Crollano le Borse, tempesta finanziaria, Banca mondiale ribassa il Pil, Isis uccide. E Renzi? Pensa al Jobs act e ai numeri fasulli dell’Istat

Crollano le Borse, tempesta finanziaria, Banca mondiale ribassa il Pil, Isis uccide. E Renzi? Pensa al Jobs act e ai numeri fasulli dell’Istat

Se mettiamo in fila gli avvenimenti drammatici che si succedono nel mondo ci sarebbe da fare gli scongiuri. Altro che fiducia crescente nel futuro di cui parlano sondaggi fasulli che circolano nelle strade dell’informazione italiana, sempre meno informazione, sempre più, di quasiasi cosa si parli, renziorientata. E il presidente del Consiglio non si fa pregare. Anzi, proprio lui dà l’input. In una giornata in cui crollano le Borse asiatiche che arrivano a perdere anche il 7%, in Libia, un’autobomba uccide 70 agenti che frequentavano la scuola di polizia, attentato rivedicato da Isis, a Parigi un uomo tenta di entrare in un commissariato di polizia, armato di un coltello e una finta cintura esplosiva, viene ucciso. Lasciamo per ultima la notizia della  minaccia atomica che viene dalla Corea del Nord. Non si sa ancora se la notizia diffusa dalla tv coreana sia vera, se si tratta di una atomica “normale” o ad idrogeno, scegliete voi. Un quadro devastante, di guerra come papa Francesco va ripetendo. E noi ci si gingilla con sondaggi perfino di Coldiretti che ci spiega che nelle feste abbiamo comprato di più, Codacons che inietta fiducia e l’Istat sforna una nuova serie di dati sull’occupazione che fanno dire a Renzi Matteo: “Il jobs act funziona”. E, siamo certi, non  arrossisce neppure.

Un misero zero virgola in meno, la disoccupazione ha piantato le radici

Ciò che lo fa gioire, godere, è un misero zero virgola qualcosa, uno, due decimali al massimo per cui sarebbe diminuita la disoccupazione che resta sempre sopra l’11%, 11,3%. Non avverte minimamente che siamo di fronte a una miscela esplosiva, guerre, terrorismo, crollo delle Borse e dei  mercati. Autorevoli economisti esprimono forti preoccupazioni, richiamano la crisi mondiale dalla quale eravamo usciti e che potrebbe riproporsi in termini ancor più violenti. Il crollo delle Borse asiatiche, Shanghai perde il 7%, Shenzen l’8,5, Tokio  il 2,33, Hong Kong oltre il 3% fa scattare il blocco automatico delle contrattazioni. Le autorità cinesi annunciano che interverrano per l’ultima volta. I mercati dell’Unione europea hanno  risposto con vendite violente. La Banca Mondiale ha rivisto al ribasso il PIL, 2,9%, uno 0,4% in meno rispetto a quanto previsto. Pesa, secondo l’organismo centrale, il perdurare della crisi cinese che incide anche sul mercato del petrolio che nell’arco della giornata si riassetta, da 30 dollari al barile risale a 32 ed evita così tracolli nelle Borse europee che limitano i danni, danni che ci sono e pesano. Piazza Affari ha chiuso così in ribasso, ma limitando le perdite all’1,14% e dopo esser scesa sotto 20mila punti, ai livelli di fine gennaio 2015. Londra perde l’1,96%, Francoforte il 2,29% e Parigi l’1,72%. Anche a Wall Street, dove i listini sono reduci da una giornata di ribassi, i mercati trattano in ribasso, ma in recupero: alla chiusura degli scambi europei, segnalano la agenzie di stampa, il Dow Jones cede l’1% come lo S&P 500, mentre il Nasdaq arretra dell’1,4%.  Avvio di 2016 da dimenticare per Apple, che ha perso 40 miliardi di dollari di capitalizzazione in pochi giorni. Da segnalare infine proprio riguardo al prezzo del petrolio determinante per le nostre economie che ad alimentare la tensione sullo scacchiere internazionale, delineato dalle agenzie, contribuisce anche l’Iran con il governo di Teheran che ha vietato l’ingresso nel Paese di tutti i prodotti sauditi o provenienti dall’Arabia Saudita dopo l’interruzione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.

