenza e la negazione della doppia cittadinanza per gli immigrati che si macchiassero di reati di terrorismo. Su questi punti, è scoppiato un enorme dibattito pubblico e culturale in Francia, e soprattutto in seno allo stesso Partito socialista. È emersa la questione delle libertà personali, messe in discussione da quella che appare una decisione del tutto arbitraria e condizionata dall’emotività del momento, sia pure drammatico. La ministra della Giustizia, Taubira, ha deciso di non avallare queste scelte costituzionali, e ha messo le sue dimissioni nelle mani del presidente Hollande, che naturalmente le ha accettate. Taubira è il quarto ministro di posizioni più radicali e di sinistra che si dimette dalla compagine governativa. Prima di lei, Arnaud de Montebourg suscitò scalpore dimettendosi per divergenze sulle scelte economiche, definendo il nuovo esecutivo di Manuel Valls molto più vicino alle posizioni neoliberiste in economia che ad un esecutivo a trazione socialista e keynesiana. De Montebourg venne poi sostituito dall’attuale ministro dell’Economia, Emmanuel Macron, scelto esplicitamente dagli industriali francesi.

Per quanto riguarda la ministra Taubira, ha voluto esprimere in conferenza stampa tutta la sua amarezza, soprattutto per la fine ingloriosa di un governo ormai sempre più schierato per l’ordine e la durezza. Taubira infatti ha detto che “le dimissioni sono state determinate da un grave e profondo disaccordo politico, legato al progetto governativo sul divieto della doppia nazionalità per le persone colpevoli di terrorismo e per il prolungamento della durata della fase di emergenza”. L’ex ministra ha ribadito di aver scelto “di essere fedele a me stessa, ai miei impegni, alle mie lotte, al mio rapporto con gli altri. Fedele a noi e a coloro che ci comprendono”. Una serie di stilettate, neppure tanto velate, a Hollande. Taubira ha poi difeso il suo operato di ministro della Giustizia, competente e progressista. Ha ricordato di essere stata lei a introdurre in Francia il matrimonio tra persone omosessuali, la riforma del sistema penale, la riforma dell’organizzazione giudiziaria e del diritto commerciale e dei contratti. Inoltre, ha rivendicato che grazie a lei il bilancio della Giustizia in Francia è cresciuto di 450 milioni di euro e il numero dei magistrati effettivi è aumentato. Infine, Taubira ha rivendicato la sua posizione estremamente contraria alla nuova legge francese sul controllo informatico, che ha sempre considerato pericolosa e liberticida. Insomma, le scintille e le contrapposizioni tra la signora Taubira e la coppia Hollande-Valls datano da questa estate, e riguardano punti politicamente delicati e sostanziali, che investono la revisione della Costituzione francese. L’accusa della ministra della Gauche è che ormai Hollande e Valls stanno trasformando la giusta esigenza di legalità in “legge e ordine”, giocando sul terreno sporco delle paure, tanto caro alla destra di Marine Le Pen.

Non è un caso che Hollande abbia scelto per sostituirla un uomo considerato “forte”. Si tratta di Jean-Jacques Urvoas, 56 anni, attuale presidente della Commissione giustizia all’Assemblea nazionale e socialista molto vicino alle posizioni di Valls. È già scoppiata una enorme polemica per la sua nomina, soprattutto da parte dei difensori delle libertà digitali, che vedono in lui un pericolo. Così, non solo Urvoas accompagnerà il varo della riforma costituzionale, criticata dalla Gauche interna ed esterna ai socialisti, ma si farà paladino di nuove norme più restrittive e liberticide in materia di comunicazioni elettroniche.

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