Bologna. Seimila delegati Cgil lanciano con Susanna Camusso la Carta universale dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori

Bologna. Seimila delegati Cgil lanciano con Susanna Camusso la Carta universale dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori

Erano seimila al Paladozza di Bologna giovedì 14 mattina i delegati emiliani della Cgil all’avvio della consultazione straordinaria sulla proposta del nuovo Statuto dei Lavoratori, la Carta dei diritti universali delle lavoratrici e dei lavoratori. I primi, scroscianti, applausi sono stati rivolti ai delegati della Saeco di Gaggio Montano, controllata dalla Philips, che ha annunciato 240 esuberi e la decisione di delocalizzare una parte della produzione in Romania. Un abbraccio virtuale i delegati l’hanno lanciato anche a Luca Fiorini, delegato Cgil della Rsu Basell, licenziato per aver osato controbattere alle ragioni di un dirigente, e al delegato del sindacato dei metalmeccanici alla Metalcastello, Mohamed Abdalla Elhag Alì, licenziato per aver criticato l’azienda durante un intervento alla manifestazione del 19 dicembre contro gli esuberi della Saeco. Dopo l’intervento introduttivo del segretario regionale confederale Vincenzo Colla, e con l’intermezzo di una serie di gruppi musicali, i delegati emiliani hanno assistito ad una intervista collettiva a Susanna Camusso, da parte di giornalisti della stampa locale.

Vincenzo Colla è stato, come sempre molto chiaro e incisivo: “Sul fronte del lavoro il 2016 deve essere l’anno della svolta, dei diritti universali per tutti, dei contratti. Al governo dico: fate i contratti, ai modelli ci pensiamo noi. A Confindustria dico: rinnovate i contratti e i consumi ripartiranno”. Il segretario regionale emiliano ha poi chiamato in causa il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e la Confindustria. “Al ministro dico, incontra la Cgil e fatti spiegare le proposte. Facciamo un dibattito pubblico: avete trasformato il lavoro, lo avete trasformato in un diritto privatistico, cambiato a colpi di decreto”. Quanto all’associazione degli industriali, “mette al centro della riflessione anche la lotta all’evasione ma – conclude – sono i nostri iscritti, o piuttosto i vostri che portano i soldi in Svizzera?”.

A sua volta, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha attaccato subito sulla questione del lavoro, o meglio sia della cultura del lavoro che della rappresentazione mediatica del lavoro. “In Italia tira una brutta aria”, ha esordito Camusso, c’è qualcuno che “interpreta le scelte del governo” in materia di lavoro, come la “mano libera per le imprese contro la rappresentanza sindacale”. Per il segretario generale della Cgil, l’esecutivo Renzi deve dire chiaramente “basta licenziamenti. Se non si dice basta ai licenziamenti è sempre difficile recuperare”. In questi giorni “vediamo una incertezza e debolezza che è figlia delle scelte che si sono fatte”. Riferendosi poi ai delegati licenziati perché hanno criticato l’azienda durante una manifestazione, il segretario della Cgil ha aggiunto: “Quando si vuole fare paura, la parola da dire è noi non abbiamo paura, andremo avanti. Andiamo avanti e stiamo con tutti i delegati” che sono stati licenziati perché hanno criticato la propria azienda. “Ma quell’aria lì è figlia di messaggi politici che sono dati – ha proseguito -. Non abbiamo paura e non ci facciamo intimidire. Non ci siamo fatti intimidire negli anni della repressione, non ci faremo intimidire oggi. Ricorreremo colpo su colpo”. Un invito, diretto, alla stampa a tornare “a parlare di lavoro non solo di polemiche o scontri”. Per rafforzare la sua richiesta, cita la prima pagina di Repubblica di mercoledì 14 gennaio 1976, data del debutto del quotidiano che oggi compie 40 anni, su cui campeggiavano diverse riflessioni sul tema. “Il primo giorno dell’uscita di Repubblica – spiega Camusso – c’erano tre articoli sul lavoro. Ora si parla di lavoro solo se c’è una polemica, uno scontro con il presidente del Consiglio”. Anche sulla stampa “parlare del lavoro è importante – ha concluso – si torni a farlo”.

Susanna Camusso è stata poi pungolata sul tema della distanza tra la politica e il lavoro, i lavoratori, i cittadini. La replica della segretaria della Cgil è stata un’analisi della crisi del sistema dei partiti: “L’astensione dal voto, come accaduto nelle ultime elezioni regionali in Emilia-Romagna, quando votò il 37% degli aventi diritto, è frutto della distanza tra la condizione che vivono le persone e i messaggi che vengono dati”. Susanna Camuso esprime poi la sua ricetta e quella della Cgil: “Tornare a occuparsi di temi come il lavoro, la casa, l’ambiente permetterebbe alle persone di sentirsi parte di un percorso comune, di partecipare. Quando ci fu il voto in Emilia-Romagna – ha proseguito – con una affluenza al 37%, ci aspettavamo una discussione invece, in realtà, quella discussione non l’abbiamo vista. Il fatto che le persone non vadano a votare è una privazione di un diritto conquistato. L’astensione è la distanza tra la condizione che vivono le persone e i messaggi che vengono diffusi”.

Per Maurizio Landini, leader della Fiom, anch’egli presente al Paladozza di Bologna, sul nuovo Statuto lavoratori si deve arrivare ad una “consultazione straordinaria non solo con gli iscritti ed i lavoratori ma con tutto il mondo del lavoro”. Il nuovo Statuto dei lavori, secondo Landini “rende evidente, come avevamo detto, che non avremmo accettato la cancellazione dei diritti. L’obiettivo è quello di fare una consultazione straordinaria non solo con gli iscritti ed i lavoratori ma con tutto il mondo del lavoro e con tutte le forme di lavoro perché il problema oggi è unire ed estendere i diritti a tutti”. Inoltre “quello che chiediamo nella consultazione – ha concluso, parlando coi giornalisti – è quella di confermare la condivisione della scelta di fare un referendum abrogativo per cancellare le norme peggiori del Jobs act e per fare delle leggi che, invece, estendano i diritti sul serio”.

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