Un tremendo scenario internazionale non interessa al governo

Questo lo scenario internazionale. Interessa qualcosa a  Renzi Matteo, al ministro Padoan, a Poletti, tanto per fare dei nomi, impegnato, si fa per dire, a scrivere un disegno di legge, “lavoro agile” che colpisce ancora la contrattazione, i diritti dei lavoratori? Per carità non sia mai, c’è l’Istat che ti fa godere. Con la solita tecnica dell’ammucchiata dei numeri ti fa apparire qualche centinaia di migliaia di posti di lavoro in più. Bisogna addentraci  in questo ginepraio più oscuro della selva di cui parla Dante Alighieri. L’Istituto di statistica parte trionfante segnalando che a novembre il tasso di disoccupazione si attesta all11,3%, “toccando i minimi da 3 anni – scrive Istat – ovvero dal novembre 2012”. Poi annuncia che rispetto a novembre gli occupati sono cresciuti di 206 mila unità. Non è un gran che, se dividete per 12 viene fuori il numero reale. Non solo.

Il trucco c’è e si vede. Diminuiscono i disoccupati perché aumenta chi non cerca più il lavoro

Si dice che i disoccupati sono diminuiti ma qualche riga dopo si legge che sono aumentate di 138 mila unità i lavoratori inattivi, coloro che non cercano un impiego, i cosiddetti “scoraggiati”. Da segnalare che spesso i disoccupati si trasformano in “inattivi”. Addentrandoci nella “selva oscura” si fa una scoperta. La crescita dell’occupazione a novembre, confessa l’Istituto, vede i dipendenti a tempo indeterminato salire di 40 mila unità rispetto a ottobre. Quelli a  termine diminuiscono di 32 mila unità. Facendo una semplice sottrazione si scopre che i nuovi assunti sono solo 8 mila.

Qualche segnale positivo  verrebbe, secondo Istat, per i giovani con la disoccupazione che si attesta al 38,1%. Ma non si dice con quale tipo di contratti sono stati assunti. Non si rende noto anche a quanto ammontano i voucher, lo sfruttamento intensivo dei giovani. Aumentano dello 0,5 gli indipendenti ma Istat non dice chi sono. Infine un rapido confronto con i dati resi noti da  Eurostat. Nell’eurozona la disoccupazione è scesa al 10,5%, nella Ue a 28 stati è scesa al 9,1, rispetto al 9,2 di ottobre. Noi siamo fra gli ultimi. Insomma  Renzi  non ha molto da gongolare.

Trefiletti. Siamo ancora di fronte ad una situazione drammatica

Dice  Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori: “Continuiamo a sorprenderci di come si possa essere ottimisti di fronte ad un dato allarmante come la disoccupazione all’11,3%. Seppure il tasso registri qualche miglioramento siamo ancora di fronte ad una situazione drammatica, soprattutto per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, al 38,1%. Per non parlare dello scenario presente nel Sud, dove tale percentuale sfiora il 60% e il lavoro ormai è solo un lontano miraggio”. Trefiletti fa poi notare che “ogni disoccupato pesa sulle spalle delle famiglie (nonni, genitori, parenti), che rappresentano la vera forma di welfare, con un onere di circa 450 euro mensili”.

Il  lavoro rappresenta ancora la vera priorità. Il premier fa solo la voce grossa

“Il lavoro – prosegue – rappresenta ancora la vera priorità ed urgenza per il nostro Paese. Occorre  imboccare la strada della crescita, dello sviluppo attraverso un piano straordinario del lavoro, un piano del governo che stanzi i necessari investimenti: per l’innovazione e la ricerca, per la realizzazione di infrastrutture, soprattutto al Sud, un programma di sviluppo per il settore del turismo, vera risorsa del nostro Paese, la messa in sicurezza del patrimonio culturale e scolastico.” Per Renzi potrebbe essere una occasione d’oro per dare prova che dalle parola passa ai fatti. Si dichiara contrario all’austerità, fa la voce grossa con la Merkel, sembra che voglia spaccare il mondo. Alla prova dei fatti è pienamente in linea con le politiche conservatrici, neoliberiste, praticate dalla Ue. Non è un caso che Alfano, il suo alleato, proprio qualche giorno fa, gli ha ricordato che il governo ha fatto cose che erano nel programma di Ncd e ancor prima in quelli di Forza Italia, leggi Berlusconi, di cui lui faceva parte.

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