Spagnoli al voto. Fine del bipartitismo e affermazione di Ciudadanos e Podemos. Quale alleanza per il futuro della Spagna?

Spagnoli al voto. Fine del bipartitismo e affermazione di Ciudadanos e Podemos. Quale alleanza per il futuro della Spagna?

Domenica 20 dicembre, gli elettori spagnoli sono chiamati ad esprimersi per eleggere 350 deputati e 208 senatori delle Cortes. Lo faranno in un contesto politico decisamente mutato rispetto alle elezioni del 2011, quando popolari e socialisti si contesero il governo del Paese, confermando forse per l’ultima volta il tradizionale bipartitismo dell’epoca post-franchista. Nel 2011, i popolari guidati dal premier uscente Rajoy vinsero ottenendo la maggioranza assoluta dei deputati, 186 su 350, e dei senatori, 136 su 208. Mentre i socialisti ottennero 110 deputati e 48 senatori. Oggi, la situazione politica spagnola è talmente mutata che quel risultato del 2011 appare il frutto di un’era geologica passata e tramontata.

Il paesaggio politico spagnolo trasformato dalle affermazioni di Ciudadanos e Podemos

Il paesaggio politico spagnolo è stato scosso negli ultimi mesi dalla irruzione di due nuovi partiti, Ciudadanos, nel centrodestra, guidato da Albert Rivera, 36 anni, e Podemos, partito della sinistra antiausterità di Pablo Iglesias, 37 anni. I due partiti hanno eroso quantità significative di elettorato popolare e socialista, perché sono stati capaci di dare risposta a una fortissima esigenza di cambiamento della società spagnola, espressa soprattutto dalle nuove generazioni, e di moralizzazione delle vita politica, dinanzi alla corruzione diffusa, soprattutto nel Partito popolare, e a una profonda crisi economica che ha distrutto la vita di milioni di cittadini e alzato la soglia della disoccupazione generale al 21% e quella giovanile a oltre il 50%.

Insomma, l’epoca del bipartitismo è finito, come dimostra, tra l’altro, il fatto che le due grandi metropoli spagnole (tra decine di altre città piccola e grandi), Madrid e Barcellona, sono oggi governate da due sindaci donne espressione di Podemos. Il premier uscente Rajoy ha puntato tutte le carte della sua campagna elettorale, proprio per contrastare la crescente marea di Ciudadanos e Podemos, su una presunta crescita economica. Secondo il capo del governo spagnolo, il PIL sarebbe cresciuto del 3,1% nell’ultimo anno, favorendo più di 600.000 nuovi posti di lavoro, ma su queste cifre, ovviamente, non vi è accordo, tra gli studiosi di statistica e gli economisti. Non è un caso, però, che i sondaggi diano i popolari tra il 26 e il 28% dei voti, molto distanti dal 44% ottenuto nel 2011.

La campagna elettorale più evanescente degli ultimi 30 anni, scrive El Paìs

La campagna elettorale che si è chiusa venerdì notte, si è centrata, pertanto, su questi due temi politici, la fine del partito maggioritario e la necessità di costituire anche in Spagna un governo di coalizione. La questione delle alleanze possibili ha tenuto banco da quando lo scorso 4 dicembre ha avuto inizio la campagna elettorale, e le stime di tutti i sondaggi continuavano ad avanzare l’ipotesi di quattro partito al di sopra della soglia del 15%: popolari, socialisti, Ciudadanos e Podemos. Secondo il quotidiano di sinistra El Paìs è stata la “campagna elettorale più evanescente degli ultimi 30 anni”, proprio perché nessun partito ha la certezza della maggioranza assoluta e di governare. I popolari hanno puntato tutto sul discredito degli avversari a loro più vicini, Ciudadanos, sostenendo che un voto a quest’ultimo partito sarebbe un voto regalato ai socialisti. A loro volta, i leader del PSOE, il Partito socialista operaio spagnolo, hanno fatto appello al “voto utile” contro Podemos, il cui voto, secondo loro, sarebbe una inutile dispersione, che non metterebbe la sinistra in grado di governare. La campagna elettorale socialista è stata tutta centrata sulla necessità di convincere i suoi elettori passati a Podemos della inefficacia del voto al partito di Iglesias. Da parte loro, i leader di Ciudadanos, Rivera, e di Podemos, Iglesias, invitano invece a rispettare le scelte degli elettori e ad attendere i risultati definitivi di domenica sera. E solo dopo si potrà fare una riflessione sulle eventuali possibili alleanze.

