Spagna. Il premier incaricato Rajoy incontra Sanchez, ma ottiene un no secco dai socialisti. Ciudadanos propone un patto a tre senza Podemos

Spagna. Il premier incaricato Rajoy incontra Sanchez, ma ottiene un no secco dai socialisti. Ciudadanos propone un patto a tre senza Podemos

L’aveva annunciato domenica al termine delle operazioni di voto e all’annuncio dei primi exit polls, e lo ripete tre giorni dopo: il segretario generale del Psoe, il Partito socialista operaio spagnolo, Pedro Sanchez (nella foto durante l’incontro con i giornalisti) ha dichiarato mercoledì 23 dicembre che il suo partito voterà contro un governo guidato da Mariano Rajoy, e comunque contro qualunque altro governo con dentro i popolari. La dichiarazione fa chiarezza sulla marea di spinte e controspinte (particolarmente forti quelle provenienti da Bruxelles) per la formazione anche in Spagna di un governo di Grosse Koalition, formato da popolari e socialisti, sul modello tedesco, mettendo all’opposizione i nuovi movimenti approdati in Parlamento di Podemos e Ciudadanos. Ma la dichiarazione di Sanchez fa chiarezza anche a proposito della possibilità di un governo monocolore popolare di minoranza con l’astensione dei socialisti, sul quale stava lavorando il re Felipe secondo.

La dichiarazione di Sanchez è giunta al termine del giro di consultazioni dello stesso Rajoy con le principali forze politiche e parlamentari spagnole. Dopo l’incontro con Rajoy, dunque, il leader dei socialisti Sanchez ha “tratto il dado”: “diciamo no a Rajoy e alla sua politica, ha detto Sanchez, aggiungendo di essere invece favorevole ad “un governo di cambiamento” che riesca anche ad evitare nuove elezioni legislative anticipate. Sanchez ha voluto rammentare alla opinione pubblica spagnola che Rajoy ha governato la Spagna dal 2011 “da solo contro tutti”, e di aver “confuso la maggioranza assoluta con l’assolutismo”.

A proposito dei rapporti con Podemos che chiede un’apertura all’indipendentismo catalano, Sanchez ha detto: “A coloro che segnano linee rosse, dico che il Psoe costruirà ponti per il dialogo, perché le elezioni anticipate sono l’ultima delle opzioni possibili”. Poi, Sanchez ha rivendicato per il Psoe lo scranno più alto della Camera dei deputati, la presidenza, sostenendo che spetta al suo partito per un presidio democratico. In ogni caso, l’incontro tra i due, durato un’ora, è solo il primo di una lunga serie, in un negoziato che si annuncia complesso e difficile. Lunedì 28 dicembre, invece, Rajoy incontrerà Pablo Iglesias, leader di Podemos, e Albert Rivera, leader di Ciudadanos.

Mentre il leader socialista Sanchez raccontava all’opinione pubblica spagnola la sua posizione, però, è giunta una stranissima e ambigua dichiarazione proprio da Ciudadanos, il movimento che con 13% è giunto quarto alle elezioni. Ebbene, il leader di quest’ultimo movimento ha proposto pubblicamente un’intesa a tre tra popolari, socialisti e Ciudadanisti, con all’opposizione Podemos. E lo ha definito “Patto costituzionale”, come se Podemos fosse un movimento extracostituzionale solo perché auspica una soluzione costituzionalmente positiva dal referendum catalano e alle spinte indipendentiste. Così, Rivera accusa Podemos di essere separatista, e dunque fuori da ogni ipotesi di governo: “è l’ipoteca separatista che esclude Podemos dal governo. Perciò proponiamo un patto per la Spagna con Ppe e Psoe, sia per il capo del governo che per il presidente della Camera, che riesca a farci uscire dalla fragilità e dalla incertezza in cui siamo caduti. Un accordo fondamentale per garantire l’unità di tutti gli spagnoli”. Insomma, alla luce di queste posizioni, sembra di capire che l’ago della bilancia pende a favore delle decisioni del Psoe e del suo leader. Se farà cadere il veto su Rajoy o su un presidente popolare, allora il destino parlamentare della Spagna sarà quello prefigurato da Ciudadanos, con Podemos all’opposizione, proprio mentre governa, e bene, quasi tutte le città metropolitane spagnole. È un puzzle politico di non semplice soluzione.

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