Siria. Obama invia nuove truppe speciali. Cameron i suoi caccia, e sente la Merkel. Sinistra europea e laburisti in frantumi

Siria. Obama invia nuove truppe speciali. Cameron i suoi caccia, e sente la Merkel. Sinistra europea e laburisti in frantumi

Il presidente degli Usa Obama ha detto che la sua decisione di inviare più truppe speciali per combattere lo Stato islamico in Iraq non è un’indicazione che gli Usa stiano progettando una nuova invasione sul modello di quella di Bush del 2003, che naufragò in un lunghissimo conflitto violento. Obama ha ribadito che la sua strategia di combattere i militanti del Califfato in Iraq e Siria non include artiglierie di terra, ma questa settimana, il Pentagono ha annunciato che avrebbe inviato forze speciali per nuove operazioni sul campo. “Quando dico che non si mettono gli stivali sul terreno, penso che gli americano lo capiscano che non faremo un’altra invasione dell’Iraq e della Siria con battaglioni che si muovono nel deserto”, ha ribadito Obama in un’intervista alla CBS andata in onda giovedì 3 dicembre. “Ciò che è sempre stato chiaro è che staneremo e distruggeremo definitivamente l’Isis, e che ciò richiede l’invio di una parte dell’esercito per farlo”, ha aggiunto Obama. Il colonnello Steve Warren dell’Esercito americano ha confermato che le nuove forze speciali Usa ammontano a non più di 100 soldati ben addestrati ed equipaggiati, il doppio di quanto era stato inizialmente previsto. Obama ha comunque riconosciuto che da sole, le forze speciali non bastano per stanare i militanti dell’Isis, ma ha anche aggiunto che la loro missione è quella di sostenere le forze locali, i servizi di informazione e i raid aerei. “Stiamo sviluppando rapporti, per quanto ancora deboli, con le tribù locali e i sunniti che vogliano combattere l’Isis”, ha concluso Obama.

La Gran Bretagna si sveglia coi raid aerei in Siria

In Gran Bretagna, dopo il voto di mercoledì notte della Camera dei Comuni che li autorizzava, la RAF, Royal Air Force, ha già compiuto i suoi primi sei raid in terra siriana. Sono stati impiegati 6 caccia Typhoon e due Tornado, partiti dalla base aerea di Cipro, raddoppiano il numero di caccia britannici che partecipano ai raid della coalizione internazionale anti-Isis. Il premier britannico, David Cameron, dopo il successo di mercoledì, con una schiacciante maggioranza favorevole alla sua mozione, ha però avvertito i sudditi di sua maestà che le operazioni aeree impiegheranno molto tempo. “Abbiamo bisogno di essere pazienti e perseveranti”, ha detto Cameron, “perché ci sarà bisogno di molto tempo”.

L’insanabile frattura tra i laburisti: interventisti alla Hilary Benn o neutralisti alla Corbyn?

Intanto, i laburisti si leccano le ferite della profonda spaccatura che li ha divisi sulla partecipazione britannica ai raid aerei in Siria. Ben 67 deputati laburisti hanno votato a favore della mozione di Cameron, dopo l’intervento del ministro ombra degli esteri Hilary Benn di appoggio a Cameron e alla presenza militare britannica. Benn, al contrario del leader laburista Jeremy Corbyn, aveva detto alla Camera dei Comuni che combattere contro l’Isis è come combattere il nazismo o il fascismo, e dunque, la Gran Bretagna non avrebbe certo potuto starsene a guardare. Corbyn, dal canto suo, ha invece sostenuto che bombardare la Siria sarebbe stato molto pericoloso, per una serie di ragioni geopolitiche e non per mero “pacifismo di maniera”. All’interno del Partito laburista si è dunque consumata una enorme spaccatura sul tema della guerra e del terrorismo, che ha diviso l’intera Gran Bretagna. E analoga spaccatura potrebbe esserci domani o lunedì nella SPD quando il Bundestag tedesco sarà chiamato a votare la decisione di Angela Merkel di partecipare alla missione bellica in Siria. La guerra, a sinistra, è sempre stato un tema che ha prodotto grandi divisioni, tra interventisti e neutralisti. Le grandi forze del Socialismo europeo non si sottraggono a questa tradizione, che ormai risale ai primi anni del Novecento.

