Siria. Dopo Vienna, importante vertice a New York. Restano profonde le divisioni sul destino di Damasco

Siria. Dopo Vienna, importante vertice a New York. Restano profonde le divisioni sul destino di Damasco

Dopo Vienna, è a New York che i principali attori internazionali del conflitto siriano si sono dati appuntamento venerdì 18 dicembre, per il terzo vertice del Gruppo di sostegno internazionale alla Siria. Il segretario di stato americano John Kerry spera di far adottare nell’ambito del Consiglio di sicurezza Onu una Risoluzione che definisca il percorso della transizione politica in Siria, così come sancito dal vertice di Vienna, lo scorso 14 novembre. La Risoluzione prevede un incontro a gennaio tra i rappresentanti dell’opposizione e del regime di Assad, la costituzione di un governo di transizione entro sei mesi ed elezioni entro 18 mesi, insieme con l’immediato cessate il fuoco in tutta la Siria.

Tuttavia, a poche ore dall’inizio del vertice di New York, la rappresentante permanente degli Usa all’Onu ha confessato che i cinque stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza non avevano ancora trovato un accordo sul testo da sottoporre al voto del Consiglio. Insomma, sulla Siria e sul suo destino, si è ancora sul piano della speranza che un accordo “ di altissimo livello possa essere sottoscritto”, soprattutto sul tema della partecipazione di Assad al progetto di nuovo governo. È evidente che il destino della Siria è l’anello intorno al quale giro l’intera strategia politica e militare della lotta contro il Califfato di Al-Baghdadi.

A sua volta, il rappresentante permanente Onu della Russia, Vitali Tchourkine, ha lasciato intendere che profondi disaccordi esistono ancora tra i cinque membri permanenti. La bozza di testo emerso a Vienna è solo un piccolo passo diplomatico, ha avvertito l’ambasciatore russo all’Onu. La questione fondamentale, per i russi, è anche relativa alla integrità territoriale della Siria, e all’eventuale disponibilità di basi militari e aeree permanenti. La questione del destino di Bachar Al-Assad continua dunque a dividere i protagonisti del processo di Vienna: l’opposizione siriana insiste sulla necessità che egli debba essere tenuto lontano dal corso della transizione. Russia e Iran pensano però che spetti al popolo siriano decidere del loro percorso democratico. Anche per questa ragione, i russi contestano la legittimità della delegazione dell’opposizione siriana. Quest’ultima è costituita da 34 rappresentanti politici e militari, ed ha scelto come coordinatore Riad Hidjab, ex primo ministro del governo di Damasco nel 2012. La funzione strategica che questo gruppo rappresenta è proprio quella di sedersi al tavolo delle trattative con Assad, e non sarà un momento semplice, dal punto di vista diplomatico.

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