Costituente di sinistra. Sel: Noi ci siamo e saremo protagonisti. Fassina: avanti per una sinistra di governo e di cambiamento

Costituente di sinistra. Sel: Noi ci siamo e saremo protagonisti. Fassina: avanti per una sinistra di governo e di cambiamento

Partiamo da qui, dal documento finale approvato dall’Assemblea nazionale di Sel sabato 16 gennaio: “L’anno che è appena cominciato si presenta denso di sfide”, si legge, “dalla drammatica situazione internazionale segnata sempre più dalla guerra e dalla barbarie del terrorismo, alle vite delle comunità locali spogliate di diritti e di futuro. Dalle campagne per la qualità della nostra democrazia contro lo stravolgimento della Costituzione a quelle per i referendum abrogativi a cominciare da quello sul Jobs Act, al movimento sulle questioni decisive dei cambiamenti climatici, dalle battaglie contro la trivellazione dei nostri mari e contro le norme della cosiddetta buona scuola all’impegno alla battaglia che dovrà vederci impegnati nelle prossime settimane perche siano affermati pieni diritti di civiltà alle persone, a partire dalle unioni civili”.

L’Assemblea nazionale di Sel propone, di fatto, segmenti dell’agenda politica condivisa da tutta la sinistra

È sostanzialmente la costituzione dell’agenda politica della sinistra italiana, nella previsione di un 2016 che potrebbe davvero cambiare, nel bene o nel male, le sorti della nostra democrazia, mentre si celebra il settantesimo anniversario della Repubblica. L’Assemblea nazionale di Sel conferma dunque che su queste scelte di campo si possa, e si debba, costruire un nuovo soggetto politico a sinistra, alternativo al Partito democratico, che quelle leggi ha voluto e varato, soprattutto in materia di riforme costituzionali ed elettorale. Per questa ragione, non solo Sel blocca il processo di tesseramento, ponendo fine generosamente ad una questione identitaria, ma parteciperà “alla assemblea del 19, 20, 21 febbraio promossa dall’appello #xperlasinistraditutti nel quale ci riconosciamo. Con l’ambizione di contribuire attivamente ad un processo politico aperto, partecipato e democratico, che guardi alla costituzione di un fronte progressista ampio e plurale, con la propria originale cultura politica per progettare l’Italia e l’Europa che vorremmo. Vogliamo investire fino in fondo le nostre esperienze in questo processo, per arrivare alla costruzione di una forza politica autonoma che si ponga il problema di cambiare i rapporti di forza. Impegneremo tutte le nostre risorse politiche e organizzative nel processo costituente che, superando le attuali forze in campo, porterà alla costruzione di un nuovo soggetto politico della Sinistra italiana.

Le ragioni confermate dall’intervento di Vendola

Aprendo i lavori dell’assemblea nazionale Vendola ha affermato: “Abbiamo la necessità di battere il renzismo” e quindi anche di aprire un dibattito “alla ricerca di una bussola dove però – avverte – non arriviamo disarmati o a ranghi sparsi”. Insomma le donne e gli uomini di Sel, è la promessa, saranno “protagonisti” della nuova avventura che sarà “uno spazio più largo”, necessario ad affrontare “le sfide del mondo e della politica”. D’altro canto, ammonisce Vendola, tutti si devono “ricordare che il percorso fatto non era per blindare noi stessi ma per provare a essere lievito di una grande mobilitazione di donne e di uomini per affermare una prospettiva di cambiamento”. Vendola, da Torino a Roma, rivendica la diversità delle candidature e rispedisce al mittente il pressing arrivato dai Dem: “Il Pd – dice – prova con la mozione degli affetti e del centrosinistra ma poi governa con le destre”. E ad esempio a Roma, osserva l’ex governatore della Puglia, punta alla renzizzazione della città”. Un modello rispetto al quale Sel e Sinistra italiana si dichiarano antagoniste, a partire dall’idea di governo e di Paese che esprime la riforma costituzionale approvata in Parlamento: “Tolgono voce e potere ai cittadini e creano – dice sempre Vendola – una nuova ferita per la democrazia”. Per questa ragione, il leader di Sel si dice convinto sia giusto imbracciare l’arma del referendum, che però “non deve essere una battaglia di retroguardia ma una battaglia connessa alla crisi del mondo e della società”.