La reazione di associazioni e intellettuali laburisti dopo il voto: sconcerto e amarezza

Dopo il voto, l’amarezza e la delusione sono state al centro degli interventi di alcuni autorevoli editoriali e di associazioni e movimenti che si sono battuti per evitare i bombardamento britannici in Siria, perché potrebbero favorire nuovi reclutamenti per l’isis e fornire al presidente siriano Assad un enorme vantaggio nei confronti delle forze moderate di opposizione. L’organizzazione Momentum, che ha sostenuto la campagna elettorale per Corbyn per la segreteria del Partito laburista, ha scritto in un comunicato rilanciato su molti media che “non crediamo che Cameron abbia fatto la cosa giusta se pensa che bombardare sconfiggerà il Daesh o migliorerà la vita e la sicurezza dei siriani, dei britannici e degli alleati, e temiamo che invece possa avere effetti esattamente contrari. Certo, siamo lieti che la maggioranza dei laburisti e del governo ombra abbia votato contro la proposta di Cameron, in coerenza con quanto deciso nel Congresso e auspicato dai suoi membri. Rispettiamo, però, il diritto dei deputati di votare secondo coscienza”. Ovviamente, nel Partito laburista qualcuno ha anche proposto di non candidare più coloro che hanno votato a favore della mozione Cameron, ma Corbyn ha già fatto sapere che questa decisione non sarà presa, dal momento che è stata lasciata libertà di coscienza, e nonostante moltissimi militanti laburisti abbiano inscenato manifestazioni nelle cosiddette constituencies, nei collegi elettorali, contro i deputati laburisti favorevoli a Cameron.

Gli editorialisti vicini ai laburisti non sono stati affatto teneri coi deputati favorevoli alla presenza militare della Gran Bretagna in Siria. Brendan O’Neill sullo Spectator scrive contro il discorso di Hilary Benn, il ministro ombra degli esteri, criticandone l’impostazione e dandogli dell’analfabeta: “il discorso di Benn conferma che i politici britannici e soprattutto i laburisti, hanno dimenticato la Seconda Guerra Mondiale. Pensano di possedere la certezza morale che quel conflitto fosse tra un Noi considerati come i migliori contro di Loro considerati come quanto di peggio sia immaginabile: un vasto, omicida, sistema del nazismo. È per questo che Benn ha parlato della decisione di lanciare pochi razzi sulla desolata città di Raqqa come se stesse parlando della lunga guerra contro Hitler Mussolini. Tale confronto è all’altezza dell’analfabetismo storico”. L’editorialista conclude con un monitor che può essere di lezione non solo per I laburisti: “l’Isis non è comparabile con gli sterminatori dell’Europa nazista, e non sta per invader la Francia, né governa l’Italia, né ha fatto 20 milioni di morti in Russia”.

Su Vice, l’editorialista Sam Kriss è ancora più duro: “il discorso di Benn era infarcito solo di odiosi cliché. Ha votato a favore della guerra in Iraq nel 2003 (rendendolo responsabile dell’ascesa dell’Isis, oltre che della gente che morirà sotto le bombe dei raid che egli con tanta passione ha promosso) e della disastrosa guerra aerea in Libia nel 2011. Gran parte del suo discorso non è altro che una banale evocazione della dottrina della guerra giusta”. Come si vede, nella sinistra britannica non si risparmiano colpi e si discute con molta dignità, trasparenza e durezza, proprio come deve essere il dibattito pubblico sulla guerra.

Cameron-Merkel: insieme vinceremo contro l’Isis (e poi?)

Infine, il portavoce del primo ministro britannico ha rivelato che Angela Merkel ha voluto congratularsi con lui nel corso di un lungo dialogo telefonico. Il portavoce ha affermato che “hanno discusso della necessità di distruggere Daesh e di garantire un accordo per la soluzione politica in Siria. Il primo ministro Cameron ha salutato con favore la decisione della Germani di impiegare le sue truppe a sostegno della coalizione”. Insomma, nella sinistra europea si discute, ci si lacera, ci si frantuma in mille pezzi. Nella destra europea ci si congratula a vicenda per l’impiego di bombardieri e truppe, in attesa che il conflitto abbia termine e ci si confronti sul nuovo assetto del Medio Oriente. Dire che questa è una visione miope è solo un eufemismo. Il problema è che gran parte dell’Europa, a cominciare dal Parlamento di Bruxelles, è governata da un accordo tra socialisti e popolari-conservatori, la Grosse Koalition. Forse il dibattito pubblico sul Medio Oriente e sulle implicazioni per l’Europa deve ancora avere inizio.

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