Utero in affitto: le donne di Senonoraquando libere lanciano un appello all’Europa

Utero in affitto: le donne di Senonoraquando libere lanciano un appello all’Europa

In un mondo in cui tutto si vuole e quasi tutto si può, spesso capita di fare confusione tra diritti e desideri. E non solo può capitare di volere tutto, ma si può addirittura arrivare a pensare che è un proprio diritto desiderare ogni cosa. Solo che la maternità non è un diritto.

È una delle tante testimonianze delle donne di Senonoraquando libere, che hanno promosso e firmato un appello contro la pratica dell’utero in affitto. E che chiedono all’Europa che la pratica della maternità surrogata venga dichiarata illegale e sia messa al bando a livello globale. “Perché l’essere umano non può essere ridotto a un mezzo”.

Noi rifiutiamo di considerare la “maternità surrogata” un atto di libertà o di amore.
In Italia è vietata, ma nel mondo in cui viviamo l’altrove è qui: “committenti” italiani possono trovare in altri paesi una donna che “porti” un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione: non più del patriarca ma del mercato. Vogliamo che la maternità surrogata sia messa al bando.

 “Non si può trattare una persona come una cosa, anche se la si scambia gratis. Un bambino non può essere oggetto di mercato, neanche a titolo gratuito”. Queste le parole di Rivka Weinberg nel suo no all’utero in affitto. “Eppure è evidente la spaccatura che si è aperta su questo argomento tra le donne. Tutte mettono al centro e dibattono sulla libera scelta. Ma mi chiedo: come si può pretendere il rispetto del principio  di autodeterminazione e di libertà se non si contempla quello dell’altro/a? In riferimento ai corpi di quale libertà parlano? Un corpo ridotto ad un organo? Un corpo svuotato di senso e di storia? La liberazione sessuale degli anni Settanta qui ci ha condotte?”

Ci abbiamo messo tanto, scrivono queste donne, per avere la libertà di scegliere se essere madri o no.  Per arrivare al punto di non subirla più la maternità, come succedeva fino a non troppo pochi anni fa, per vivere a pieno il rapporto che si crea tra madre e figlio durante la gestazione. E adesso, con le possibilità che ci offre questo nostro progresso, di poter realizzare ogni nostro desiderio, siamo tornate indietro. A vendere, o “donare”, un figlio. A mercificare il nostro corpo. A renderlo oggetto di scambio.

Siamo favorevoli al pieno riconoscimento dei diritti civili per lesbiche e gay, ma diciamo a tutti, anche agli eterosessuali: il desiderio di figli non può diventare un diritto da affermare a ogni costo.

A firmare, un mondo vasto che va dal cinema alla letteratura, dal campo universitario a quello delle associazioni per i diritti. Così ci sono Stefania Sandrelli, Giovanni Soldati, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Claudio Amendola, Francesca Neri, Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Micaela Ramazzotti. E poi intellettuali come Giuseppe Vacca, Peppino Caldarola, la scrittrice Dacia Maraini.

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