Il vicepresidente del Lazio Smeriglio fa un passo indietro su Roma: “non parteciperò con Zingaretti alla riunione dei Municipi del 23 gennaio. Colpa del Pd”

In particolare su Roma, molto chiare sono state le parole pronunciate dal vicepresidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio, che ha voluto spiegare all’Assemblea la sua marcia indietro rispetto ad un appuntamento importante fissato per il prossimo 23 gennaio, che avrebbe dovuto aprire al Partito democratico, insieme col presidente Zingaretti. “Abbiamo tenuto aperto un dialogo con il Pd, seppure complicato”, ha detto Smeriglio. “C’era un filo, sul quale il premier è intervenuto a gamba tesa. Riguardo all’iniziativa del 23 gennaio con i presidenti dei Municipi, dietro c’era un tentativo estremo di difendere l’idea del centrosinistra. Romperlo è una grande responsabilità, e Renzi non si è fatto remore a mandare all’aria questo tentativo. Se prima quella iniziativa aveva un senso, oggi ne ha un altro. Non vado ad applaudire lo schema renziano”. È evidente che il punto di rottura è la candidatura a sindaco di Roma di Roberto Giachetti lanciata da Palazzo Chigi. Ancora Smeriglio: “Su di lui non ho nulla da dire, lo conosco e lo apprezzo, ma il tema è un altro. Questa è una candidatura dalla prospettiva ‘fiorentina’, è il candidato del Partito della Nazione. Legittimo, così come il nostro prendere atto che si sta prendendo un’altra strada”. Ripercussioni sull’esperienza di governo regionale? “La responsabilità maggiore”, secondo Smeriglio, “è tutta in capo a Renzi, ha ribadito su scala romana il tema nazionale. Noi non vogliamo avallare il Partito della Nazione”. Oltre alla candidatura Giachetti vi è anche il rammarico per la bocciatura da parte del Nazareno della cosiddetta proposta Tocci per Roma, vale a dire la ricerca di una lista civica di sinistra, comune e priva di simboli.

L’Assemblea di Futuro a sinistra, l’organizzazione lanciata il 4 luglio da Stefano Fassina

In parallelo, a poche centinaia di metri di distanza, la riunione di Futuro a sinistra, aperta dalla relazione Stefano Fassina, presenti “delegati” provenienti da tutta Italia. Parliamo di “delegati”, un termine improprio perché l’associazione non ha una sua struttura. È in fase organizzativa, sta crescendo nelle  regioni, nelle città, nei territori, sono già molti i comitati locali che sviluppano iniziative, promuovono dibattiti, assemblee, incontri con forze sociali, associazioni.  Oltre alla relazione di Fassina, agli interventi di  Alfredo D’Attorre e Monica Gregori, che hanno lasciato il Pd per dare vita, insieme a Sel, al gruppo della Camera di Sinistra Italiana, hanno presola una trentina di “delegati”. Il loro è stato un “racconto” di come si costruisce dal basso una nuova forza politica, di sinistra, aperta e inclusiva, una sinistra di governo. “Non una federazione che mette insieme vecchie sigle – ha detto Fassina – ma una rete come vogliamo che sia Sinistra italiana, non una forza elitaria, un partito che sia davvero nuovo”. “Un partito – ha proseguito – che stia dentro un quadro politico nuovo. Noi siamo alternativi al Pd. Per questo non sono possibili alleanze”. Ha parlato di “cultura di governo”, di “cultura politica”, della necessità di ricostruire un rapporto, “relazione stretta”, con gli intellettuali. Tanti i temi toccati dal dibattito, a partire dal referendum sulla Costituzione. Primo fra tutti quello di collegare questo referendum a quelli sui problemi sociali: la scuola, i diritti dei lavoratori colpiti dal Jobs act, la legge di iniziativa popolare sul nuovo stato dei lavoratori proposta dalla Cgil. La posta in gioco è la Costituzione, non solo questo o quell’articolo. Da qui una decisa e forte battaglia.

Il 19, 20 e 21 febbraio la costituente del nuovo soggetto politico di sinistra

Sullo sfondo tre giornate, 19, 20, 21 febbraio quando all’Eur, a Roma, si riuniranno  Futuro a Sinistra, Sel, le altre forze che intendono dar vita al nuovo partito della sinistra. D’Attorre in particolare ha parlato, sia pure in termini ancora indicativi, di tre giornate che devono aprire il percorso verso il congresso di fondazione previsto per il mese di novembre. Quale il nome della nuova formazione? Sinistra italiana, così come si chiama attualmente il gruppo della Camera. Dal nome e il simbolo che hanno un preciso significato si passa ai contenuti, alla forma. Deve  essere un “partito”, senza mezzi termini. Con gli iscritti veri cui deve essere assicurata piena partecipazione, usando non solo i tradizionali ma anche i nuovi mezzi di comunicazione.  Per quanto riguarda  il tesseramento da subito è prevista l’iscrizione a Sinistra italiana. Un segnale non equivocabile che si tratta di una nuova formazione politica. E da Sel arriva una conferma: a conclusione della assemblea nazionale il documento conclusivo prevede che non ci sarà il tesseramento per il 2016.

Share

Leave a Reply