Direzione Pd. Renzi parla di tante cose in modo generico, ma dimentica Verdini e la nuova maggioranza. Cuperlo lo sfida

Direzione Pd. Renzi parla di tante cose in modo generico, ma dimentica Verdini e la nuova maggioranza. Cuperlo lo sfida

C’è voluto l’intervento di Gianni Cuperlo per riportare un tocco di riflessione politica in una sonnacchiosa, e a tratti inutile, direzione Pd. Con i toni soft che gli sono consueti, Cuperlo ha dovuto riportare al centro del dibattito dei democratici la questione della riforma costituzionale, che era stata vistosamente “bucata”, annullata, dimenticata nell’intervento di apertura del segretario-premier Matteo Renzi, e insieme con questa la “novità” della maggioranza inedita con Verdini.

La sfida di Gianni Cuperlo: “sei in grado di fare il segretario? Se lo puoi fare, fallo”

“Spero che nessuno condivida l’idea di Alfano del referendum costituzionale come spartiacque di future alleanze politiche”, ha detto Cuperlo. Ed ha attaccato Renzi proprio sul nodo sensibile del referendum costituzionale: “Non condivido la torsione impressa da Renzi al referendum costituzionale: capisco il legame tra la riforma e la sorte dell’esecutivo, ma penso sia un errore trasformare il voto in un plebiscito su di sé, un referendum sulla persona, perché quella scelta indebolisce la funzione del capo del governo che dovrebbe essere sempre la fatica di unire il Paese con una maggioranza la più ampia possibile”. Ecco la proposta, o la sfida, di Cuperlo: “Forse si possono ancora avvicinare le distanze di chi la riforma la sostiene o l’ha votata e chi la osteggia con argomenti di merito e non sono tutti degli incalliti conservatori. Stiamo parlando della riforma di un terzo della Carta, forse dovremmo cercare di allargare il sostegno e sarà preziosa l’azione legislativa del Parlamento per compensare i limiti e le incongruenze del testo”. La stoccata finale: “Chiedo al segretario: sei in grado di esercitare questo ruolo? Non mi riferisco alle capacità ma alla legge naturale che pone un limite di 24 ore alla giornata. Se lo puoi fare, fallo. Fallo perché un partito va organizzato”. Insomma, Cuperlo ha tentato di aprire in direzione la necessaria breccia politica, che avrebbe condotto la riflessione collettiva del Pd sulla questione più rilevante: che senso ha un partito che governa e riforma grazie alla tattica dei mille “forni”? In sostanza, Cuperlo ha attaccato sulla natura politica del Pd. Ma evidentemente non è stato ascoltato, oppure, il silenzio della direzione sulle sfide di Cuperlo ha sancito che il Pd è un partito del capo, che guarda al centro e all’arcipelago in cui si è frammentata la destra.

Un passaggio fugace sul referendum: la battuta su Magistratura democratica e Berlusconi insieme per il no

L’unico passaggio dedicato da Renzi al referendum è stato una battuta, che avrebbe voluto essere salace, ma che si è rivelata di una povertà culturale e politica indicibile. “Per la prima volta nella storia”, ha detto Renzi scatenando qualche risata, “al referendum Berlusconi e Magistratura democratica staranno insieme, è meraviglioso, da comprare i popcorn”. Ed ha aggiunto,  “questo non è solo un referendum dove dire sì o no, è un referendum su 40 articoli della Carta: se passa, la Costituzione cambia, se non passa rimane com’è. Ma l’assunzione di responsabilità da parte di chi ha voluto quel percorso e ci ha legato l’esperienza di governo è doverosa. Non posso pensare di perdere il referendum e dire ‘scusate è un equivoco’, la sconfitta segnerebbe non solo il governo ma la mia stessa credibilità. Io non ho paura di assumermi le responsabilità. Questo non è un tentativo di plebiscito, è etica della responsabilità perché non si può far finta di nulla davanti a una sfida così rilevante”. Etica della responsabilità? Ci permettiamo di dissentire dal senso impresso da Renzi a etica della responsabilità, molto lontano sia dalle riflessioni di Max Weber che di Hans Jonas. Ma dei farlocchi contenuti culturali delle parole di Renzi ci occuperemo un’altra volta.

