Fassina ai presidenti dei municipi: il centrosinistra è finito nel nostro popolo, a Roma, in Italia

Fassina ai presidenti dei municipi: il centrosinistra è finito nel nostro popolo, a Roma, in Italia

I presidenti dei municipi romani, rimasti in carica dopo l’arrivo del commissario voluto da Renzi Matteo,  che  ha dimissionato il sindaco, Ignazio Marino, con le firme dei consiglieri  del Pd e di Marchini raccolte nello studio di un notaio, esautorato il Consiglio Comunale, hanno redatto un manifesto  rivolto alla città in cui richiamano i valori della Resistenza e dell’antifascismo e lanciano un appello per riprendere e recuperare “alcuni aspetti della Giunta  Marino (che hanno contribuito a mandare a casa ndr)”. Un appello all’unità fra Pd e Sel per ricostituire il centro sinistra come alla regione Lazio.

L’assemblea convocata, di fatto, dal Pd, sostenuta da Zingaretti e Smeriglio in dissenso con Sel

Con l’appello alcuni presidenti dei municipi, quasi tutti Pd, hanno promosso una  manifestazione che si terrà il 23 gennaio al teatro Brancaccio, voluta in particolare dal presidente della Regione, Zingaretti e dal vicepresidente Smeriglio, Sel, in dissenso con la decisione del suo partito, sia a livello nazionale che romano, che ha condiviso e sostenuto la canditura  di Stefano Fassina, il quale ha lasciato il Pd, dando vita a Futuro a sinistra che con Sel ha costituito il nuovo gruppo di Sinistra italiana alla Camera. Proprio pochi giorni fa è stato costituito il Comitato elettorale di cui fanno parte esponenti di Futuro a sinistra, movimenti, associazioni, esponenti sindacali. L’obiettivo dichiarato di Zingaretti e Smeriglio invece è quello di raccogliere la proposta del Pd di dar vita ad una alleanza di centrosinistra.

Peciola (Sel). Pesante attacco a Fassina. “Non faccio laboratori politici sulla pelle dei romani”

La pubblicazione del manifesto dei minisindaci è stata anticipata da Repubblica ed accompagnata da una intervista all’ex capogruppo di Sel in Campidoglio, Gianluca  Peciola in cui riferendosi alla candidatura di Fassina condivisa  e sostenuta da Sel come ha ribadito il segretario del partito rormano, Paolo Cento, di fatto, viene ritenuta un “laboratorio politico”. Dice il Peciola ed il riferimento è a Fassina: “Non faccio laboratori politici sulla pelle dei romani”. Poi per sostenere l’alleanza Pd-Sel inventa un nuovo verbo. Dice infatti che non si deve “mostrificare” il Pd. Fassina non ha perso tempo a dare una risposta molto chiara che non lascia margine ad equivoci. Evita di scendere sul terreno di Peciola, il quale, va detto, quando si è insediato il Comitato elettorale di Fassina, nel corso di una assemblea molto partecipata non ha pronunciato parola, non ha espresso alcun dissenso nei confronti dell’intervento di Cento  a sostegno della candidatura. Si dice che il silenzio è d’oro. A volte non lo è evidentemente.

La risposta del candidato sindaco: ci vuole un progetto alternativo a quello del Nazareno

Fassina ha immediatamente risposto al manifesto dei presidenti dei municipi, evitando di scendere sul terreno di Peciola e annunciando che parteciperà alla manifestazione cui dovrebbe essere presente anche Ignazio Marino. Questa la dichiarazione: “Capisco con quale spirito i Presidenti di Municipio abbiano promosso l’iniziativa al Brancaccio il 23 Gennaio. Parteciperò per ascoltare e, se possibile, anche per ricordare le ragioni profonde della fine del centrosinistra a Roma e in Italia. Il centrosinistra è finito nel nostro popolo. Nessuna retorica di Palazzo lo può resuscitare dopo la rottura in Campidoglio avvenuta nel Luglio scorso e la liquidazione dell’amministrazione Marino dal notaio. Dopo le politiche del Governo radicalmente contraddittorie con l’identità del centrosinistra su scuola, lavoro, ambiente e democrazia.

Un programma di svolta per la ricostruzione morale, economica, politica di Roma

La discussione è autoreferenziale, senza ancoraggio a un programma di svolta per la ricostruzione morale, economica, politica e amministrativa a Roma. Noi abbiamo proposto un referendum nel primo turno delle amministrative per consentire ai cittadini romani di scegliere tra le Olimpiadi 2024 nella Capitale e un progetto alternativo per la mobilità sostenibile, impianti sportivi diffusi nelle periferie, housing sociale per gli studenti e le famiglie in difficoltà. Abbiamo proposto di fermare la speculazione edilizia a Tor di Valle, coperta con la foglia di fico dello Stadio di Pallotta, di ristrutturare il soffocante debito capitolino e cancellare la delibera 88 per utilizzare il patrimonio capitolino. Abbiamo proposto, inoltre, di stabilizzare le insegnanti e le educatrici invece di privatizzare i nidi, e di sbloccare il salario accessorio per i dipendenti capitolini. Obiettivi concreti e scelte di radicale discontinuità anche con il centrosinistra. Qual è invece il programma del Pd? Nessuno ne sa ancora nulla. Attenzione: se non mettiamo in campo un progetto per Roma alternativo al Pd del Nazaremo, che domina nella Capitale, lasciamo campo libero alla destra”.

Una replica, sia pure indiretta, alla manifestazione che potrebbe sancire un nuovo accordo a Roma tra Pd e Sel viene dalla conferenza stampa con la quale il gruppo dirigente nazionale di Sel e Sinistra italiana ha presentato la campagna di comunicazione contro il governo Renzi. Senza un accordo su programmi di sinistra, Sinistra Italiana-Sel sarà “una forza autonoma alle elezioni amministrative per permettere a questo Paese di scegliere tra proposte di governo più credibili”. Lo ha sottolineato Alfredo D’Attorre durante la conferenza stampa alla Camera. Il coordinatore nazionale di Sel Nicola Fratoianni è stato deciso e perentorio nel porre condizioni al Pd: vogliamo dire “con chiarezza che noi, in vista delle amministrative, ci candidiamo come forza autonoma con candidature autonome e competitive. E lo facciamo a partire da questioni concrete”. Fratoianni ricorda che “questi dirigenti” del Pd, che oggi vogliono governare con noi, “all’indomani dell’approvazione dell’Italicum festeggiavano la fine della gabbia delle coalizioni, la nuova stagione in cui il Partito della Nazione si candidava alla guida del Paese”.

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