L’ultimo sondaggio dell’istituto CIS: popolari e socialisti al palo, crescono Ciudadanos e Podemos

Dal punto di vista dei sondaggi, l’ultimo pubblicato dai giornali spagnoli, e diffuso dall’istituto CIS, parla intanto di un numero ancora elevato di indecisi, circa uno spagnolo su quattro deciderà all’ultimo istante per chi votare. Lo stesso sondaggio dà in vertiginosa discesa i popolari di Rajoy, accreditati all’inizio della campagna elettorale di un 28%, ed ora sarebbe sotto il 26%. I socialisti di Sanchez viaggerebbero, sempre secondo questo sondaggio, tra il 20 e il 22%, tallonati da Ciudadanos, che confermerebbe l’exploit delle amministrative, col 19% dei suffragi. In netta ascesa anche Podemos, secondo questo istituto. Partito col 14% ad inizio campagna elettorale, il movimento di Pablo Iglesias è dato intorno al 16%, ma il CIS sostiene che esso potrebbe essere la vera sorpresa di domenica, grazie soprattutto alla scelta di candidati molto popolari in ciascuna delle diverse circoscrizioni elettorali in cui è divisa la Spagna. Tra questi ultimi, spiccano l’ex capo di stato maggiore Julio Rodriguez, il grande fisico “dell’acqua” Pedro Arrojo, decano dell’Università di Saragozza, e autore di studi riconosciuti a livello internazionale sull’economia dell’acqua, e il giudice anticorruzione Juan Pedro Yllanes. È la dimostrazione di un cambiamento sostanziale di Podemos, che ha scelto una fortissima alleanza con il mondo della scienza e degli scienziati impegnati per l’umanità, per intellettuali di prestigio e molto popolari, e personalità impegnate nel movimento anticorruzione. Non è un caso che l’istituto CIS, ad esempio, prevede che in Catalogna Podemos giungerà in testa grazie a questo tipo di candidature sostenute dal sindaco di Barcellona, senza dimenticare il ruolo svolto dal movimento durante il referendum per l’autodeterminazione.

Una nuova e inedita alleanza a tre nel futuro della Spagna, coi popolari all’opposizione?

Al contrario di Rajoy, che sui grandi temi ha sempre voluto sottrarsi nelle tante trasmissioni televisive dedicate alle elezioni, i tre leader di PSOE, Ciudadanos e Podemos hanno invece definito una piattaforma politica che sembra paradossalmente comune, a cominciare dalla richiesta del Contratto nazionale unico di lavoro (a differenza di quanto accade in Italia, dove governo, Confindustria e maggioranza sembrano volerlo togliere di mezzo), alla riduzione delle imposte sul lavoro, l’abrogazione della riforma del lavoro targata Rajoy (che ha liberalizzato i contratti generando migliaia di contratti burla), alla transizione energetica a favore delle rinnovabili, fino alla definizione del reddito minimo di cittadinanza. E se il nuovo governo spagnolo fosse un’alleanza a tre, socialisti, Ciudadanos e Podemos, per realizzare questo programma molto avanzato, coi popolari all’opposizione? Chissà. Lo sapremo al termine dello spoglio dei voti nella notte tra domenica 20 dicembre e lunedì.

Share

Leave a Reply