Il ddl Cirinnà sulle unioni civili e la destra cattolica del Pd all’attacco

Non è un caso che gran parte della direzione si sia concentrata sul destino del ddl Cirinnà sulle unioni civili e sulle amministrative di giugno. Renzi aveva detto nella sua introduzione che “è fondamentale che si sappia che per il Pd” la legge sulle unioni civili “è irrinviabile”. Quindi, va bene “cercare fino all’ultimo un’intesa ma poi in aula si vota prendendosi ciascuno le proprie responsabilità”, sottolinea il segretario. E aggiunge: “sui temi etici lasciamo libertà di coscienza” ed è giusto si cerchi una mediazione ma “il compromesso non diventi lo strumento per non arrivare a chiudere su una posizione. Fin qui è stato fatto un lavoro serio e vorrei si continuasse così”. Tuttavia, quel che Renzi ha detto in direzione cozza notevolmente con quanto accaduto in Senato, proprio grazie all’iniziativa di una trentina di senatori democratici ultras cattolici, che hanno presentato emendamenti mirati che fanno arretrare il disegno di legge Cirinnà. In particolare, sono due i temi sollevati da questo segmento “grigio” dei democratici: il divieto di maternità surrogata, che essi chiamano offensivamente utero in affitto, con tanto di condanna penale per chi dovesse effettuarla anche all’estero, e la negazione della stepchild adoption. Senza parlare della mancata equiparazione al matrimonio eterosessuale. Se questi emendamenti passassero, renderebbero inutile il disegno di legge sulle unioni civili. Renzi e i suoi sperano ancora nel tentativo di mediazione di Giuseppe Lumia, ma la strada è davvero in salita. Ben vengano, dunque, le manifestazioni per la laicità e la libertà previste per sabato in tutta Italia. Il cedimento ad una posizione reazionaria sarebbe peggiore del male. Piuttosto che una pessima legge, sarebbe meglio attendere tempi migliori. Resterebbe comunque intatta la condanna della Corte di Giustizia europea all’Italia, perché non avrebbe certo risolto la questione dell’attribuzione di diritti sacrosanti al matrimonio omosessuale, all’adozione stepchild, alla maternità surrogata gratuita.

Sulle amministrative, il solito Renzi guascone: “vinceremo”

Sul tema delle amministrative di giugno, Renzi ha avuto parole abbastanza chiare: Su Roma: le comunali si possono vincere e il Pd correrà con il proprio simbolo. “Dopo quello che è successo a Roma è difficile, ma credo che si possa vincere facendo una sfida vera sui problemi concreti della città. Chiunque vincerà le primarie, otterrà un sostegno forte del nostro partito”, ha spiegato il segretario, sostenendo senza citarlo Roberto Giachetti. Sulle alleanze in alcuni comuni, il premier ha spiegato che “non ci fa velo” sostenere candidati non targati Pd sostenuti per cinque anni perché, “a differenza di altri, non vogliamo politicizzare il voto: lo stanno facendo altri amici e compagni della sinistra fuori da qui, che a Torino hanno avviato una campagna nazionale. Ma noi sosteniamo Massimo Zedda a Cagliari come abbiamo fatto per i cinque anni del primo mandato”. Su Milano, invece, “si sta lavorando perché le primarie siano una cosa bella come sono sempre state e mi pare che il dibattito vada esattamente in questa direzione”. Per quanto riguarda Napoli, invece, il premier ha spiegato che “il percorso delle primarie è sostanzialmente impostato. Si elegge un sindaco, chi tenta di dare una lettura politica fa del male alla sua città”. Parlando più in generale delle primarie, Renzi ha detto che le “regole non verranno cambiate: il 6 marzo è la data delle primarie nella stragrande maggioranza dei Comuni. Le regole non verranno cambiate, perché si è troppo a ridosso del voto”. Come si vede, Renzi si è limitato alla consuetudine degli slogan. Nessuna riflessione politica sullo stato del dibattito nelle diverse città, nessun cenno alle vere ragioni che hanno portato a candidature importanti a sinistra, da Fassina a Roma ad Airaudo a Torino, con le spaccature di Bologna e di Napoli.

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